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Telemarketing, la Ue mette in mora l’Italia

Due mesi di tempo a disposizione del governo italiano per rispondere alla notifica. In contrasto con la legge comunitaria l’utilizzo dei dati personali ricavati dagli elenchi telefonici prorogato di ulteriori sei mesi. La commissaria Reding: i cittadini europei devono sentirsi al sicuro nel mercato unico delle Tlc

28 Gen 2010

La Commissione europea ha avviato oggi un'azione legale contro
l'Italia accusata di non rispettare le regole europee a tutela
della privacy. Il provvedimento riguarda l'uso, da parte delle
società di telemarketing, dei dati degli elenchi telefonici, senza
che agli interessati sia stata chiesta un'autorizzazione.

"Non è solo preoccupante che la legislazione italiana non sia
in regola con le norme sulla privacy contenute nella direttiva
comunitaria – commenta la commissaria uscente alle Tlc, Viviane
reding – ma che le autorità italiane abbiano ulteriormente
prolungato l'uso di questi dati personali". 

Infatti, la possibilità di utilizzare i numeri di telefono e i
nomi contenuti negli elenchi telefonici, permessa dalla legge
italiana fino al 31 dicembre, è ora stata estesa ai primi sei mesi
del 2010. Il pieno rispetto della privacy degli utenti dei servizi
di Tlc è cruciale per una moderna società digitale – sottolinea
la commissaria uscente Reding, che nel prossimo esecutivo e'
stata designata alla Giustizia – e la direttiva europea sulla
privacy tutela i singoli. Dobbiamo essere sicuri che tutti gli
stati dell'Ue rispettino le regole europee perché i cittadini
si sentano sicuri nel mercato unico delle telecomunicazioni e
sappiano quale uso viene fatto dei loro dati personali".

In Italia, si ricorda nel provvedimento della Commissione, "le
società di telemarketing costruiscono i loro database utilizzando
i dati contenuti negli elenchi telefonici pubblici, anche se le
persone coinvolte non hanno dato un esplicito consenso",
contrariamente a quanto previsto dalla legge europea. Questo è
però consentito dalla normativa italiana, dalla legge numero 14
del 27 febbraio 2009, prorogata ora per altri sei mesi.

Secondo la commissione c'è poi il pericolo che le nuove
disposizioni, secondo le quali un abbonato telefonico può chiedere
che i suoi dati non vengano utilizzati, non siano effettivamente
applicate.

Ora l'Italia ha due mesi di tempo per rispondere alla lettera
di notifica formale della Commissione, primo passo della procedura
di infrazione; se non lo farà, o la risposta non sarà
soddisfacente, la Commissione potrà decidere di mandare un
richiamo ragionato; se anche in quel caso non ci fosse risposta, la
questione passerebbe alla Corte europea di Giustizia

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