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5G Standalone: la maturità tecnologica e la sfida della sovranità nel 2026



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L’analisi di Ookla sullo stato globale del 5G Standalone nel 2026: performance di rete, barriere alla monetizzazione e l’emergente necessità di garantire la sovranità delle infrastrutture critiche

Aggiornato il 17 mar 2026



5g standalone corcom
Foto: Shutterstock

Il panorama delle telecomunicazioni mondiali nel 2026 descrive un settore in una fase di profonda trasformazione, dove la transizione verso architetture di rete integralmente indipendenti sta ridefinendo i rapporti di forza tra i mercati globali. Le analisi presentate dagli esperti di Ookla, Omdia, Assembly Research e KPMG evidenziano come il 5G Standalone (SA) non rappresenti più soltanto un’evoluzione tecnica, ma sia diventato il terreno di scontro principale per la competitività economica e la sicurezza nazionale. I dati emersi mostrano un mondo a più velocità, dove l’integrazione di sistemi cloud-native e la gestione dello spettro radio determinano il successo o il rallentamento delle strategie degli operatori.

La geografia del 5G Standalone: un mercato a due velocità

La distribuzione globale del 5G Standalone riflette una frammentazione marcata tra le diverse regioni. Secondo le rilevazioni di Luke Kehoe di Ookla, la Cina guida con decisione la classifica mondiale, con oltre l’80% dei campioni Speedtest su base 5G che risultano ora su architettura SA. Segue a stretto giro l’India, che ha raggiunto una quota del 50%, e gli Stati Uniti, dove quasi un terzo delle connessioni è migrato verso questa tecnologia. Al contrario, l’Europa mostra segnali di accelerazione ma partendo da una base estremamente ridotta, con tassi di adozione che in molti casi restano inferiori al 3%.

Nonostante questo distacco, mercati europei come Germania, Francia, Spagna e Regno Unito stanno emergendo come leader nel contesto continentale. Luke Kehoe osserva che: «Esiste un compromesso tra portata della distribuzione e velocità reale, quella che definirei la “frontiera di Pareto” delle prestazioni SA». Questa dinamica è evidente confrontando paesi come gli Emirati Arabi Uniti, che raggiungono velocità mediane di 1,2 Gbps grazie a un uso aggressivo della Carrier Aggregation e della banda media, rispetto alla Cina, che privilegia una diffusione capillare attraverso l’uso di bande basse.

L’efficacia delle reti SA si misura anche attraverso KPI di Qualità del Servizio (QoS) che superano i limiti del precedente standard Non-Standalone (NSA). In particolare, la latenza rimane il fattore differenziante più positivo, offrendo prestazioni sostanzialmente migliori. Tuttavia, Kehoe avverte che i risultati non dipendono solo dall’accensione del nuovo Core, ma da ottimizzazioni profonde che includono la qualità del peering, il posizionamento delle Content Delivery Networks (CDN) e la collocazione della User Plane Function (UPF) all’interno della rete.

Architetture Core e lo scoglio dell’integrazione multi-vendor

Il passaggio al 5G Standalone impone agli operatori sfide infrastrutturali che vanno ben oltre l’installazione di nuove antenne. Roberto Kompany di Omdia sottolinea come la gestione di asset fisici, virtualizzati e cloud-native rappresenti un elemento di estrema complessità. Da un sondaggio condotto da Omdia su 100 fornitori di servizi di comunicazione (CSP), sono emerse criticità strutturali che rallentano l’implementazione del Core 5G in Europa:

  • Budget e finanziamenti, citati come ostacolo principale dal 55% dei rispondenti.
  • Integrazione di ambienti networking multicloud e ibridi, indicata dal 52% degli intervistati.
  • Interoperabilità multi-vendor, un problema sentito dal 70% degli operatori europei che hanno scelto di limitare a tre o meno i propri fornitori per ridurre i rischi di incompatibilità.

La carenza di incentivi all’investimento è un tema centrale, come riportato recentemente anche dalla CEO di Orange, Christel Heydemann. Roberto Kompany chiarisce che: «Si può distribuire il 5G senza banda C usando bande inferiori, ma non si ottengono le alte velocità promesse. Se invece si usa solo la banda C senza le bande basse collegate al Core 5G, si ha capacità ma manca la copertura». La Carrier Aggregation corretta richiede dunque la disponibilità di entrambe le tipologie di frequenze.

La sovranità delle infrastrutture e il Digital Networks Act

Il concetto di sovranità è emerso con forza nel dibattito regolatorio, in particolare con il recente Digital Networks Act (DNA) della Commissione Europea. James Robinson di Assembly Research evidenzia come la politica stia plasmando i mercati in modo eterogeneo. Mentre nel Regno Unito la Wireless Infrastructure Strategy punta a una copertura SA nazionale entro il 2030, gli obiettivi europei appaiono meno specifici riguardo allo standard Standalone o alla copertura indoor.

