L'EVOLUZIONE DEL MERCATO

Tim, i sindacati temono l’effetto domino: lo scorporo modello per tutte le telco?

Al congresso Fistel Cisl riflettori puntati sull’evoluzione del piano industriale dell’azienda. Si temono ricadute sull’intera filiera. Spinta al progetto di rete unica con Open Fiber: “Necessaria per il riassetto complessivo delle reti in fibra”. Intanto Cvc smentisce i rumors: “Nessuna decisione presa” e nessuna due diligence in corso

23 Mar 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

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La separazione della rete dai servizi indebolisce Tim e l’intero settore delle telecomunicazioni. Nell’ex monopolista si rischiano migliaia di esuberi, immaginiamo, inoltre, nel breve-medio termine un effetto domino, con la duplicazione dell’analogo modello industriale in tutte le telco”: il segretario generale della Fistel Cisl Vito Vitale (qui l’intervento integrale) lancia l’allarme in occasione del Congresso nazionale del sindacato, occasione per fare il punto anche sul dossier Rai Way e più in generale sull’evoluzione dello scenario digitale italiano.

Avremo ricadute di carattere sociale su tutta la filiera con l’impoverimento del fattore lavoro e la modifica del “core business” delle telecomunicazioni e dei perimetri occupazionali. La filiera delle telecomunicazioni ne uscirebbe indebolita con il mercato che guiderebbe esclusivamente le scelte dei “business selettivi” e il Paese sarebbe penalizzato per le diseguaglianze dei milioni di cittadini tagliati fuori dalle opportunità fornite dalla connettività e dai servizi innovativi; la rete nazionale diventerebbe una grande azienda di manutenzione, complementare alle aziende già esistenti come Sielte, Sirti, con analoghi perimetri di attività e eccedenze di personale alla fine del processo di implementazione della infrastruttura”. Secondo Fistel Cisl la rete unica nazionale .- ossia il progetto di integrazione degli asset con Open Fiber – “resta la scelta industriale necessaria nel riassetto complessivo delle reti in fibra”. la partecipazione di Cdp come azionista di riferimento “garantisce gli interessi di sicurezza nazionale ed è aperta al co-investimento di tutti gli operatori del mercato. Questo modello, inoltre, di rete nazionale sarebbe caratterizzato dall’assenza di legami di integrazione verticale rispetto ai servizi di accesso alla rete, avrebbe una Governance indipendente e, un nuovo regime regolatorio, dovrebbe assicurare la parità di accesso e spingere il coinvestimento con un elevato standard qualitativo del servizio”.

E secondo il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra “serve una posizione netta da parte del Governo, secondo azionista del gruppo attraverso Cdp, con forti garanzie su occupazione e investimenti. Bisogna dare spazio a una strategia di sviluppo che coniughi tecnologia e coesione, muovendosi nell’interesse del Paese e dei lavoratori, di uno sviluppo tecnologico dal volto umano che ci faccia recuperare il terreno perduto in termini di crescita e di coesione”.

Sulla stessa linea Fabrizio Solari, segretario della Slc Cgil: “L’esigenza di mettere mano all’azienda era nota da tempo, noi da parte nostra siamo ancora favorevoli al memorandum tra Tim e Cdp sulla rete unica del 2020. La via maestra è quella di un intervento di Cdp che metta assieme la prospettiva di una grande azienda di sistema e di una rete unica. C’è però un grande assente nella discussione che è il governo che è dentro la partita sia per la strategicità del settore sia per il coinvolgimento azionario attraverso Cdp”.

Sul fronte politico il deputato della Lega Claudio Durigon, ha evidenzato che “Tim è una società strategica per il nostro Paese. Serve subito un intervento istituzionale del Governo con l’apertura di un tavolo di confronto che scongiuri la scomposizione aziendale tra infrastrutture e servizi. Una posizione in sintonia con quella proposta dal segretario nazionale di categoria Vito Vitale. Riteniamo di buonsenso la linea tracciata dal segretario generale Luigi Sbarra nel corso della tavola rotonda Fistel Cisl sul futuro di Tim. Le linee chiave si possono riassumere col no al salario minimo regolato per legge e no a leggi che calano dall’alto sulla rappresentanza. Bisogna invece dare più forza alla contrattazione collettiva inserendo quello che è il tema della partecipazione, un elemento centrale per il futuro dell’azienda”.

Nel panel sulle Tlc organizzato dal sindacato è intervenuto anche il presidente di Tim Salvatore Rossi che in merito alla manifestazione di interesse da parte del fondo Kkr “è attesa una risposta da un momento all’altro”. Nei giorni scorsi il cda di Tim ha dato mandato a Rossi e all’Ad Labriola di approfondire il progetto da un punto di vista finanziario e industriale nell’ottica di proseguire sull’integrazione con Open Fiber. Periodo e perimetro limitati per lo svolgimento di una due diligence di natura esclusivamente confirmatoria.

Intanto il fondo Cvc smentisce le indiscrezioni di stampa relative a ServCo, la società dei servizi che sarà frutto dello scorporo sulla base del piano industriale Tim i cui dettagli saranno svelati entro giugno. Un portavoce del fondo britannico ha chiarito che Cvc “analizza da tempo possibili scenari di riassetto industriale di Tim per identificare soluzioni che favoriscano il rilancio della società nel rispetto e in linea con gli interessi di tutti stakeholder. Nessuna decisione è stata presa” e non c’è in corso alcuna due diligence.

Dal palco del forum di Bloomberg sull’economia italiana l’amministratore delegato di Cdp Dario Scannapieco  ha detto che “non ha senso duplicare gli investimenti sulla rete. Quello delle Tlc è un settore strategico, abbiamo quasi il 10% in Tim e il 60% in Open Fiber”. Nessun commento sull’offerta di Kkr su Tim.

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