Telecom, cartellino giallo da Agcom: diffida sui servizi wholesale - CorCom

LA DELIBERA

Telecom, cartellino giallo da Agcom: diffida sui servizi wholesale

I problemi segnalati da Fastweb, Wind, Vodafone e Bt. L’Autorità invita la compagnia a completare velocemente le azioni di efficientamento dei sistemi di provisioning, assurance e Crm già avviate

17 Lug 2014

E.L.

Cartellino giallo di Agcom a Telecom Italia. In una delibera approvata lo scorso 19 giugno ma resa nota solo oggi l’Agcom lancia una diffida all’operatore telefonico in merito ad alcuni disservizi nella fornitura di servizi all’ingrosso segnalati dagli operatori concorrenti Fastweb, Wind, Vodafone e Bt. Dopo le opportune verifiche e audizioni con le diverse aziende, l’Autorità ha stabilito una serie di obblighi che l’ex monopolista deve rispettare e sta già mettendo in atto e che l’Agcom sta attualmente monitorando.

“Si diffida Telecom Italia a porre pronto rimedio alle criticità, presenti da diversi mesi e segnalate da più Olo, nei propri sistemi di provisioning ed assurance, ivi inclusi i problemi relativi al funzionamento del Crm”, si legge nella delibera.

Nel dettaglio Agcom invita Telecom Italia “a completare, rapidamente, le attività di provisioning dei clienti con data di attivazione (Dac) già scaduta, stabilendo un ordine di priorità in base all’aging della Dac stessa – si legge nella delibera – A non accumulare ulteriori ritardi nell’espletamento degli ordini degli Olo ,oltre a non effettuare rimodulazioni della Dac non giustificate; ristabilire quanto prima il corretto funzionamento dei sistemi di provisioning e assurance”.

Malgrado l’assicurazione dell’ex monopolista di risolvere le anomalie entro il 15 luglio (e su questo si sta svolgendo il monitoraggio da parte dell’Agcom), l’Autorità “ritiene comunque necessario ulteriormente richiamare Telecom Italia, mediante una diffida, all’adozione di un modus operandi futuro conforme al ruolo che le compete” ma anche ad “adottare ogni misura atta a cessare la propria condotta ripristinando condizioni di corretto funzionamento dei propri sistemi”. La diffida, insomma, punta a “garantire una corretta dinamica concorrenziale”.