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Unbundling: una partita da 70 milioni

Secondo le prime stime degli analisti finanziari l’aumento del canone mensile proposto dall’Agcom porterebbe in dote a Telecom Italia circa 70 milioni a fronte di un calo dell’ebitda per gli operatori concorrenti. E intanto l’ex monopolista annuncia nuovi tagli del personale

20 Apr 2010

70 milioni di euro. Tanto vale, stando ai calcoli effettuati da
alcuni analisti di banche d'affari, fra cui Dz Bank, Equita e
Intermonte, l' "operazione" unbundling per Telecom
Italia, si legge in un articolo di Milano Finanza. L'aumento
del canone mensile proposto dall'Agcom – che sarà sottoposto a
consultazione pubblica – da 8,49 euro a 9,67 euro dovrebbe portare
nelle casse dell'azienda capitanata da Franco Bernabè per
l'appunto circa 70 milioni. Il tutto a fronte di perdite per le
società concorrenti: secondo gli analisti l'aumento del canone
di unbundling significherebbe per Fastweb un calo del 4%
dell'ebitda e per Tiscali del 6%.

Nella proposta dell'Agcom l'aumento del canone fa il paio
con la modifica del calcolo del prezzo, che passa da un modello a
costi storici a un modello incrementale (la tariffa crescerà
progressivamente entro il 2012).

Già sul piede di guerra gli Olo, che si preparano ora per la
consultazione. Sotto i riflettori la qualità della rete di Telecom
Italia, che secondo gli Olo non sarebbe adeguata e sarebbe soggetta
a troppa "guastabilità". Ma su questo fronte l'Agcom
ha già ottenuto da parte dell'ex monopolista la rassicurazione
sugli investimenti, per 2,65 miliardi di euro, destinati proprio ad
abbattere il tasso di guastabilità. Tutta da discutere anche la
questione del costo-km dell'ultimo miglio che corrisponde in
Italia a 1,5 km, una tratta più breve rispetto a quella di buona
parte dei Paesi europei evoluti. In Italia il costo medio per km
ammonta a 5,66 euro, ma si salirà con l'aumento delle tariffe
di unbundling.

Telecom Italia ha intanto quantificato in 4500 i nuovi esuberi
annunciati nell'ambito della presentazione del piano
industriale 2010-2012. "In particolare, l’azienda – si legge
nella nota diramata nella serata di ieri – ha esplicitato come in
tale periodo si cumulino, in Telecom Italia Spa., le necessità di
efficientamento residue già previste in piani precedenti (2300
risorse, al netto delle riduzioni già operate nella fase iniziale
del 2010) ed ulteriori efficienze aggiuntive, quantificate in 4522
risorse al 31.12.2012. Con separato riferimento alla società SSC,
l’Azienda ha inoltre confermato il diretto interesse del Gruppo
al mantenimento delle relative attività entro il proprio perimetro
in condizioni di ripristino della competitività delle lavorazioni
ed in tale quadro il proprio diretto coinvolgimento nella gestione
di tale percorso".

I contenuti dell’aggiornamento del piano strategico di Telecom
Italia sono stati illustrati a Cgil, Cisl e Uil: "Le parti –
si lenne nella nota di Telecom – hanno convenuto per la necessità
di ulteriori approfondimenti sulle dinamiche di piano in appositi
incontri in materia di strategie di mercato (Domestic Market
Operations) e di opzioni tecnologiche ed investitorie (Technology &
Operations). Al termine di tali incontri è da prevedere un
successivo momento di sintesi".

Dura la posizione dei sindacati. "L’azienda, con
l’aggiornamento del piano industriale 2010/2012 prevede 6800
nuovi esuberi.
Si tratterebbe, se prendiamo in esame il quinquennio 2008/2012, di
13.000 esuberi complessivi, corrispondenti al 20% dei lavoratori
dell’azienda in Italia. E la cosa più insopportabile è che
l’obiettivo è quello di poter giungere ad un aumento del
dividendo e alla riduzione del debito di 5 miliardi: nessun cliente
in più, nessun piano di rilancio, nessun investimento per
innovare", è il commento del segretario della Slc/Cgil Emilio
Miceli. "È un piano finanziario e non industriale e colpisce
solo la parte più debole dell’azienda. Abbiamo già deciso di
convocare per lunedì 26 aprile il coordinamento nazionale unitario
dei lavoratori Telecom per valutare le posizioni aziendali e
decidere i comportamenti conseguenti".

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