Telecom, de Puyfontaine verso l'interim da Ad - CorCom

LO SCENARIO

Telecom, de Puyfontaine verso l’interim da Ad

La procedura per l’insediamento del sostituto di Flavio Cattaneo potrebbe richiedere un mese di tempo. I primi giorni della prossima settimana la nomina di Amos Genish a Chief operating officer

26 Lug 2017

A.S.

Inizia a prendere forma in modo più definito il futuro assetto dei vertici societari di Telecom dopo l’uscita dell’Ad Flavio Cattaneo, che sarà ufficializzata giovedì dopo la presentazione dei conti semestrali dell’azienda. Lo schema prevede il passaggio delle deleghe di Cattaneo, ad interim, nelle mani del presidente esecutivo De Puyfontaine, per il tempo necessario ad avviare le procedure di rito per la sostituzione dell’amministratore delegato, che prevedono tra possibilità di affidare la valutazione delle candidature ai cacciatori di teste. Tra le ipotesi in campo che circolano da Ieri c’è quella che la carica di Ad possa essere affidata a Giuseppe Recchi, attuale vicepresidente di Tim. Accanto a questo scenario se ne è aggiunto nelle ultime ore un secondo, che vede in ascesa Franco Bernabè, già Ad di Telecom prima nel ’98 e poi dal 2007 al 2013, come possibile nuovo presidente della società, a garantirne “l’italianità” dopo essere tornato a maggio a far parte del board dell’azienda. In questo caso l’attuale presidente, Arnaud de Puyfontaine, passerebbe al ruolo di Ad.

Qualche novità sembra emergere anche sul futuro di Amos Genish, il manager israeliano chief convergence officer di Vivendi che fino a ieri sembrava prossimo a diventare il nuovo direttore generale di Tim, dopo che l’incarico sarà lasciato venerdì da Flavio Cattaneo. Secondo e ultime indiscrezioni Genish entrerà in Telecom ma – almeno inizialmente – con un ruolo più defilato, quello di Chief operating officer, in attesa che si sciolgano tutti i nodi legati alla sua presenza in azienda, a partire dal patto di non concorrenza siglato al momento dell’uscita da Gvt, controllata brasiliana di Telefonica.

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Proprio l’arrivo in azienda di un uomo che tra gli addetti ai lavori è definito come il “mago della convergenza” potrebbe portare sul tavolo del Cda di Tim, già giovedì, la prima ipotesi di alleanza tra l’operatore e Canal+, la pay Tv del gruppo francese. In una strategia che all’orizzonte vede ancora aperta la gara per i diritti di trasmissione del campionato di serie A, dove rimane possibile un’alleanza tra Tim e Mediaset sulle piattaforme del digitale terrestre e di Internet. Proprio sull’eventuale alleanza con Vivendi interviene Asati, l’associazione dei piccoli azionisti Telecom: “Apprendiamo, da diversi organi di informazione, che la controllata pay tv di Vivendi, Canal +, avrebbe proposto a Telecom Italia la creazione di una joint venture per l’acquisizione di contenuti audiovisivi e per la produzione di serie televisive. Sempre secondo tali fonti, l’operazione, sulla base del ‘modello Netflix’, permetterebbe a Telecom ‘di sviluppare rapidamente contenuti originali per il mercato italiano’, contrastando, in ambito sud Europa, l’avanzata dei concorrenti internazionali. Se rispondesse a verità, sarebbe l’ennesima testimonianza che il timone del comando di TI è saldamente nelle mani dei francesi, pronti a consolidare ulteriormente la loro posizione in Telecom e ‘condizionarla’ alle esigenze delle loro tv a pagamento. Se così fosse, ci auguriamo anche che abbiano il buon gusto di riconoscere apertamente che ‘controllano e coordinano’ la Società, e, conseguentemente, di consolidarne il debito”.

La permanenza di Flavio Cattaneo in Telecom si è conclusa dopo 16 mesi, con i ringraziamenti dell’azienda e una buonuscita record da 25 milioni di euro: a ufficializzare la “transazione” che porterà all’uscita anticipata del manager è stato lunedì il cda dell’azienda, che ha approvato l’accordo raggiunto dai legali: studio Marchetti in rappresentanza della telco e il tandem Fabrizio DaverioGiuseppe Lombardi a curare gli interessi di Flavio Cattaneo. Il voto del Cda non è pero stato unanime, registrando spaccature di rilievo nel board e tra gli organi sociali, dove è arrivato il parere negativo, anche se non vincolante, del collegio sindacale. Voto contrario è stato infatti espresso dai cinque rappresentanti dei fondi in Consiglio d’amministrazione, mentre i nove membri della lista Vivendi hanno dato parere favorevole alla transazione.