L'EDITORIALE

Tim e il “whatever it takes” di Labriola che punta a sparigliare il mercato delle Tlc

I clienti devono tornare al centro: basta con i disservizi, le guerre sui prezzi, contenuti insoddisfacenti. Bisogna rilanciare le offerte e creare valore. L’azienda punta a un ruolo da front-runner e invita i competitor a seguire l’esempio per un rilancio del settore

03 Mar 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

Whatever it takes”: si può sintetizzare così – rievocando la nota espressione draghiana – la strategia del nuovo amministratore delegato di Tim Pietro Labriola. Una strategia che punta a creare valore per gli azionisti e gli stakeholder – ca va sans dire – ma anche a scardinare l’attuale assetto del mercato delle telecomunicazioni.

“L’evoluzione che abbiamo disegnato crediamo che porti a una discontinuità positiva. Stiamo giocando un ruolo da front-runner nel settore delle Tlc, ci aspettiamo che altri seguano il nostro esempio”, ha detto Labriola nel presentare il piano industriale 2022-2024 (qui i dettagli), la cui impalcatura definitiva sarà svelata a giugno prossimo. Soluzione industriale o finanziaria per la rete: niente si può escludere. Ma la scissione societaria mira a definire un perimetro di azione chiaro per valorizzare i singoli asset e dare pari dignità alla partita della rete e a quella dei servizi. “Abbiamo lavorato su una serie di scenari e proseguiremo l’analisi nei prossimi 3 mesi con due possibili output finali: la convergenza degli asset industriali per creare un unico operatore whoesale only con Open Fiber o avere una rete separata deconsolidando la componente con il supporto di un partner finanziario – ha spiegato Labriola nel suo primo incontro con la stampa -. Non abbiamo vantaggi a mantenere il cordone ombelicale. E quelli teorici dell’integrazione verticale li abbiamo ormai persi nel tempo a causa di una regolamentazione ferrea. Il fabbisogno di capex nei prossimi anni è tale per cui, se si tiene tutto in un’azienda la struttura patrimoniale finanziaria verrebbe messa sotto stress”.

Ma è sui servizi che si giocherà la partita vera e in particolare sull’offerta consumer: “Dobbiamo recuperare e rilanciare”, ha detto Labriola che non le ha mandate a dire ai suoi predecessori, Gubitosi in primis – anche se la lista degli errori commessi va ben più indietro negli anni. “Prima di pensare a evoluzioni iper-spettacolari iniziamo a fare bene quello che si deve fare”, ha detto Labriola citando due esempi per tutti: la mala-organizzazione degli store e il malfunzionamento della app MyTim. “Il nostro flagship store di Milano, quello in piazza Gae Aulenti che dovrebbe essere il gioiello nazionale, è la prova sul campo di ciò che non funziona. Vetrine con prodotti in vendita non allineati con i nostri valori, all’interno dello store il maxi led proietta un logo Tim con colori sbagliati e il personale che non sa come gestire i clienti. Sfido chiunque a farsi un giro per farsi un’idea”. E riguardo all’app MyTim “nemmeno io riesco a utilizzarla, è così complicata da scoraggiarne l’uso”. Insomma “così non va” dice Labriola annunciando il “back to the basics”, un ritorno alle basi che è il punto di partenza per il rilancio futuro. “Ma non è il modello Iliad quello a cui dobbiamo fare riferimento”, ha detto a chiare lettere Labriola. Un modello che è stato cavalcato da tutte le telco – con la nascita dei sotto brand low cost – e che non ha certo pagato. 

La rivoluzione deve dunque ripartire dalle origini, dal cliente e dalle esigenze del mercato. E bisognerà rivedere anche la strategia sui contenuti: il flop dell’operazione Dazn è uno dei tasselli di un puzzle che va ricostruito. “Non siamo soddisfatti dei risultati sul fronte contenuti, dobbiamo andare a rivedere le modalità discutendo con i vari partner”, ha puntualizzato. Bisogna dunque fare mea culpa, per cominciare, se davvero si vuole riportare il mercato delle Tlc a livelli in primis accettabili e poi ad una rinnovata crescita e quindi alla marginalità. La strada sarà lunga, non priva di ostacoli, ma è l’unica percorribile.

Il manager annuncia il cambio di rotta anche riguardo alla comunicazione con i media: “Troppe indiscrezioni, troppe notizie che siamo stati costretti a smentire e che hanno impattato non poco anche sul valore del titolo”, ha detto Labriola citando a mo’ di esempio gli ultimi rumors sul dossier Kkr che sono costati all’azienda uno scivolone in Borsa non da poco. “Faremo incontri periodici con i giornalisti per discutere insieme le questioni chiave, è fondamentale anche per noi dare le giuste informazioni e chiarire gli aspetti che non sono chiari”.

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