L'ANALISI

Tim brilla in Borsa: è l’effetto Meloni sul dossier rete unica?

Apertura a +6,6% e in mattinata toccato il +7%. Una performance straordinaria considerate le oscillazioni altalenanti delle ultime settimane. Segno che la fase di “stallo” è ormai alle spalle? I riflettori sono puntati sull’Opa di Cdp per salire alla maggioranza della telco e poi avviare l’integrazione con Open Fiber. E sarebbe vicina la cessione di Tim Brasil

26 Set 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

giorgia meloni

Brilla il titolo Tim a Piazza Affari nel lunedì post elezioni: la telco guidata da Pietro Labriola mette a segno in apertura un +6,6% a 0,1918 euro, una performance a dir poco straordinaria considerato l’andamento altalenante delle ultime settimane con un trend al ribasso superiore ai rialzi, al punto da far scendere il valore sotto la soglia “psicologica” dei 20 centesimi.

Il forte balzo in avanti è strettamente connesso al dossier rete unica ma anche alle altre opzioni previste, a partire dalla cessione di Tim Brasil: dopo l’inevitabile stallo dovuto alla partita delle elezioni politiche, la vittoria schiacciante di Giorgia Meloni che porta il centrodestra al Governo, fa ben sperare sullo sblocco dell’impasse e su un nuovo corso per la telco in cui a fare la parte del leone dovrebbe essere lo Stato attraverso Cassa depositi e prestiti.

Cdp e l’Opa per il controllo della rete

I “botteghini” danno per favorita la Cassa in qualità di nuova “proprietaria” dell’azienda: è sull’ipotesi di un’Opa per salire alla maggioranza della telco che sono puntati i riflettori. Operazione che porterebbe la rete sotto il controllo nazionale e favorirebbe il progetto di rete unica con Open Fiber, di cui Cdp è azionista di maggioranza con il 60% al fianco del fondo Macquaire (40%). Un progetto fortemente caldeggiato dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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La cessione di Tim Brasil fra 5 e 6 miliardi

Ma secondo gli analisti lo scatto in avanti di oggi sarebbe dovuto in particolare alla ipotizzata cessione di Tim Brasil che porterebbe in cassa un “tesoretto” stimato fra i 5 e i 6 miliardi. Operazione che avrebbe già incassato l’ok dell’azionista numero uno della telco, Vivendi.

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