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L'ISTRUTTORIA

Tim-Vivendi, scoppia il caso golden power. Il governo può esercitarla o no?

Avviata un’istruttoria per verificare se siano state rispettate le procedure in merito al cda Tim sul cambio di governance. E si (ri)scatena il dibattito politico sull'”italianità” della rete. Calenda: “Applichiamo con intransigenza le regole in vigore”

02 Ago 2017

Antonello Salerno

Il Governo ha avviato un’istruttoria per capire se sia possibile applicare la “golden power” su Telecom. Ad annunciarlo è un comunicato pubblicato sul sito di palazzo Chigi: “La Presidenza del Consiglio dei ministri – recita – ha ricevuto una nota, datata 31 luglio, nella quale il Ministro dello Sviluppo economico ha sollecitato una pronta istruttoria da parte del gruppo di coordinamento all’interno della Presidenza del Consiglio di cui al Dpr 19 febbraio 2014, n. 35 e al Dpr 25 marzo 2014, n. 86, al fine di valutare la sussistenza di obblighi di notifica e, più in generale, l’applicazione del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in relazione al comunicato stampa del 27 luglio u.s. di Tim SpA“.

“Nel comunicato in questione – ricorda Palazzo Chigi – erano state rese note, inter alia, alcune tematiche di corporate governance affrontate dal Consiglio di amministrazione di Tim e, in particolare, la presa d’atto dell’inizio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi Sa“.

La vicenda, secondo Carlo Calenda, “Non ha nulla a che fare con la questione Fincantieri”. “Facciamo quello che il governo deve fare – dice il ministro dello Sviluppo economico rispondendo alle domande dei cronisti a Montecitorio – applichiamo con intransigenza regole che esistono. Abbiamo chiesto a palazzo Chigi di verificare se esistono obblighi di notifica” rispetto all’inizio dell’attività di direzione e coordinamento di Vivendi su Tim.

A chiedere ieri al Mise di valutare di intraprendere questa iniziativa era stata ieri un’interpellanza al ministro del deputato e presidente Pd Matteo Orfini, che chiedeva al Governo quali iniziative avesse preso o volesse intraprendere per evitare eventuali “minacce di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti”, citando una parte del testo dell’articolo 2 della norma sul golden power.

Il decreto legge 21 del 15 marzo 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 56 dell’11 maggio 2012, quando era in carica il Governo Monti, contiene “norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni”. La legge, ridisegna i poteri speciali dello Stato in caso di difesa da scalate ostili nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e in quelli “di rilevanza strategica” come l’energia, i trasporti e le comunicazioni. Nel passaggio a Montecitorio del decreto legge il veto fu esteso anche ai servizi pubblici essenziali. Inoltre, e fu la novità fondamentale, la nuova golden share non è più legata alla partecipazione diretta di capitale pubblico nell’azionariato ma ai settori di attività delle società.

Nell’articolo 2 del provvedimento denominato “Poteri speciali inerenti agli attivi strategici nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni” si dispone che “qualsiasi delibera, atto o operazione, adottata da una società che detiene uno o più degli attivi individuati, che abbia per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli attivi medesimi o il cambiamento della loro destinazione” debba essere “entro dieci giorni, e comunque prima che ne sia data attuazione”, notificata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dalla società stessa. “Sono notificati nei medesimi termini le delibere dell’assemblea o degli organi di amministrazione – recita la norma – concernenti il trasferimento di società controllate che detengono i predetti attivi”.

Da ambienti finanziari interpellati si apprende però che la dichiarazione di Direzione e Coordinamento di Vivendi SA è un atto societario da cui non deriverebbe una modifica della titolarità del controllo o della disponibilità di asset in quanto nessun trasferimento degli stessi è stato trasferito rimanendo nella piena disponibilità di Telecom Italia. Pertanto non si paleserebbe l’obbligo di procedere alla notifica alla Presidenza del Consiglio. Quanto al secondo tema, quello dell’esercizio della golden power non si verifcherebbero alcuna situazione “eccezionale” e alcun grave pregiudizio alla sicurezza ed al funzionamento delle reti, condizioni previste dalla normativa per applicare le prerogative di veto derivanti dalla disciplina della golden power.

“Il governo usi tutti gli strumenti che ha: non è questione di ritorsioni, non c’entra niente con Fincantieri, ma con le normali regole del gioco – commenta Pier Luigi Bersani (Mdp) – Si ha il diritto di conoscere cosa diavolo Vivendi intende fare di questa azienda. Io non ho capito cosa Vivendi voglia fare di Telecom: se ci dice pacatamente che ha controllo e coordinamento dell’azienda, ci dice una cosa piuttosto seria, il governo fa bene a guardarci perché siamo di fronte a un’impresa strategica, quella che nettamente investe di più in Italia e abbiamo il diritto di sapere chi detiene il controllo cosa voglia fare”.

“Il governo Gentiloni è protagonista di una vera sceneggiata di quart’ordine, oggi si sveglia e decide di attivare la golden power su Tim, è una decisione tardiva presa solamente per far finta di mostrare i muscoli alla Francia – commentano in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle in commissione Telecomunicazioni – Il governo non può svegliarsi ora per una timida ripicca: Vivendi ha la maggioranza delle azioni dal 2014. La verità è che dopo aver smontato il patrimonio infrastrutturale del Paese questi partiti cercano di salvare la faccia. Purtroppo solo solamente azioni dimostrative del tutto inutili”.

“Nessuna ritorsione, nessuna discriminazione in base alla nazionalità – sottolinea Stefano Fassina di Sinistra italiana – Ma sulla rete di Telecom in mano a Vivendi chiediamo al governo di aprire la strada per riportare sotto il controllo dello Stato, tramite Cdp, un asset decisivo sul piano tecnologico e della sicurezza nazionale”.

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