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Unbundling, il Berec si schiera con Agcom: “Altolà Ue ingiustificato”

Secondo quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni il Regolatore europeo considera di esclusiva competenza nazionale le decisioni sulle metodologie di prezzo. Il parere ufficiale sarà presentato entro 24 settembre

17 Set 2013

Francesco Molica

L’altolà intimato dalla Commissione Ue al taglio delle tariffe di unbundling deciso da Agcom è “ingiustificato”. A sostenerlo è il Berec, l’organismo europeo delle Authority per le tlc, in un atteso parere che sarà diramato entro il 24 settembre. Sul merito più strettamente tecnico di questa netta presa di posizione le indiscrezioni restano ancora nebulose. Il parere è pronto in rampa di lancio, ma sarà adottato formalmente solo giovedì. Tuttavia, stando a quanto appreso dal Corriere delle Comunicazioni, il Berec dovrebbe puntellare le motivazioni generali della propria opinione sulla “specificità delle circostanze nazionali” e “sul fatto che ogni decisione sul tipo di metodologia di prezzo da usare ricade esclusivamente nella sfera di competenze delle Authority nazionali”. Una maniera compita per rammentare alla Commissione europea che non dispone dei sufficienti poteri coercitivi per intervenire sulle deliberazioni dei Garanti nella misura in cui queste “siano in linea con il quadro regolamentare europeo”.

L’11 luglio scorso il Consiglio dell’Agcom aveva votato a favore di una sensibile diminuzione dei prezzi di accesso alla rete in rame Telecom, in particolare portando il canone Ull a 8,68 euro al mese dagli attuali 9,28. Una volta notificata a Bruxelles per quello che molti analisti ritenevano si sarebbe trattato di un mero proforma la decisione del Garante italiano ha però dovuto saggiare un responso tutt’altro che benevolo. A ridosso del Ferragosto, la Commissione ha infatti formalizzato il proprio avviso negativo sulla proposta di riduzione del listino, aprendo un’indagine ufficiale e invocando il meccanismo del riesame: in sostanza ordinando ad Agcom di collaborare proprio con il Berec per apportare le dovute modifiche alla proposta in questione.

Nello specifico, Bruxelles contesta ad Agcom di aver fissato i prezzi per il 2013 sulla base della precedente analisi di mercato, ergo “in contraddizione con la dichiarazione, rilasciata nell’ottobre 2012, in cui l’Autorità affermava che i nuovi prezzi sarebbero stati basati sulla nuova indagine di mercato”. Questa scelta – è l’opinione della Commissione – potrebbe “incidere negativamente sulla capacità degli operatori di pianificare e decidere in merito ai prezzi da applicare in Italia”.

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Il parere del Berec, quantunque non vincolante, dovrebbe avere un certo peso specifico sulle mosse prossime future di Bruxelles. Entro il 12 novembre, ed in base al riscontro ricevuto dal nostro Garante, la Commissione Ue dovrà decidere se chiudere l’indagine o al contrario affidare i propri rilievi contro Agcom ad una Raccomandazione: una sorta d’ingiunzione che, tuttavia, non avrebbe natura costrittiva. Si tratta di uno strumento già brandito in passato contro le Autorità tedesca e olandese, in entrambi casi senza successo. Da ultimo, c’è da notare che sul caso Agcom i regolatori europei si accingono a rafforzare una posizione già manifestata a più riprese nei mesi più recenti e che li vede impegnati a preservare la propria autonomia sulla definizione dei prezzi del rame. Come è noto, la Commissione europea propende per un allineamento dei canoni dell’ultimo miglio in tutta Europa, obiettivo affidato ad una recente raccomandazione.

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