Telecom riduce il debito, ora via all'operazione Brasile - CorCom

IL CDA

Telecom riduce il debito, ora via all’operazione Brasile

L’indebitamento finanziario scende sotto i 27 miliardi, in linea con gli obiettivi. Il cda avvia la procedura speciale per l’eventuale cessione di Tim Brasil. Si apre il cantiere governance

07 Feb 2014

F.Me.

Telecom Italia riduce il debito. Il cda di ieri ha preso visione dell’andamento dei principali indicatori operativi e di mercato con riferimento alle guidance per l’intero anno 2013, evidenziando la riduzione dell’indebitamento finanziario netto rettificato di Gruppo al 31 dicembre 2013 a un livello inferiore ai 27 miliardi di euro, in linea con l’obiettivo; l’andamento in linea con le attese per il target di Ebitda organico di Gruppo e Domestico, come comunicato nello scorso mese di agosto. Per quanto riguarda la performance dei ricavi organici di gruppo e domestici lievemente inferiore all’obiettivo diffuso a febbraio 2013, anche per effetto delle dinamiche competitive e delle mutate condizioni regolatorie nazionali.

“Complessivamente il recente andamento dell’attività domestica manifesta segnali di progressivo miglioramento, in linea con i nuovi obiettivi di Piano 2014-2016”, precisa la nota di Telecom.

Gli analisti di Equita mettono in conto, però, che l’ebitda in Italia abbia accusato un calo attorno al 10,4%, anche se sul mercato domestico sono stati di recente registrati segnali di progressivo miglioramento.

Gli esperti di Mediobanca Securities apprezzano l’aggiornamento dato da Telecom Italia sul debito, che rappresenta un pilastro dell’equity story del gruppo. Il mercato domestico rimane sotto pressione, come confermato anche ieri da Vodafone, ma lo sfruttamento della tecnologia 4G/Lte potrebbe rappresentare un driver di crescita, magari aumentando anche il consolidamento sul mercato.

Inoltre il cda ha adottato una procedura speciale per Tim Brasil, sulla base delle risultanze delle analisi e delle elaborazioni affidate al management lo scorso 16 gennaio.

“Allineandosi agli standard di governance più rigorosi, la procedura disciplina il percorso istruttorio e decisionale per le operazioni che possano determinare il trasferimento a qualsiasi soggetto esterno a Telecom Italia delle partecipazioni detenute nelle società del gruppo Tim Brasil”, spiega la compagnia. La procedura si applicherà anche ad eventuali operazioni su asset o rami d’azienda per un valore, anche cumulato, superiore a 2 miliardi di euro.

Nel dettaglio la “procedura speciale” per il Brasile adottata da Telecom Italia scatterà per ogni operazione che “possa determinare il trasferimento a soggetti esterni” delle “partecipazioni detenute nelle società del gruppo Tim Brasil, ovvero di asset delle relative aziende o rami d’azienda per un valore complessivamente superiore a due miliardi di euro”. Qualunque proposta di acquisto sulla controllata brasiliana, dunque, deve essere “tempestivamente” portata all’attenzione dell’amministratore delegato, che ne dà “immediata comunicazione” al presidente della società, al Lead indipendent director e al presidente del collegio sindacale.

Qualora un’eventuale offerta fosse ritenuta interessante, viene presentata in via preliminare al cda, “da convocare appositamente”. In apertura dei lavori della riunione, ai singoli consiglieri viene richiesto “di dichiarare eventuali interessi rispetto alla potenziale operazione, di cui sono portatori per conto proprio o di terzi”. A seguito della presentazione al cda del “Progetto”, il management è autorizzato a trattare con il coinvolgimento del presidente, del Lead indipendent director e del presidente del collegio attraverso un “flusso informativo completo e tempestivo” assicurato dall’ad, anche attraverso il direttore finanziario e il General counsel.

Spetta comunque al presidente del cda “monitorare l’adeguatezza e la tempestività” delle informazioni. Al presidente, e al capo degli indipendenti, fa carico la responsabilità di informare, “nel rispetto della “massima confidenzialità”, il cda e i suoi consiglieri indipendenti. Questi ultimi, collegialmente, “sono chiamati a esprimere un parere in merito all’interesse della società” circa “la convenienza” e “correttezza sostanziale delle relative condizioni, in vista dell’approvazione consiliare”. Il cda, in ogni caso, è competente “in via esclusiva ad approvare la conclusione delle operazioni”. Un’eventuale parere negativo degli indipendenti, infatti, “s’intende superato” quando l’operazione sia approvata dal cda con doppia maggioranza: assoluta dei consiglieri presenti alla riunione e maggioranza degli indipendenti in carica “non portatori di interessi per conto proprio o terzi” rispetto all’operazione. In caso di mancanza di voto favorevole degli indipendenti, tuttavia, il cda ha la possibilità, a maggioranza, di sottoporre l’operazione all’assemblea.

La presa di posizione ha incoraggiato la speculazione sul fatto che siano all’orizzonte operazioni straordinarie. “La nuova procedura – spiegano gli analisti di Intermonte – rende più complessa la vendita, ma potrebbe assicurare anche un importo superiore”.

Il Consiglio ha poi acquisito le risultanze delle analisi di benchmarking sulla governance, svolte su un panel rappresentativo delle maggiori società per azioni quotate presso Borsa Italiana, oltre che dei peers europei. L’obiettivo dell’esercizio era conoscitivo, e non decisionale.

Il management ha ricevuto mandato di elaborare una proposta di evoluzione delle soluzioni di governance in essere, volta ad allineare Telecom Italia alla best practice; il cda l‘esaminerà in una riunione il prossimo 27 febbraio in vista della formulazione delle proprie indicazioni circa l’assetto del nuovo board che l’Assemblea del 16 aprile 2014 andrà a nominare.

In quell’occasione i consiglieri dovrebbero limitarsi a dare consigli all’assemblea su eventuali modifiche, votando per mantenere gli attuali 11 consiglieri. Telco potrà così presentare una lista di 8 candidati quasi tutti indipendenti, escludendo esponenti di Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca. In questo modo a giugno le tre società potrebbero sfruttare la prima finestra a disposizione per chiedere la scissione di Telco e l’attribuzione delle azioni Telecom a ciascun socio.

Marco Patuano rinuncia al bonus da 400mila e al futuro aumento di stipendio previsto in caso fosse confermato Ad nella prossima assemblea. Il manager ha comunicato la rinuncia, spiegando di non ritenerlo opportuno sia alla luce dei sacrifici imposti ai dipendenti con contratti di solidarietà sia per il fatto che un board si insdierà tra tre mesi.

Intanto la Consob continua a tenere i riflettori accesi su Telecom Italia e soprattutto su Telefonica: il fatto che i consiglieri della società di tlc si siano messo a studiare eventuali modifiche alla governance, scrive Repubblica, ha fatto scattare un nuovo campanello d’allarme. Il patto parasociale di Telco in alcuni passaggi prevede che, in presenza di modifiche statutarie di Telecom, se un consigliere di Telco votasse contro ciò offrirebbe la possibilità al socio che lo ha espresso di recedere dal patto. I pericoli, spiega il quotidiano, sono due: i consiglieri di Telecom potrebbero essere condizionati nel loro voto su eventuali modifiche alla governance, e per questo la Consob ha ottenuto che ogni consigliere dichiari preventivamente eventuali conflitti di interesse su questa materia. Inoltre, se le modifiche venissero approvate in assemblea, Telefonica potrebbe far votare contro al proprio consigliere nel Cda di Telco, provocandone lo scioglimento anticipato.