IL FUTURO

Telecom, ora lo scorporo torna in primo piano

Si moltiplicano le prese di posizione sul futuro di Telecom. E lo spin off tiene banco. Ibarra (Wind): “Il progetto ci piace, ma si deve realizzare in breve tempo”. Ma i sindacati rilanciano sull’aumento di capitale mentre la politica spinge sulla golden share. L’ottimismo del consigliere Gaetano Miccichè: “Ci sono i presupposti per il rilancio”

03 Ott 2013

Antonello Salerno

A dimissioni di Franco Bernabè formalizzate, iniziano a moltiplicarsi le prese di posizione sul futuro dell’azienda, con le istituzioni e gli altri player del settore che stanno a guardare, spesso con qualche preoccupazione, per capire quale direzione prenderanno le cose nelle prossime ore. Tra chi, come Antonio Tajani, evoca la sicurezza nazionale e chi, come l’ad di Wind Maximo Ibarra, è concentrato sulle opportunità di business per il futuro delle Tlc.

Il dopo-Bernabè comincia a prendere forma: Marco Patuano, amministratore delgato di Telecom Italia, ha convocato i sindacati per domani alle 15, nella sede di Corso Italia a Roma. All’ordine del giorno dell’incontro il punto sul riassetto di Telco e le prossime strategie dell’azienda. Questa mattina a Milano, davanti alla sede di TI in piazza Affari, un migliaio di lavoratori dell’azienda hanno manifestato per far sentire al Board le proprie rivendicazioni. “Ascolteremo e ribadiremo la nostra posizione sul mantenimento degli asset e dei livelli occupazionali”, afferma Vito Vitale, segretario della Fistel Cisl.

Sempre sul fromte sindacale, la Slc Cgil si dice preoccupata per le dimissioni del manager. ”Se le dimissioni di Bernabè sono da addebitarsi alla mancata volontà degli azionisti di varare un aumento di capitale, la situazione di Telecom diventa veramente preoccupante – dice Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil – E’ evidente che se le soluzioni che verranno avanzate saranno quelle della societarizzazione del gruppo, con il solo fine di sparigliare dal punto di vista finanziario e cercare di evitare il declassamento del debito attraverso escamotages industriali, i vertici aziendali troveranno nel sindacato un forte oppositore”.

“Si tratta degli interessi generali del Paese e di decine di migliaia di persone che lavorano in Telecom – prosegue Azzola – non si può mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa dell’azienda, condannando il Paese ad aumentare i ritardi infrastrutturali sulle reti di nuova generazione da un lato e scaricando i rischi solo ed unicamente sui lavoratori dall’altro. Nell’incontro in programma domani, la Cgil ribadira’ la propria posizione: non esistono scorciatoie attraverso architravi industriali. Serve un aumento di capitale e nel rispetto degli accordi siglati il 27 marzo, chiederemo l’unicita’ del perimetro occupazionale”.

”L’azienda ha un forte potenziale e ci sono i presupposti perché il rilancio possa avvenire – ha detto Gaetano Miccichè, consigliere di Telecom Italia, slasciando in anticipo la riunione del Cda. ”Confido – ha concluso – che il management attuale sia in grado di sviluppare tutto questo”.

“Credo che Bernabè abbia fatto quanto possibile per raddrizzare la situazione compromessa. Merita l’onore delle armi”, commenta Angelo Marcello Cardani, presidente dell’Agcom. “Ritengo che Bernabe‘ sia una persona di grandissime capacita’ che ha fatto tante cose – ha concluso – molte ottime”. “Si è trovato a gestire una situazione non facile, avendo ereditato un’azienda con problemi non indifferenti causati dalle gestioni precedenti”.

“Qualora Telecom Italia decidesse di mantenere il progetto di scorporo della rete, lo spin off potrebbe realizzarsi in breve tempo, mentre più complessa è la costituzione di una newco partecipata anche dagli Olo in cui anche noi di Wind siamo interessati a far parte conferendo parte di asset per entrare in quota di minoranza”. Lo ha detto Maximo Ibarra, Ad di Wind, a margine dell’annuale convention di Between a Capri, nel commentare la notizia delle dimissioni di Franco Bernabè. “Lo scorporo piace a Wind perché può permettere lo sviluppo della fibra – ha puntualizzato Ibarra – ma sono necessarie una governance trasparente, parità di accesso, decisioni strategiche pro-futuro ossia che guardino al medio lungo periodo e vincoli regolamentari chiari tenendo conto dei risultati delle analisi di mercato”.

“Nel caso di una vendita di Telecom Italia a un’azienda straniera si può pensare a una divisione tra la rete e la proprieta’ dell’azienda. E’ una questione di sicurezza nazionale, così come affermano autorevoli esponenti di diverse autorita’ nazionali”. Lo ha detto Antonio Tajani, vice presidente della Commissione Europea, visitando a Milano “Made Expo”. “Mi auguro – ha concluso – che le aziende italiane rimangano in mani italiane, ma siamo in un sistema di libero mercato e non si puo’ che essere rispettosi delle norme comunitarie che regolano il mercato interno”.

Di “Pasticcio totale”, a proposito di Telefonica-Telecom, ha parlato da Capri Corrado Passera, ex ministro dello Sviluppo economico, giudicando in maniera critica un eventuale cambio ad hoc delle regole sulle Opa : “Difficilmente – affermava – l’azionista spagnolo considererà l’Italia la priorità numero 1 o sarà propenso a fare investimenti velocemente. Non abbiamo svolto un ruolo con una visione di lungo periodo, in certi casi la nazionalità dell’azionista può fare la differenza”. “Spero – ha concluso Passera – che nella libertà delle scelte e senza ulteriori pasticci come il cambio della legge sull’Opa o la golden share, che sarebbero pessimi, si possa riuscire a fare anche con la rete Telecom quello che è stato fatto con Terna e Snam”.

“Sarebbe sbagliato dire che non ci stiamo pensando, ma anche dire che c’è un orientamento definito. Quanto ai criteri del cosiddetto Golden power li stiamo definendo. A breve avremo una risposta compiuta”. Questa la posizione di Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, che in commissione Finanze alla Camera ha risposto a un’interrogazione di Marco Causi (Pd) proprio su eventuali modifiche alle norme che regolano le Opa.

Insoddisfatto della risposta Marco Causi, che replica: “La legge 56 del 2012 ha ridisegnato in modo moderno ed europeo i poteri speciali che il governo può esercitare quando operazioni societarie rischiano di avere impatti negativi su asset strategici, indipendentemente dalla proprietà pubblica o privata dell’impresa. L’uso adeguato e proporzionale di questi poteri nel caso Telecom è indispensabile”. Sollecitiamo la veloce adozione del regolamento che permette l’esercizio del ‘golden power’ e il suo immediato uso sul caso Telecom“.

“Mi sembra giusto rivolgere al presidente Franco Bernabè un affettuoso saluto nel momento in cui lascia Telecom, azienda per la quale si e’ speso con generosita’, dedicandole impegno, energie e grande attenzione”, sottolinea il vice ministro dello Sviluppo Economico con delega alle telecomunicazioni Antonio Catricalà commentando le dimissioni del presidente di Telecom. “Credo che Bernabè abbia svolto con onore un incarico molto delicato. Gli auguro di potersi occupare nell’immediato futuro di materie altrettanto complesse e interessanti”, aggiunge.