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MANOVRA 2019

Una tassa sulle sim card business. E scoppia il putiferio

Weekend di scontri e polemiche sull’ipotesi del nuovo balzello. I 5Stelle puntano il dito contro il Pd che però nega di essere l’autore della proposta. Anche il Mef smentisce. Asstel e sindacati sul piede di guerra

13 Ott 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Tassare le sim card business: questo il nuovo balzello che, secondo indiscrezioni, sarebbe stato posto sul tavolo nell’ambito della Manovra. La notizia, circolata velocemente venerdì sera, ha immediatamente suscitato proteste e scontri. I 5Stelle si sono immediatamente detti contrari accusando gli alleati del Pd di essere gli autori della proposta. “L’ipotesi di tassare le sim ricaricabili preoccupa molto sia noi 5Stelle sia le aziende di telecomunicazioni, nonché i consumatori, anche per il grave impatto che avrebbe sullo sviluppo del settore e sul livello occupazionale. Anche le proposte alternative di tassare ulteriormente la clientela business, da più parti sollevate, trova la nostra ferma contrarietà. Saremo fermi su questo”, ha dichiarato con una nota il vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

Ma lo stesso Pd si è prontamente sfilato: “Non è una nostra proposta ed in ogni caso è stata già accantonata”. Chi sarebbe dunque l’autore della proposta? Stando a ricostruzioni di stampa sarebbe stato il ministro dell’economia Roberto Gualtieri ad aprire all’ipotesi della nuova tassazione durante il vertice con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il sottosegretario alla presidenza, Riccardo Fraccaro e la viceministra dell’Economia, Laura Castelli. Ma anche il Mef ha smentito non solo giudicando la proposta “irricevibile”, ma chiarendo che il vertice a quattro non si è mai tenuto e aggiungendo che “nulla è stato deciso su questo tema”.

L’opposizione: “Comparto in perdita del 2,2%, segnale negativo dal governo”

All’indomani della vicenda numerose le proteste da parte dell’opposizione e dei protagonisti del settore delle Tlc. In una nota Alessandro Morelli, deputato della Lega e presidente della Commissione Telecomunicazioni alla Camera considera l’applicazione della tassazione “l’ennesimo segnale veramente negativo per il mondo delle Tlc in Italia. Proprio in un momento in cui il comparto è in perdita del 2,2%, con un calo dei ricavi e un’enorme necessità di semplificare la vita alle società di settore e agli operatori, il governo sta pensando a nuove tasse per buttare all’aria investimenti e lavoro. Questi saranno anni cruciali, con la diffusione della rete 5G e gli investimenti che comporta l’introduzione delle nuove tecnologie di cui l’Italia ha bisogno. Se il governo ha deciso di dichiarare guerra al progresso nel campo delle telecomunicazioni lo dica chiaramente”.

Asstel: “Danno gravissimo alla diffusione del digitale”

Sul piede di guerra l’Asstel che in una nota manifesta la sua assoluta contrarietà all’ipotesi di una imposizione di nuove tasse a carico delle sim business. “Il settore delle telecomunicazioni in Italia ha subito e continua a subire gravi perdite di valore, a causa di un mercato iper-competitivo, dei costi delle frequenze,  e di regolamentazioni e normative penalizzanti. Non sopporterebbe un ulteriore aggravio, che si trasferirebbe inevitabilmente dai consumatori tassati ai bilanci delle imprese, già impegnate in rilevanti operazioni di riduzione dei costi, necessarie per compensare la contrazione di ricavi e margini”.

Un nuovo tributo a carico alle linee mobili “business”, oltre ad aggravare la situazione attuale – evidenzia l’associazione presieduta da Pietro Guindani – “arrecherebbe un danno gravissimo alla diffusione delle tecnologie digitali nelle imprese di piccole, medie e grandi dimensioni, tra i professionisti, gli artigiani e i commercianti: un effetto pesantemente negativo per tutti coloro che lavorano e creano sviluppo. E ostacolerebbe la diffusione delle soluzioni digitali più innovative (Internet of Things) che prevedono l’impiego di un grande numero di sim, con un volume unitario di traffico di limitate dimensioni e valore: un servizio che diventerebbe del tutto antieconomico con l’imposizione di un simile tributo”.

“Una tassazione delle sim business, in definitiva – conclude la nota – non solo danneggerebbe pesantemente un pezzo cruciale dell’industria italiana, ma metterebbe in questione la trasformazione digitale del Paese, obiettivo che tutti – a partire dal governo – affermano di voler perseguire con forza. Per questo ci auguriamo che le notizie apparse sulla stampa vengano smentite con decisione e in via definitiva”.

Uilcom: “Le Tlc hanno già dato, si rischiano ricadute occupazionali”

Immediata la reazione anche da parte dei sindacati la: “L’ipotesi dell’inserimento in Manovra di una tassa sulle sim della clientela business nel mondo delle telecomunicazioni ancora una volta colpirebbe un settore che ha già dato un importante contributo con la gara del 5G”, ha dichiarato in una nota il segretario generale della Uilcom, Salvo Ugliarolo, aggiungendo di seguire con molta attenzione la questione. “Conosciamo la delicatezza del momento, il lavoro che si sta facendo per evitare l’aumento dell’Iva e tagliare il cuneo fiscale, ma le aziende delle Tlc hanno già dato in quest’ultimo periodo”. Secondo il sindacalista con un provvedimento di questo tipo “rischiamo di acuire una crisi già in atto con forti ricadute occupazionali. Colpire il mondo delle sim-business non farebbe altro che colpire le piccole e medie aziende del paese”.

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