Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Valsecchi (Alu): “L’ultrabroadband è già realtà”

 “Con la nostra tecnologia a 100 Gbit si potenziano le reti esistenti”. Intervista con il vice presidente Marketing & Communications divisione Optics di Alcatel-Lucent

05 Lug 2010

Reti ottiche in grado di trasportare dati ad una velocità di 100
Gbit al secondo su un’unica lunghezza d’onda. Il tutto senza la
necessità di posare nuovi cavi ma “semplicemente” utilizzando
le infrastrutture esistenti. Semplicemente si fa per dire. Perché
la tecnologia in questione – la Next Generation Coherent Technology
– è costata ad Alcatel-Lucent, attraverso i suoi Bell Labs, anni
spesi in attività di ricerca, sviluppo e test sul campo. “Gli
operatori di Tlc, le università, i centri di ricerca e le grandi
aziende, e più in generale tutte quelle organizzazioni che
necessitano di potenziare la capacità delle proprie infrastrutture
di rete per gestire crescenti quantità di dati e poter fruire o
erogare servizi di nuova generazione – dal cloud al video – hanno
ora a disposizione una tecnologia, unica nel suo genere sul
mercato, che permette di passare all’azione con investimenti più
facilmente sostenibili”, spiega Alberto
Valsecchi,
vice presidente Marketing & Communications
della divisione Optics di Alcatel-Lucent.
Valsecchi, ciò vuol dire che gli operatori di Tlc
potranno, ad esempio, offrire ai clienti finali connessioni a
Internet a 100 Mb sfruttando la fibra esistente?

Esattamente. I 100 Gbit al secondo aumentano di fatto di un ordine
di grandezza la capacità facendo fronte al moltiplicarsi del
traffico e degli utenti. La nostra tecnologia anticipa la capacità
delle nuove reti di accesso, vale a dire che ‘inietta’ nelle
reti backbone e metropolitane una capacità sufficiente, in termini
di Gb, a sostenere ciò che accadrà a livello di accesso. E ciò
vale per le reti fisse ma anche per quelle mobili di quarta
generazione basate sulla tecnologia Lte.
Avete testato il sistema con Telefonica. Come è
andata?

Abbiamo condotto un trial utilizzando un prototipo molto vicino
alla soluzione definitiva. La sperimentazione ha dato risultati
eccellenti anche in considerazione della lunghezza del percorso:
1088 km di rete per diverse città coperte ed una rete già
abilitata a servizi fra i 10 ed i 40 Gb.
E Telefonica cosa farà ora? Adotterà la
soluzione?

Non posso rivelare particolari, ma posso dirle che continuiamo a
lavorare con l’operatore iberico. Del resto, sono oggi più di 25
gli operatori che si preparano a testare il nostro sistema. A
dimostrazione che l’offerta di soluzioni per la banda larghissima
stimola la domanda corrispondente. Con T-Systems abbiamo inoltre
annunciato la prima realizzazione di un collegamento ad altissime
prestazioni tra i data center dei Politecnici di Dresda e della
Bergakademie Freiberg utilizzando una connessione a 100 Gb. E poi
abbiamo un contratto con Softbank in Giappone. A Tokyo, sempre in
collaborazione con Softbank, la nostra tecnologia è già stata
usata per garantire una capacità di rete con canali a 100 Gb in
occasione dell’evento delle Tlc Interop.
Ma quanto costa implementare la vostra
tecnologia?

La soluzione 100G è coerente con la nostra architettura High
Leverage NetworkTM, che privilegia la scalabilità e flessibilità,
quindi permette di evolvere dai 10/40G ai 100G, anche con un mix
delle diverse velocità per un upgrade graduale della rete. Non si
interviene sulla fibra, ma si moltiplica la capacità, si aumenta
la distanza e si riducono i consumi energetici. Di fatto si vanno a
sfruttare al massimo le potenzialità della fibra ottica già
posata, una risorsa “scarsa” in quanto non ha capacità
infinita.
In concreto quali vantaggi si ottengono?
Per l’operatore che ha esigenze di upgrade della propria
infrastruttura la soluzione offre già oggi a livello di sistema
globale un ottimo rapporto fra costi e benefici, fra i quali la
flessibile convivenza di diverse generazioni e velocità. Con la
normale e progressiva evoluzione industriale il prodotto sarà
sempre più conveniente ed indirizzerà la gran parte delle
applicazioni di rete. Il potenziale è davvero rilevante: questa
tecnologia consente di trasmettere fino a 88 segnali a 100Gb/s
attraverso gli attuali sistemi Dwdm – la capacità di una singola
fibra aumenta fino a 8,8 Terabit/s.. Al contempo si migliorano le
performance sulle lunghe tratte, come nel caso delle dorsali
nazionali e internazionali e delle reti ottiche sottomarine, che
possono beneficiare di altissime prestazioni su una lunga distanza
senza perdite di qualità, grazie alla tecnologia ottica coerente
“Next Gen”. È un argomento che ben conosciamo, visto che
Alcatel-Lucent ha installato oltre mezzo milione di km di cavi
sottomarini, corrispondenti a circa 12 volte il giro della Terra.
La “Next Gen” consente inoltre di evitare interferenze e
decadimenti che si avrebbero altrimenti mescolando nella stessa
fibra canali di diversa velocità, oltre ad un significativo
risparmio energetico. Insomma, per tutte queste ragioni messe
insieme e per altri numerosi aspetti tecnici, la nostra è
attualmente la migliore tecnologia disponibile sul mercato.
State testando o testerete i 100 Gb anche in
Italia?

Fra le 25 aziende che, come le ho detto, ci hanno richiesto di
poter testare sul campo la nostra tecnologia ci sono anche
operatori italiani. E mi preme puntualizzare che l’Italia è
direttamente coinvolta in questi nuovi sviluppi, sia perché qui ha
sede il quartier generale della divisione Optics sia per il ruolo
avuto nello sviluppo delle tecnologie Dwdm, quelle in grado di
moltiplicare i “colori”, ovvero le lunghezze d’onda nella
stessa fibra fisica, tecnologia che in Italia ha una delle sue
“culle” principali.