Turchia, Twitter avvia trattative col governo per sblocco - CorCom

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Turchia, Twitter avvia trattative col governo per sblocco

L’alto commissariato per i diritti umani: “I diritti garantiti offline devono essere protetti anche online”. Governo turco in trattativa con i vertici dell’azienda per l’eventuale revoca del blocco

25 Mar 2014

Lorenzo Forlani

Twitter ha avviato trattative con il governo turco per ottenere la revoca del blocco deciso nei suoi confronti venerdi’ scorso, riferisce la stampa di Ankara. Secondo il quotidiano Radikal ci sono state consultazioni fra il legale turco di Twitter Gonenc Gurkaynak e la Commissione governativa delle telecomunicazioni Tib. Secondo l’agenzia Anadolu, il social network avrebbe accettato di chiudere l’account di un utente, come richiesto da Ankara sulla base di una decisione della procura di Istanbul. Il governo turco ha giustificato la decisione di chiudere l’accesso a Twitter con l’esigenza di impedire una “campagna di diffamazione” attuata a partire della rete sociale.

Su Twitter da settimane escono registrazioni e documenti compromettenti per personalità vicine al governo, fra cui lo stesso premier Recep Tayyip Erdogan. In un messaggio postato sull’account ufficiale della rete@policy, riferisce Hurriyet online, Twitter ha pero’ negato di avere accettato di consegnare alle autorità turche dati confidenziali dei propri utilizzatori.

Intanto anche le Nazioni Unite hanno chiesto alla Turchia di rimuovere il blocco di Twitter, definendolo come una violazione del diritto internazionale. “Siamo preoccupati che il blocco di Twitter dal 20 marzo per decisione dell’autority sulle telecomunicazioni sia incompatibile con gli obblighi internazionali presi dalla Turchia in materia di diritti umani”, ha detto ai giornalisti Rupert Coville, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani.

“I diritti garantiti ai cittadini offline devono essere protetti anche online – ha continuato il portavoce – Quindi chiediamo alle autorità di annullare il blocco di Twitter“. Colville ha quindi ricordato che già a febbraio l’Onu aveva suonato il campanello d’allarme per la situazione in Turchia, in seguito all’odozione di una legge su Internet che facilita la raccolta dei dati degli utenti e la chiusura dei siti Web. Si tratta, secondo Coville, di misure contrarie alla libertà d’espressione e al diritto alla privacy.