La resilienza delle reti è il pilastro del DNA, ma la sua implementazione solleva dubbi sulla centralizzazione del potere normativo a Bruxelles a scapito delle singole nazioni. Robinson avverte che l’impatto economico più significativo potrebbe derivare dal Cyber Security Act, che potrebbe imporre la rimozione dei fornitori considerati ad alto rischio dalle reti entro soli tre anni. Questo tema non è limitato all’Europa: in Cina, il 15° piano quinquennale si focalizza su AI e 6G; l’India promuove tecnologie costruite internamente per l’operatore BSNL; e gli Stati Uniti stanziano fondi per il reshoring della catena di approvvigionamento.

Il business case: vendere affidabilità e “momenti”

La monetizzazione del 5G Standalone rimane una delle sfide più ardue per il settore. Davide Di Labio di KPMG suggerisce un cambio di paradigma nel modo in cui la tecnologia viene proposta al mercato. In Europa, l’adozione dei livelli di velocità (speed tiers) è stata dettata dalla facilità di comunicazione più che dal valore reale per l’utente. Di Labio afferma: «I consumatori non pagano per l’architettura di rete, pagano per i “momenti”: la chiamata che non si interrompe, l’hotspot che non collassa, il gioco senza picchi di latenza».

Secondo l’analisi di KPMG, gran parte del valore attuale del SA in Europa è di natura difensiva, legata alla riduzione dei reclami e a una migliore fidelizzazione dei clienti. Per generare ricavi aggiuntivi, è necessario passare alla vendita di “risultati” pacchettizzati, come modalità hotspot premium o piani per i creator. La visione di Di Labio è netta: «L’Europa dovrebbe smettere di vendere il SA come “un 5G migliore” e iniziare a venderlo come affidabilità ripetibile».

Il segmento Enterprise (B2B) appare come il motore principale della crescita, specialmente in Italia. Le aziende cercano sicurezza e responsabilità chiara, preferendo servizi affidabili a complessi concetti di telecomunicazioni. Il network slicing rappresenta una grande opportunità tecnica, ma in Europa deve scontrarsi con i principi della Neutralità della Rete, sui quali l’organismo dei regolatori europei (BEREC) sta attualmente conducendo consultazioni per fornire maggiore chiarezza.

Performance reali: batteria, voce e gaming

Al di là delle strategie macroeconomiche, il 5G Standalone offre vantaggi tangibili nell’esperienza quotidiana dell’utente. Studi condotti nel Regno Unito su milioni di scansioni hanno dimostrato un netto miglioramento della durata della batteria dei dispositivi collegati a reti SA. Questo avviene perché l’architettura SA semplifica lo stato di connessione ed elimina la necessità di mantenere un’ancora LTE costante, riducendo lo sforzo energetico del modem.

Anche la performance vocale sta evolvendo con il Voice over NR (VoNR). Sebbene i dati di Root Metrics indichino che il VoNR non ha ancora raggiunto i livelli di eccellenza del Voice over LTE (VoLTE) nei mercati più avanzati come la Corea del Sud, operatori come Singtel a Singapore hanno già dimostrato che risultati altamente competitivi sono possibili grazie a un’ottimizzazione mirata.

Per quanto riguarda il gaming e le infrastrutture cloud, la qualità dell’esperienza dipende strettamente dalla vicinanza degli hyperscaler come AWS o Azure. Gli Stati Uniti e diversi paesi europei mantengono una leadership in questo ambito, indipendentemente dalle velocità di download, a testimonianza del fatto che un’esperienza d’uso superiore nel 2026 deriva da una combinazione sinergica tra architettura Core, gestione dello spettro e infrastrutture cloud distribuite.

FAQ: 5G

Il 5G (acronimo di 5th Generation) rappresenta la quinta generazione di tecnologie di telefonia mobile, più potente rispetto al 4G/IMT-Advanced. Offre prestazioni e velocità significativamente superiori, con una velocità massima in download di 20 Gbps (contro i 2 Gbps del 4G), una latenza ridotta a 1-4 millisecondi (rispetto ai 10-50 millisecondi del 4G) e la capacità di supportare dispositivi in movimento fino a 500 km/h. Una delle caratteristiche più rilevanti è la densità di connessione, che arriva fino a un milione di dispositivi per km quadrato, dieci volte superiore rispetto alla tecnologia 4G. Questa tecnologia è fondamentale per abilitare innovazioni come l’intelligenza artificiale, la blockchain e l’internet delle cose, che necessitano di una connessione rapida e diffusa per essere adottate su scala globale.

La connettività 5G è già ampiamente disponibile in Italia: secondo i dati dell’Osservatorio 5G della Commissione europea, la copertura nel nostro Paese ha raggiunto il 99,7%. Il 5G è attivo e funzionante in 38 paesi europei, tra cui l’Italia, ed è proposto da circa 50 operatori. La tecnologia copre quasi tutto il territorio nazionale, con alcune eccezioni nelle zone alpine e lungo l’Appennino da Nord a Sud. Si prevede che entro il 2025 il 5G coprirà un terzo dell’Europa con 232 milioni di connessioni. Attualmente, l’88% degli operatori di telefonia mobile in Italia propone almeno un’offerta 5G o un’opzione per sbloccare l’accesso alla rete di nuova generazione.

