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IL CONVEGNO

Tv, Rossignoli contro il governo: “No alla chiusura di 144 operatori di rete locali”

Il Coordinatore Aeranti Corallo: “L’esclusione dalla pianificazione di 76 frequenze regionali coinvolge oltre 2mila lavoratori di emittenti che hanno ottenuto nel 2011-2012 l’uso delle frequenze per 20 anni dal Mise. A pagare le interferenze con l’estero sono solo le tv locali”

08 Lug 2015

“E’ inaccettabile l’esclusione dalla pianificazione di 76 frequenze regionali, con conseguente chiusura di 144 operatori di rete televisivi locali che danno occupazione a oltre duemila lavoratori e che corrispondono a circa un terzo degli operatori di rete locali esistenti e a circa il cinquanta per cento di quelli operanti nelle regioni che si affacciano sulla costa adriatica. E’ inaccettabile perché tali 144 emittenti operano in virtù di diritti d’uso delle frequenze rilasciati, per la durata di vent’anni, dal Ministero dello Sviluppo economico a seguito di gare svoltesi negli anni 2011-2012, nelle quali dette emittenti sono risultate utilmente collocate nelle rispettive graduatorie. E’ inaccettabile perché la problematica della compatibilizzazione radioelettrica con i paesi esteri confinanti è stata posta esclusivamente a carico delle tv locali in piena violazione delle norme che prevedono che almeno un terzo delle frequenze competa alle stesse tv locali”. Lo ha detto Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo e presidente Aeranti, durante i lavori del convegno annuale dell’associazione, a cui hanno partecipato anche il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, il commissario Agcom Antonio Nicita e il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso

“La previsione di graduatorie per accedere alla capacità trasmissiva degli operatori di rete e per ottenere l’attribuzione di nuove numerazioni lcn, con validità di solo tre anni e basate su criteri in alcuni casi inidonei, come, ad esempio, quello degli indici di ascolto – ha continuato Rossignoli – conferma l’inadeguatezza del progetto definito con la legge di stabilità 2015. E’ evidente, infatti, che rimettere in discussione ogni tre anni le assegnazioni della capacità trasmissiva e le attribuzioni delle numerazioni lcn renda insostenibile ogni impegno e investimento nell’emittenza locale”.

“Aeranti-Corallo – ha proseguito – ritiene che la legge di stabilità 2015 debba essere modificata sopprimendo la previsione dell’utilizzo di tali graduatorie ai fini di un nuovo piano di attribuzione delle numerazioni dell’ordinamento automatico dei canali della tv digitale terrestre. E’ evidente, infatti, che dopo cinque anni di utilizzo delle attuali numerazioni, ogni eventuale variazione sarebbe estremamente penalizzante per tutte le tv locali. In caso di modifica delle numerazioni le trasmissioni di ogni tv locale non sarebbero, infatti, più ricevibili fino alla risintonizzazione dei televisori e dei decoder ubicati nell’area di operatività della tv stessa.”

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“La crisi del mercato pubblicitario, i cambiamenti tecnologici e i nuovi modi di fare impresa radiotelevisiva imponevano scelte governative strutturali per accompagnare efficacemente il comparto in questa delicata fase in cui tutto è in continua evoluzione – aveva sottolineato Rossignoli aprendo il convegno – Al contrario nulla, in questo senso, è stato fatto e addirittura sono state assunte, su iniziativa del Governo, una serie di scelte legislative che hanno, più volte, rimesso completamente in discussione spazi e ruolo dell’emittenza locale, generando una situazione di incertezza permanente che ha impedito e sta impedendo qualsiasi programmazione aziendale da parte delle imprese”.

“L’interrogativo che si pone – ha concluso Rossignoli – è quello di comprendere se il Governo voglia ancora un sistema radiotelevisivo dove ci sia spazio per l’emittenza locale. Se la risposta fosse positiva è evidente, però, che occorra un immediato cambiamento di rotta, con la previsione di un serio progetto politico che, nel riaffermare il ruolo dell’emittenza locale, definisca in un’ottica di salvaguardia del pluralismo sul territorio, prospettive e percorsi che diano certezze alle imprese che intendano continuare a investire nel settore, favorendo la ripresa del mercato pubblicitario, eliminando l’eccessiva e ingiustificata burocrazia, attuando decisi interventi di semplificazione e di liberalizzazione e aprendo la strada alla conversione dell’ormai vecchio modello di emittente locale in quello di azienda multimediale del relativo territorio”.