Tim chiude contenzioso storico con BT, continua battaglia con Wind - CorCom

RELAZIONE SEMESTRALE

Tim chiude contenzioso storico con BT, continua battaglia con Wind

Dalla relazione semestrale pubblicata a fine luglio dall’operatore emerge che è stata raggiunta la conciliazione con BT Italia per i fatti del 2009-2014, già sanzionati con la nota sentenza Antitrust A428. Prosegue invece il braccio di ferro giudiziario con Wind

19 Ago 2016

Alessandro Longo

Siamo agli atti finali per gli storici contenziosi aperti dai concorrenti contro Telecom Italia (adesso Tim) per atti anti-concorrenziali e boicottaggi tecnici, già sanzionati dall’Antitrust con i procedimenti A428 (relativo a fatti del 2009-2011, poi esteso fino al 2014) e I-761 (2012-2015).

Dalla relazione semestrale pubblicata di recente da Tim si apprende infatti che l’operatore è giunto a conciliazione con BT Italia, mentre a settembre è prevista l’udenza di prima comarizione tra Tim e Wind, rispettivamente per contenziosi relativi alla A428 e all’I-761. Aperto anche quello con KPNQ West per il primo dei due dossier.

Su BT Italia si legge: “con atto di citazione del giugno 2015 BT Italia ha avanzato, innanzi al Tribunale di Milano, pretese risarcitorie di circa 638,6 milioni di euro nei confronti di Telecom Italia riferite ai danni asseritamente subiti nel periodo 2009 – 2014 per boicottaggio tecnico e “margin squeeze” (tali pretese sono riferibili al noto procedimento AGCM A428). La controparte, assumendo che la condotta illecita di Telecom Italia sarebbe a tutt’oggi in corso, propone anche l’aggiornamento della pretesa risarcitoria sino al mese di maggio 2015, rideterminandola in complessivi 662,9 milioni di euro. Telecom Italia si è costituita in giudizio confutando le pretese di controparte. Nell’ambito di un articolato accordo fra le Parti, il giudizio è stato recentemente conciliato”. Secondo MF, Tim avrebbe pagato solo circa 50 milioni di euro al concorrente.

“Con atto di citazione innanzi al Tribunale di Milano, Wind ha avanzato pretese risarcitorie nei confronti di Telecom Italia per circa 57 milioni di euro, a titolo di danni conseguenti ad asserite condotte anticoncorrenziali oggetto di censura del procedimento AGCM I-761 (in tema di manutenzione correttiva), riferite all’arco temporale 2012-2015. A dire della controparte tali condotte avrebbero ritardato e ostacolato la possibilità per la stessa di ottenere condizioni più favorevoli all’acquisto disaggregato dei servizi di riparazione guasti sulle linee di accesso ULL e i loro effetti si sarebbero protratti sino al dicembre 2015. L’udienza di prima comparizione è stata fissata nel mese di settembre 2016. Telecom Italia si costituirà in giudizio confutando le richieste di controparte”.

Riguardo al terzo operatore, “con atto di citazione innanzi al Tribunale di Roma, KPNQ West Italia ha convenuto in giudizio Telecom Italia avanzando pretese risarcitorie quantificate in complessivi 38 milioni di euro, per asserite condotte abusive ed anticoncorrenziali attuate nel periodo 2009-2011, mediante boicottaggio tecnico (ko e rifiuti di attivazione dei servizi all’ingrosso); tali pretese sono fondate sui contenuti del provvedimento dell’Autorità Antitrust che ha definito il procedimento A428. L’udienza di prima comparizione si è svolta nel maggio 2016. Telecom Italia si è costituita in giudizio confutando le tesi di controparte”.

Il dossier sul tema della manutenzione e riparazione dei guasti è ancora aperto anche presso le autorità di settore. Sappiamo che, nel 2012-2015, le aziende di manutenzione facevano cartello per gonfiare i prezzi ai danni degli operatori alternativi e Telecom coordinava il tutto. A dicembre 2015 l’Antitrust ha deciso per una multa di 28 milioni di euro (di cui 21,5 all’ex monopolista).

Ancora a fine 2015 però i concorrenti accusavano Telecom di continuare a ostacolare l’attivazione di servizi agli utenti o la riparazione di guasti. Agcom ha avviato due procedimenti a riguardo (su cui Telecom ha presentato impegni); ce n’è in corso uno anche presso Antitrust.

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