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Web tax, la bocciatura Ue: “Contraria alle libertà fondamentali”

Emer Traynor, portavoce del Commissario europeo per la Fiscalità Algirdas Šemeta al Corriere delle Comunicazioni: “Invitiamo il Governo italiano ad assicurare che ogni nuova misura legislativa sia appieno compatibile con il diritto europeo”

Pubblicato il 19 Dic 2013

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E’ un giudizio improntato alla prudenza. E per certi versi prevedibile. Ma con un impatto impossibile da sottostimare, perché piove dritto da quella Bruxelles incessantemente chiamata in causa tra le pieghe di un dibattito ormai divenuto incandescente. Interpellata da questa testata, la Commissione Ue si esprime per la prima volta pubblicamente sulla web tax. Affermando forte e chiaro che, anche nella nuova e più alleggerita formulazione che sarà votata oggi, “sembrerebbe contraria alle libertà fondamentali e i principi di non-discriminazione stabiliti dai trattati”.

A dichiararlo è Emer Traynor, portavoce del commissario europeo per la fiscalità e l’unione doganale Algirdas Šemeta. “Trattandosi per il momento di una semplice proposta – spiega il rappresentante Ue – dovremo analizzare il testo finale prima di dare un’opinione definitiva. Tuttavia, abbiamo seri dubbi sull’emendamento per come si presenta attualmente”. In parole povere, Bruxelles condivide appieno la bocciatura formalizzata proprio ieri dall’ufficio studi della Camera secondo cui il comma bis della proposta targata Francesco Boccia (PD) risulta “non (…) compatibile con la normativa comunitaria in materia di libertà di circolazione di beni e servizi”.

Off the record, il verdetto dell’Ue è ancor più perentorio, non si coniuga più al condizionale. Ai piani alti della Commissione il fastidio è infatti palpabile. Si sta diffondendo a macchia d’olio. Non fosse perché, come spiega una fonte, la direttiva 98/34 obbligherebbe il governo a notificare alla Commissione la bozza di testo a monte della sua approvazione. Un vincolo che è stato ignorato. Con il rischio – normativa europea alla mano – di far scattare subito la nullità dell’emendamento, come peraltro segnalava stamane sul suo blog l’ex chairman di Ecta Innocenzo Genna. Anche laddove questo scoglio fosse in qualche modo aggirato, la proposta avrebbe comunque vita corta. Dalla Commissione fanno sapere di essere pronti a prendere provvedimenti tempestivi contro la norma.

Non si vuole sbilanciare per ora il vice-presidente della Commissione europea e commissario per l’agenda digitale Neelie Kroes. “Non possiamo esprimere un parere su una normativa che è ancora in fase di discussione dalle autorità italiane”, dichiara la Kroes. E aggiunge: “Solo una volta che la normativa sarà formalmente adottata, la Commissione verificherà se è compatibile con i Trattati”.

L’auspicio è che possa saltare all’ultimo minuto, evitando la rissa con Bruxelles. “Invitiamo il governo italiano ad assicurare che ogni nuova misura legislativa sia appieno compatibile con il diritto europeo”, dichiara diplomaticamente Emer Traynor, proprio mentre in queste ore Montecitorio si appresta a dare il via libera definitivo alla legge di stabilità, con la web tax blindata dalla fiducia. L’ultima versione del testo, ammorbidito anche sulla cresta delle critiche espresse da Matteo Renzi, obbligherà chi vorrà acquistare servizi di pubblicità, link sponsorizzati online e spazi pubblicitari a farlo solo da soggetti titolari di partita Iva italiana. Pur essendo stati accantonati gli obblighi della partita Iva italiana per le operazioni di commercio elettronico, come ribadito stamane da Francesco Boccia, l’impianto della norma è tuttavia rimasto invariato. Esponendola all’ormai probabile mannaia della Commissione Ue. A meno che, come dovrebbe richiedere l’ordine del giorno che presenterà in serata il deputato PD Lorenza Bonaccorsi, non si tenti la via di una difficile mediazione con l’Ue, trasferendo la discussione in sede europea.

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