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Tim Brasil: se l’offerta è irrinunciabile

Se veramente gli spagnoli non saranno più azionisti di Telecom Italia sarà un cambiamento epocale. I francesi possono essere un partner interessante. Ma per la società di Patuano è impellente il tema dell’indebitamento. Servono investimenti, e l’aumento di capitale potrebbe essere presto una necessità: a meno di maxi-proposte

15 Set 2014

Gildo Campesato

“In Brasile proseguiamo con i nostri progetti di sviluppo in coerenza con il piano industriale”: è la reazione a caldo di Telecom Italia all’annuncio che Vivendi ha preferito il matrimonio d’interesse con Telefonica a quello d’amore con gli italiani. Le nozze non sono ancora celebrate, ma è improbabile una rottura al fotofinish. Nulla sarà più come prima. E anche i piani disegnati in precedenza andranno probabilmente rivisti alla luce della nuova situazione. Se veramente Telefonica non sarà più azionista di Telecom Italia come annunciato da Cesar Alierta, ma al suo posto subentrerà Vivendi (che diventerà il maggior azionista col 7% dei diritti di voto), sarà un cambiamento epocale. Dopo sette anni, Telecom Italia non avrà come azionista “principe” un suo competitor sul mercato brasiliano, pronto a stopparne qualunque iniziativa o a giocare spudoratamente in contropiede come nel “caso Vivendi”. Al contrario degli spagnoli, i francesi possono essere un partner interessante (come Mediaset ed altri content provider, del resto). Nel quadro di quella strategia convergente rete fissa/mobile/contenuti su cui Patuano (sganciandosi dall’abbraccio soffocante degli spagnoli) aveva puntato con l’integrazione di Gvt in Brasile. Potrebbe funzionare, a medio termine, anche in Italia. Ma proprio qui è il problema principale: quello dei tempi. Impellente per Telecom è il tema del suo indebitamento. Ventotto miliardi (netti) sono tanti a fronte di un mercato domestico che continua a dare risultati poco esaltanti e di un Brasile meno brillante di un tempo. Si spera nel broadband fisso e mobile: ma ci vogliono investimenti. Come ci vorranno investimenti in Brasile, innanzitutto per partecipare alle prossime gare per i 700 Mhz. Sperando che il mobile brasiliano possa continuare a ballare da solo ancora a lungo. Ma ci vogliono soldi. L’aumento di capitale, sinora evitato anche se spesso evocato, rischia di essere prima o poi una necessità. A meno di un ulteriore cambio di scenario. Alierta ha mostrato che si può spendere ma anche spandere e l’affaire Gvt ha alzato di molto l’asticella dei prezzi. Lo sa bene chi ha annunciato il take over su Tim Brasil. Ma la sua dovrà veramente essere un’offerta irrinunciabile.