Telecom: dossier illegali, rinvio a giudizio per Bondi - CorCom

IL PROCESSO

Telecom: dossier illegali, rinvio a giudizio per Bondi

L’accusa è di falsa testimonianza in uno dei filoni di indagine. A processo anche l’ex capo del personale Roberto Maglione. Il procedimento al via l’11 novembre a Milano

10 Ott 2013

L.M.

Enrico Bondi è stato rinviato a giudizio per l’accusa di falsa testimonianza in uno dei filoni di indagine nati dall’inchiesta sui presunti dossier illegali di Telecom Italia. Insieme a lui è stato mandato a processo anche l’ex capo del personale di Telecom Italia, Roberto Maglione. Il procedimento a loro carico inizierà l’11 novembre prossimo davanti alla quarta sezione penale del tribunale di Milano.

La richiesta di rinvio a giudizio era stata fatta dal procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e dal sostituto procuratore Antonio D’Alessio. L’accusa riguarda le dichiarazioni rese in relazione a una “cimice” trovata nell’auto del manager, che all’epoca dei fatti era amministratore delegato del gruppo di Tlc.

Le dichiarazioni che hanno fatto scattare l’accusa di falsa testimonianza per Bondi, ex “risanatore” di Parmalat ed ex commissario straordinario dell’Ilva di Taranto, risalgono al 12 novembre 2010, quando il manager, sentito in procura a Milano, disse di essere “assolutamente convinto che la storia della cimice non abbia avuto nessuna incidenza nella soppressione all’interno dell’azienda della posizione” del segretario generale di Telecom nel 2001, Vittorio Nola.

Bondi era stato scelto come ad del gruppo di tlc il 31 luglio 2001 e quella estate (il 20 agosto) nell’Audi da lui noleggiata circa due settimane prima era stata ritrovata una microspia. Stando all’inchiesta della procura di Milano sui cosiddetti dossier illegali, la cimice era stata messa dalle stesse persone che poi la trovarono, legate all’investigatore privato Emanuele Cipriani, poi sotto inchiesta insieme al capo della security di Pirelli e di Telecom Italia, Giuliano Tavaroli. La mossa aveva lo scopo proprio di screditare Nola, che poi lasciò il gruppo, per far arrivare anche in Telecom Tavaroli, che all’epoca era solo in Pirelli. Secondo la procura, sia Bondi che Antonio Maglione avrebbero detto il falso nel collegare l’allontanamento di Nola nel 2001 non alla cimice ma ad una autonoma e precedente scelta aziendale, legata all’eliminazione della struttura di Nola ritenuta ridondante rispetto alle esigenze organizzative.

Oggi, al termine dell’udienza preliminare, il Gup del tribunale di Milano Andrea Salemme ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio della procura mandando a processo i due indagati con l’accusa di falsa testimonianza.

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