L'EDITORIALE

Tim e il balletto dei fondi, tutto e il contrario di tutto. Il gioco dell’Opa

Rimbalzano le indiscrezioni e le smentite sulle discese in campo di investitori al fianco di Kkr a “rinforzo” dell’offerta per rilevare la maggioranza e di Vivendi per un contropiano che punterebbe allo scorporo della rete (e non solo). L’ipotesi spin off è più che credibile, anche a giudicare da quanto stanno facendo altre telco a livello internazionale. Spunta di nuovo Cvc: l’interesse però è sui servizi non sulla banda ultralarga

14 Gen 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

merger, digital

Tutto e il contrario di tutto. Con fondi e investitori che entrano ed escono all’occorrenza dalla partita Tim nel balletto mediatico delle notizie che rimbalzano di ora in ora. A inizio settimana è stata la volta del coinvolgimento nella partita del fondo sovrano dell’Arabia Saudita Pif che ha un legame diretto con il principe ereditario Mohammed bin Salman accusato dalla Cia di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi. E la settimana si chiude con l’annuncio della discesa in campo di Cvc servita come se fosse una novità: “Si fa avanti il fondo Cvc”, titola il Corriere della Sera.

Peccato che la stessa notizia fosse stata battuta già a novembre da Bloomberg quando Cvc si dava per schierata al fianco di Kkr in quella che era stata annunciata come una “join offer” con Kkr, ma poi gli americani sono andati avanti da soli nella presentazione della manifestazione di interesse. Successivamente Cvc è stata data al fianco di Vivendi che però aveva smentito in una nota – “Vivendi nega fermamente di aver avuto discussioni con qualsiasi fondo, e più specificamente, con Cvc”. Stamattina il fondo è magicamente riapparso addirittura nel ruolo di deus ex machina: “Il fondo britannico avrebbe preso contatti con il governo per studiare una soluzione in grado di mettere d’accordo Cdp, Vivendi, Kkr e gli altri stakeholder”, si legge sul Corriere della Sera. E si accenna anche a documenti dello stesso fondo “in cui viene abbozzato un piano per Tim non troppo dissimile da quello di Kkr con un approccio amichevole nei confronti di tutti gli stakeholders”. Cvc, dunque, diventa il salvatore della patria con un piano dei piani indicato però come “non troppo dissimile” da quello degli americani. Che Cvc sia interessata alla partita si può dare per scontato ma secondo quanto risulta a CorCom il fondo avrebbe interessi molto diversi da quelli di Kkr: nel mirino i servizi e non l’infrastruttura.

Fare previsioni su quel che succederà resta però al momento nel campo delle speculazioni. I nomi dei fondi stanno al dossier Tim come quelli dei candidati alla presidenza della Repubblica. Ma sono due quelli che si stanno imponendo nelle infrastrutture a banda ultralarga e non solo in Italia: Kkr (in Fibercop con il 37,5%) e Macquaire (al 40% in Open Fiber) hanno appena concluso due operazioni con Telefonica.

L’incumbent spagnolo ha deciso di vendere al fondo australiano la rete in rame Adsl per 200 milioni di euro. Macquarie è anche il maggiore azionista di Onivia, società creata nel 2020, dopo che Macquarie e Aberdeen hanno acquistato parte della rete in fibra di Ma’sMo’vil. La telco spagnola ha contemporaneamente siglato un accordo con Kkr per la vendita del 60% della fiber company in Colombia. Il fondo americano ha messo sul piatto 180 milioni di euro.

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