AFFAIRE TELEFONICA

Telecom, i sindacati: “Il Parlamento ci ascolti”

Slc, Fistel e Uilcom chiedono un’audizione urgente a Camera e Senato: “L’aumento della quota di Telefonica rischia di decretare la fine dell’azienda”. E ribadiscono il no allo scorporo della rete

Pubblicato il 09 Ott 2013

Federica Meta

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I sindacati chiedono al Parlamento un’audizione urgente per discutere del futuro di Telecom Italia. E lo fanno inviando una lettera alla commissione Trasporti e Tlc della Camera e a quella Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato.

“Il recente aumento della quota di Telefonica all’interno de Telco, azionista di riferimento di Telecom Italia – si legge nella lettera firmata da Slc, Fistel e Uilcom – apre prospettive e scenari che rischiano, nel caso si adottassero scelte sbagliate, di determinare la fine della compagnia telefonica nazionale”.

“Per lo sviluppo del Paese è essenziale il ruolo che Telecom Italia, come azienda della rete e della gestione, dovrà giocare sin dai prossimi mesi poiché l’evoluzione del settore mondiale delle Tlc, le innovazioni tecnologiche del prossimo futuro, gli impegni fissati da Agenda Digitale e dal Decreto 2.0 saranno difficilmente perseguibili in assenza di una politica industriale precisa”.

Secondo Salvo Ugliarolo della Uilcom “soluzioni che determinano la frammentazione della compagnia, come lo scorporo della rete, impediranno all’Italia di giocare un ruolo di rilievo nel processo d’integrazione europea dove le Tlc e l’Ict giocheranno un ruolo chiave”. Senza contare, dice il sindacalista al Corriere delle Comunicazioni, che l’Italia sarebbe il primo Paese ad “optare per un modello simile”.

“In aggiunta, il rischio di generare problemi occupazionali rilevantissimi, tra dipendenti diretti e indiretti sono coinvolti oltre 120.000 lavoratori – conclude la missiva – è conclamato, tanto che nessuno ha ritenuto di dover smentire le affermazioni rilasciate dal sindacato in questi giorni e che hanno portato alla decisione di avviare la procedura per la dichiarazione di sciopero di tutti i lavoratori coinvolti”.

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