Tlc, svolta grazie al Pnrr? Primo: sciogliere il nodo Tim - CorCom

L'EDITORIALE

Tlc, svolta grazie al Pnrr? Primo: sciogliere il nodo Tim

Le gare pubbliche per banda ultralarga, 5G e cloud cuberanno almeno 8 miliardi. Risorse preziose per gli operatori zavorrati da bilanci sempre più al ribasso. Ma sull’execution incombe il destino della più grande compagnia del Paese tirata per la giacca da azionisti e politica. Ce la farà l’Italia a rispettare i tempi imposti dall’Europa per l’erogazione dei fondi?

03 Gen 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

Le gare pubbliche per la banda ultralarga fissa, il 5G e il cloud cuberanno almeno 8 miliardi. Risorse preziose per gli operatori zavorrati da bilanci sempre più al ribasso. Ma sull’execution incombe il destino della più grande compagnia del Paese tirata per la giacca dagli azionisti e dalla politica. È stato rimandato a marzo il piano industriale, inevitabilmente legato a quello di infrastrutturazione su cui scommette il Governo Draghi. Ce la farà l’Italia a rispettare i tempi imposti dall’Europa per l’erogazione dei fondi?

La roadmap è serratissima e qualsiasi intoppo potrebbe mandare a carte 48 i progetti. E di ostacoli sulla strada ce ne sono parecchi. L’inizio del nuovo anno si apre con l’”incognita” Kkr: la manifestazione di interesse del fondo americano si trasformerà concretamente in un’Opa per rilevare la maggioranza dell’azienda? Quali sono le reali intenzioni dei francesi di Vivendi? E, soprattutto, quali sono le intenzioni del Governo? Esercitare il Golden Power? E qual è l’obiettivo Paese? La questione non è tattica ma strategica. La tattica finora non ha funzionato. Lo dimostrano i continui cambi al vertice dell’azienda e la mancanza di una visione industriale di lungo periodo, immagine plastica di quel che avviene ai piani alti, quelli delle istituzioni.

Da Monti in poi di fatto è stato uno sfilare di coalizioni, contro-coalizioni e ribaltoni sull’onda di un sistema elettorale che si è trasformato in un boomerang senza precedenti e che ha incagliato l’Italia – complici le crisi economiche e l’assenza di politiche industriali forti e solide. La pandemia da Covid 19, paradossale a dirsi, per il nostro Paese rappresenta una via d’uscita inaspettata. Le risorse ingenti che avremo a disposizione – siamo il Paese Ue per cui sono previsti più fondi in assoluto – ci consentiranno di voltare pagina, si parla persino di secondo boom economico. E stando alle stime sul Pil si mette più che bene. Sulla carta però, perché quelle risorse dovremmo guadagnarcele. La roadmap imposta dall’Europa in termini di messa a terra dei progetti è serratissima.

Non possiamo permetterci errori. E in un Paese come il nostro in cui la burocrazia rappresenta il male dei mali non sarà semplice aggirare gli ostacoli. Quel che accadrà in casa Tim, come se ne uscirà e soprattutto con quali prospettive sul fronte della sostenibilità economica dell’azienda e dei lavoratori – migliaia quelli a rischio – sarà un banco di prova fondamentale. Tim non è un’azienda come un’altra. Non è l’uno vale uno. È l’azienda che ha in corpo una quantità di infrastrutture strategiche – reti e dorsali nazionali e internazionali, data center, torri – da far scattare la massima allerta. Prima si uscirà dall’impasse prima si potranno mandare avanti progetti strategici a partire dal Piano Italia a 1 Giga e dal Piano Italia Cloud – quest’ultimo vede proprio Tim fra i protagonisti.

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