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Vint Cerf: “Per rendere sicuro Internet bisognerebbe ricrearlo daccapo”

Secondo il “padre” del web una nuova versione della Rete potrebbe dare più peso ad autenticazione e sicurezza. La società 41st Parameter ha un progetto basato su crittazione, biometria e macchine virtuali. Ma occorre il sostegno di governi, banche e telco

12 Ott 2011

Internet non è abbastanza sicuro. Il rimedio? Rifarlo da capo,
creando un nuovo Internet, un Internet 2. A dirlo è Vint Cerf, il
padre fondatore del world wide web, che oggi riconosce che né lui
né l’altro fondatore, Bob Kahn, si sono occupati a sufficienza
della sicurezza quando hanno costruito le fondamenta del web. E la
sua opinione, secondo quanto riporta oggi il Financial Times, è
che il modo migliore per difendersi dai cyber-attacchi è
ricostruire la rete da capo. “Avrei curato meglio gli aspetti
dell’autenticazione e dell’autenticità: da dove viene questa
email, con quale device sto parlando…sono elementi che farebbero
una gran differenza”, afferma Cerf.

Oggi la battaglia per rendere Internet sicuro è impossibile da
vincere, secondo Ori Eisen, fondatore della società della
sicurezza 41st Parameter, che difende le banche dai crimini online.
Una progettazione iniziale con alcune falle – ovvero con
protocolli Internet che si fondano sulla fiducia e permettono il
pieno anonimato – ha aperto le porte agli attuali problemi di
sicurezza, sottolinea, e rende la lotta al cybercrime una rincorsa
in cui i difensori della security restano sempre un passo
indietro.

Ma allora, come dovrebbe essere un Internet sicuro? Eisen ha
disegnato un progetto per una sorta di “Internet 2” in un
documento chiamato Project Phoenix. Si parla di identificazione
biometrica, crittazione di tutte le digitazioni sulla tastiera e
macchine virtuali create per ciascuna transazione.

Questo progetto trova il supporto di tutta l’industria della
sicurezza: per esempio Michael Barrett, capo della security di
PayPal, lo definisce “una prospettiva molto confortante, un
grande aiuto”. “Ci sono molte persone nella nostra comunità
che sostengono da tempo che è ora di premere il proverbiale tasto
‘reset’ e ricominciare dall’inizio”, aggiunge Barrett.

Il governo americano ha già mosso alcuni passi in questa
direzione. Alcune società che lavorano per il Pentagono e i suoi
progetti avanzati di ricerca sulla difesa stanno studiando una
possibile nuova architettura per Internet, pur se mirati alle reti
del governo e non per i più vasti usi civili.

Insomma, il nuovo Internet, per quanto incontri il plauso
dell’industria della sicurezza, sembra per ora destinato a
rimanere un progetto sulla carta, anche perché, secondo Ted
Schlein di Kleiner Perkins, il principale investitore di 41st
Parameter, il piano non può funzionare senza un mandato
governativo o un consorzio di banche o società telecom che
partecipano.

“Il concetto di una rete più sicura per la quale clienti o
vendor sono disposti a pagare è probabilmente l’unico modo per
offrire la sicurezza di cui le persone hanno bisogno”, afferma
Schlein.

Cerf pensa che l’ubiquità dell’attuale Internet non deve
necessariamente bloccare l’adozione di una nuova versione.
“Sono sempre interessato alle idee nuove”, afferma Cerf.
“E’ vero che Internet è dappertutto, ma questo non impedisce
di crearne uno nuovo che prima o poi lo sostituisca”.