LA NOMINA

Tim, Pietro Labriola amministratore delegato. Avanti tutta sul piano industriale

Il neo numero uno già a lavoro sulla strategia futura che sarà svelata i primi di marzo. L’ipotesi di uno spacchettamento della società, con la creazione di una Netco e di una Serviceco, è la più accreditata. Ma resta da sciogliere il nodo del dossier Kkr

21 Gen 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

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Pietro Labriola è il nuovo amministratore delegato di Tim. E manterrà anche l’incarico di Direttore Generale conferitogli dal Consiglio lo scorso 26 novembre, rimettendo agli organi sociali della controllata Tim Brasil il mandato di consigliere di amministrazione e di ceo.

Nessuna sorpresa dell’ultim’ora dunque nonostante fosse stata affidata a Spencer Stuart, nelle scorse settimane, la caccia a possibili manager alternativi – una rosa di nomi è stata comunque sottoposta ieri al comitato nomine. L’affidamento del timone a Labriola (qui il curriculum del manager)-nominato all’unanimità nel corso del Cda odierno – era più che scontato: il manager sta lavorando al nuovo piano industriale – 2 marzo è  in calendario la riunione del cda per l’esame finale – da quando non appena gli è stato affidato l’incarico di direttore generale a seguito dell’uscita di scena di Luigi Gubitosi. Nessuna novità invece riguardo ad un possibile avvicendamento alla presidenza: nei giorni scorsi era girata voce dell’eventualità di sostituire Salvatore Rossi con Massimo Sarmi, attuale presidente di Fibercop nonché di Asstel. Ma la questione per ora è “congelata”. Quel che è merso dal cda odierno è che Rossi mantiene la delega alla comunicazione “per quanto relativo alla manifestazione d’interesse indicativa non vincolante pervenuta da Kkr & Co e al processo che ne è conseguito”, puntalizza la nota emessa dopo il Consiglio.

“Sono molto onorato di assumere questo incarico, essendo legato all’Azienda da oltre 20 anni – commenta Pietro Labriola – Il mio obiettivo è far esprimere all’intero Gruppo il suo potenziale, valorizzando gli asset nell’interesse di tutti gli azionisti. Le sfide e le opportunità che abbiamo davanti richiedono coesione da parte di tutti gli stakeholder. Sono grato per la fiducia che il Consiglio mi sta dando. Ringrazio i colleghi brasiliani per i risultati brillanti che abbiamo raggiunto insieme e i colleghi italiani per quello che faremo”.

“La nomina di Pietro Labriola ad Amministratore Delegato del Gruppo Tim è per me e per l’intero Consiglio motivo di grande soddisfazione – sottolinea il Presidente Salvatore Rossi -. Grazie alla competenza e all’attenzione ai risultati che lo caratterizzano, il nuovo ceo saprà accompagnare Tim nel suo percorso di sviluppo, valorizzando il ruolo decisivo che il nostro Gruppo deve avere nella crescita economica, digitale e sociale del Paese”.

Netco e Serviceco, spacchettamento in due?

Riguardo al nuovo piano industriale, stando alle indiscrezioni si starebbe configurando uno spacchettamento in due (almeno) di Tim con la creazione di due società separate, una Netco in cui far confluire gli asset di rete – e una Serviceco, una società dei servizi il cui perimetro non è però ancora ben identificato.

Un piano non dissimile da quello che i francesi di Vivendi avevano già in mente ai tempi di Genish, ossia del piano strategico DigiTim 2018-2020. Il pallino dei francesi è da sempre quello di dare vita ad una media company paneuropa che potrebbe ora concretizzarsi con la creazione, appunto, di Serviceco. La partita Netco invece riguarderebbe gli asset di rete e farebbe da base alla successiva operazione, l’auspicata fusione con Open Fiber. Fra il dire e il fare ci sarà però da sciogliere il nodo Kkr, ossia dell’eventuale Opa del fondo americano su cui per ora tutto tace. Un rilancio sull’offerta – ossia sui 50 centesimi proposti nell’ambito della manifestazione di interesse – è altamente improbabile anche in considerazione dell’andamento del titolo Tim che nei giorni scorsi è crollato in Borsa al punto da sfiorare la soglia critica dei 40 centesimi per azione sull’onda delle stime al ribasso – su conti e prospettive future – delineate da Barclays ed Exane Bnp Paribas.

Il dossier Kkr e le mosse di Governo e sindacati

L’attenzione sul futuro dell’azienda è alta: il Governo sta monitorando la situazione e valuterà il da farsi nel caso di un’Opa da parte di Kkr. “Il Governo intende tutelare gli asset strategici”, ha ribadito il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti qualche giorno fa. Il fondo americano starebbe tastando diversi terreni per portare a bordo nuovi “alleati”, a partire da grandi gruppi bancari. E si vocifera anche di un interesse sa parte del fondo Cvc, quest’ultimo però interessato alla partita dei servizi e non della rete.

In allerta i sindacati: è fissato al 25 gennaio un nuovo incontro con i vertici dell’azienda dopo quello già tenutosi a inizio gennaio. “Chiederemo delucidazione sul Piano industriale e se gli accordi in essere andranno in continuità” afferma il leader della Uilcom Salvo Ugliarolo.

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