Tim, i sindacati non mollano la presa. Ma per la prima volta si rompe il fronte unitario - CorCom

IL CASO

Tim, i sindacati non mollano la presa. Ma per la prima volta si rompe il fronte unitario

Missiva al presidente Rossi da parte di Slc Cgil e Fistel Cisl: “Si faccia garante”. Si tiene fuori Uilcom Uil a seguito del meeting già fissato con il direttore generale Labriola. Posizioni divergenti sulle modalità e sull’approccio nei confronti dei vertici? Resta coesa, però, la linea sull’urgenza di una soluzione: pressing sui ministri Giorgetti e Colao

28 Dic 2021

Mila Fiordalisi

Direttore

I sindacati non mollano la presa su Tim. Ma per la prima volta da quando è scattato l’allarme rosso a seguito della manifestazione di interesse da parte del fondo americano Kkr  – intenzionato a rilevate la maggioranza dell’azienda – che a catena ha provocato le dimissioni di Luigi Gubitosi, si spacca il fronte unitario. Oggi le segreterie generali di Slc Cgil e Fistel Cisl hanno chiesto, in una lettera (QUI IL DOCUMENTO), un incontro con il Presidente Salvatore Rossi: “Ci rivolgiamo a Lei Presidente, perché si faccia garante degli interessi dell’azienda e del futuro occupazionale dei lavoratori, affinché in questi giorni di grande confusione nessuno, pensi di assumere decisioni improvvise e unilaterali che possono incidere sugli aspetti finanziari e preordinare oggi future conseguenze domani, sebbene in assenza di uno sbocco chiaro alla crisi della governance aziendale”.

La lettera non è stata controfirmata da Uilcom Uil: il sindacato ha deciso di tenersi fuori evidentemente non condividendo modalità e approccio nei confronti del vertice. L’incontro chiesto a Rossi da parte di Slc Cgil e Fistel Cisl a ripresa delle attività lavorative, ossia dopo la pausa delle festività natalizie, fa leva sulla presa d’atto “dell’assenza di un amministratore delegato” e sulle “deleghe di grande responsabilità per la continuità aziendale” in capo al presidente. Uno “sgarbo” nei confronti del direttore generale Pietro Labriola al quale peraltro era già stato chiesto un incontro fissato – a meno di ripensamenti – per il prossimo 12 gennaio? Nella nota congiunta firmata congiuntamente dale tre sigle e datata 22 dicembre (QUI IL DOCUMENTO), si faceva riferimento proprio all’incontro con Labriola. “In risposta alla nostra richiesta di un urgente incontro il Direttore Generale di Tim ha proposto una data per gennaio”.

E a rispondere è anche lo stesso Rossi: “Credo sia opportuno coinvolgere nell’incontro anche il direttore generale Pietro Labriola titolare di molte importanti deleghe gestionali, e la responsabile ad interim della funzione Risorse umane, Giovanna Bellezza”. (QUI LA LETTERA DI RISPOSTA DEL PRESIDENTE ROSSI).

Qualcosa si è “incrinato” nel frattempo? Se è vero che nell’odierna missiva i toni sono concilianti – “abbiamo letto con un certo sollievo la lettera che ella ha inteso indirizzare, insieme al Direttore Generale, alle lavoratrici ed ai lavoratori di Tim”– la preoccupazione e lo stato di allerta pervadono il testo. Le “future conseguenze” a cui fanno riferimento i sindacati valgono “tanto per il perimetro interno, quanto per il complicato “ecosistema” industriale dell’indotto aziendale”, un indotto che “occupa migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori e che vede centinaia di aziende dipendere in tutto o in larga parte, dal modello industriale di Tim”.

Al di là del modus operandi, le tre sigle sindacali restano compatte sul quid: “Oggi Tim è un bastimento che naviga senza una rotta, ma su quel bastimento ci sono oltre 40.000 lavoratori ed alcuni degli asset fondamentali per lo sviluppo del nostro Paese. Il tempo non può scorrere invano. Il Governo in primis ha il dovere di assumere un orientamento a tutela dell’occupazione e degli interessi nazionali, visto che l’eccesso di mercato è la causa e non la soluzione dei problemi”, si legge nella nota del 22 dicembre.  “Ribadiamo quindi l’urgenza di rendere comprensibili e trasparenti i processi in atto. Infine chiediamo che in questa fase di stallo non si compiano atti unilaterali da parte aziendale che possono compromettere una soluzione positiva e condivisa. Allo stesso modo il Governo non può a parole invocare il ruolo pubblico sulla rete e poi apprestarsi a cofinanziarne nuovi lotti che, una volta realizzati, resteranno nella disponibilità dei privati”.

Non solo: oggi, in una seconda lettera, questa volta a tre, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno fatto richiesta di aggiornamento del Tavolo ministeriale su Rete unica e vicenda Gruppo Tim ai ministri Giancarlo Giorgetti e Vittorio Colao e alla Sottosegretaria Anna Ascani.  “Alla luce degli ulteriori sviluppi delle vicende in oggetto, e considerate le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri a riguardo, siamo a richiedervi un aggiornamento del Tavolo ministeriale seguente all’incontro del 2 dicembre. È di fondamentale importanza, che tutti gli sviluppi di questa delicata situazione vengano monitorati dalle parti, per evitare che ci si ritrovi dinanzi a fatti compiuti o, cosa altrettanto grave, a stravolgimenti del perimetro di Tim in attesa che si concretizzino soluzioni complessive”.

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