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Telemedicina: tutti da dimostrare i risparmi per gli ospedali

Secondo Espicom le nuove tecnologie non vengono rimborsate dalle assicurazioni e sui benefici concreti per gli istituti sanitari non esiste una statistica. Ma il mercato promette comunque bene: nel 2015 si stima un giro d’affari da un miliardo di dollari

12 Dic 2011

L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie
croniche stanno spingendo le strutture sanitarie a cercare
strumenti più efficaci e meno costosi per assistere i propri
pazienti. La tecnologia del telemonitoring, ovvero il monitoraggio
remoto, può rappresentare una valida soluzione, ma è ancora poco
sfruttata, come sottolinea il nuovo studio della società di
ricerche per il settore medico Espicom Business Intelligence. Gli
analisti mettono in risalto una serie di ostacoli che devono essere
superati nel medio termine per liberare il pieno potenziale
commerciale di questa tecnologia.

Il report “Telemonitoring: challenges & opportunities” afferma
che il mercato mondiale della telemedicina potrebbe crescere
rapidamente, fino a un valore di un miliardo di dollari nel 2015.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, le
malattie croniche rappresentano già il doppio delle morti per
malattie trasmissibili, come Aids, Tbc e malaria, e i decessi per
malattie croniche cresceranno del 17% nei prossimi dieci anni. Per
questo trovare un modo più efficace e conveniente per gestire
questa emergenza sanitaria diventa cruciale, per le strutture
sanitarie e per i pazienti.

Il monitoraggio da remoto ha vantaggi per entrambe le parti: i
medici possono costantemente seguire i pazienti, le strutture
sanitarie evitano visite non necessarie, mentre il paziente riceve
le cure comodamente a casa. La crisi economica globale, con i
continui tagli al settore sanità in molti paesi, è un’altra
spinta importante ad adottare soluzioni di telemedicina, continua
Espicom, in base al noto imperativo "fare di più con
meno”.

Ma quali gli ostacoli che frenano ancora la piena adozione? Secondo
Espicom, non è ancora stato dimostrato in modo convincente che la
tecnologia migliori le cure o riduca i costi per gli ospedali, né
queste soluzioni vengono generalmente rimborsate dalle
assicurazioni. Elemento ancora più importante, secondo gli
analisti, il telemonitoring richiede alle strutture sanitarie di
modificare la distribuzione dei soldi in bilancio e agli operatori
di adottare un nuovo modo di lavorare, mentre i pazienti devono
imparare a usare la tecnologia e a partecipare attivamente alle
proprie cure.

Joanne Maddox, senior health analyst di Espicom e autrice dello
studio, commenta: "Perché l’industria possa trarre il
massimo dal crescente interesse per il telemonitoring, occorre
concentrarsi sulla raccolta di dati clinici capaci di dimostrare
che questa tecnologia è efficace nell’erogare le cure e anche
economicamente conveniente. Questo convincerà le strutture
sanitarie che si tratta di uno strumento utile”.

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