Time Warner dice no ai 62 miliardi di Charter - CorCom

IL DEAL

Time Warner dice no ai 62 miliardi di Charter

Rifiutata la proposta della società partecipata dal magnate John Malone per acquisire il gruppo Cable. “Valutazione inadeguata”, ma si continua a trattare. Se il merger andasse in porto nascerebbe un colosso da 20 milioni di abbonati

14 Gen 2014

Antonello Salerno

Una proposta di matrimonio, con la sua dote da 62 miliardi di dollari, che Time Warner ha giudicato inadeguata e ha respinto al mittente. Si chiude così, per il momento, il corteggiamento di Charter Communication, società di Tv e telecomunicazioni partecipata dal magnate John Malone attraverso Liberty Media, verso Time Warner Cable, il secondo gruppo televisivo via cavo degli Stati Uniti.

Secondo la proposta notificata a Time Warner con una lettera, Charter, che si sarebbe impegnata a pagare 132,5 dollari per azione, dei quali 83 in contanti, per un ammontare complessivo di 37,4 miliardi, esclusa l’assunzione di debito. Accettando, nelle mani degli azionisti di Time Warner Cable rimarrebbe 45% della società nata dalla fusione, un colosso da 20 milioni di abbonati in 38 stati (il leader del settore è Comcast con 22 milioni di abbonati). Charter è la quarta società del settore, e in passato, negli ultimi sei mesi, aveva già altre due volte proposto le sue avances a Time Warner.

A dividere tracciare un solco tra le due posizioni in campo è essenzialmente la valutazione che Time Warner dà di se stessa, stimando per ognuna delle proprie azioni un valore di 160 dollari, di cui 100 in contanti. Nei piani di Charter, a questo punto, ci sarebbe la volontà di perseverare e di portare Time Warner sul terreno della trattativa, mentre dall’estate, da quando cioè a giugno ha iniziato a circolare la voce di una possibile intesa per la fusione, il titolo è cresciuto del 40%, a 132,4 dollari.

La portata di un’eventuale fusione tra le due compagnie sarebbe storica: dal 2009 infatti soltanto sue fusioni più grande sono riuscite: quella di Pfizer per Wyeth nella farmaceutica (da 64,2 miliardi) e quella di Verizon per la quota di Vodafone in Verizon Wireless nella telefonia mobile (da 130 miliardi). Ma se si volesse restringere la ricerca alle Tv via cavo, il primo precedente paragonabile risalirebbe addirittura al 2001, quando Comcast ha acquisito AT&T Broadband per 72 miliardi.

Tra le opzioni a disposizione di Charter per il futuro potrebbe esserci anche il tentativo di riuscire a modificare gli equilibri all’interno del Cda di Time Warner in occasione della prossima assemblea annuale della società: in questo caso dovrebbe presentare entro febbraio una lista di candidati, ovviamente favorevoli al merger.