Il 5G offre numerosi vantaggi rispetto alle tecnologie precedenti. La minore latenza (1-4 millisecondi contro i 10-50 del 4G) garantisce tempi di risposta quasi istantanei, cruciali per applicazioni in tempo reale. La velocità di download raggiunge i 20 Gbps, dieci volte superiore al 4G, mentre l’ampliamento della larghezza di banda permette una qualità video superiore per streaming e trasmissioni. La densità di connessione aumenta fino a un milione di dispositivi per km quadrato, abilitando scenari IoT massivi. Inoltre, il 5G supporta dispositivi in movimento fino a 500 km/h, garantendo connettività stabile anche ad alta velocità. Questi miglioramenti rendono il 5G una tecnologia abilitante per intelligenza artificiale, blockchain, pagamenti digitali e digitalizzazione del Paese, con potenziali impatti economici significativi: secondo le stime BCG, l’adozione diffusa in Europa potrebbe creare circa 2,4 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2025 e incrementare il PIL di 113 miliardi di euro all’anno, riducendo anche le emissioni totali di CO2 del 15%.

Il 5G Standalone (SA) rappresenta l’evoluzione completa del 5G, con un core network completamente indipendente dal 4G. A differenza del 5G Non-Standalone (che utilizza ancora l’infrastruttura 4G), il 5G SA offre funzionalità avanzate come il network slicing dinamico, latenza ultra-bassa e gestione intelligente del traffico. Secondo Andrea Missori, Presidente e Ad di Ericsson Italia, il 5G SA non è un semplice aggiornamento tecnologico ma un cambio di paradigma che permette di passare da un modello di rete “best effort” (uguale per tutti) a un modello “sartoriale” capace di adattarsi alle esigenze specifiche di ciascun servizio. Questa tecnologia abilita nuovi scenari produttivi e industriali in settori come manifattura, logistica, sanità e trasporti, rappresentando una leva strategica per la competitività del Paese. A livello mondiale, ci sono già oltre 80 reti 5G SA attive e circa 160 in arrivo, evidenziando l’importanza per l’Italia di accelerare in questa direzione.

Il 5G-Advanced rappresenta l’evoluzione del 5G standard ed è entrato nella fase operativa con dodici operatori che hanno già avviato reti commerciali con funzioni avanzate, abilitate dal core 5G Standalone. La prima ondata di servizi si concentra sul network slicing dinamico, considerato la leva di monetizzazione più immediata. Questa tecnologia consente di allocare risorse dedicate con latenza, throughput e affidabilità garantite su richiesta, particolarmente utile per eventi live, broadcast e venue ad alta densità. Un altro aspetto importante è la Voice over New Radio (VoNR), che permette di gestire le comunicazioni vocali direttamente sulla rete 5G. Il 5G-Advanced include anche la tecnologia RedCap, che semplifica l’IoT a basso consumo per wearable e sensori industriali, ampliando l’ecosistema di dispositivi connessi. Gli analisti vedono nel core SA la base del futuro 6G, suggerendo che gli operatori possono capitalizzare sul SA con release evolutive piuttosto che affrontare un nuovo salto di core in futuro.

Il 5G FWA (Fixed Wireless Access) è una tecnologia che utilizza le reti 5G per fornire connessioni internet fisse ad alta velocità, rappresentando un’alternativa alla fibra ottica, particolarmente vantaggiosa nelle aree dove la posa della fibra è complessa o economicamente non sostenibile. Le soluzioni più evolute stanno rivoluzionando la connettività nei complessi residenziali multi-unità (MDU), superando uno dei limiti storici del FWA: la distribuzione del segnale all’interno degli edifici. Recenti innovazioni tecnologiche sviluppate da aziende come Movandi e Qualcomm includono sistemi avanzati di beamforming intelligente combinati con reti mesh indoor, che consentono di distribuire efficacemente il segnale 5G tra diversi appartamenti, mantenendo velocità superiori a 1 Gbps in ogni unità abitativa senza necessità di cablaggi aggiuntivi. In Italia, operatori come Eolo stanno già utilizzando il 5G FWA per portare internet ultraveloce nei piccoli comuni, contribuendo a ridurre il digital divide nelle aree storicamente escluse dalla banda larga.

Le sfide di sicurezza legate al 5G sono molteplici e in continua evoluzione. Secondo Cristiano Voschion, Country Manager Italia di Check Point, il settore delle telecomunicazioni è tra i più esposti a livello globale, con un incremento medio del 94% di attacchi su base annua nel primo trimestre del 2025 e oltre 2.600 attacchi settimanali per operatore. Le minacce principali includono DDoS multivettore (che combinano attacchi volumetrici e applicativi), abusi sulle API e attacchi alla supply chain, in particolare sugli orchestratori cloud ed edge. A questi si aggiungono campagne di phishing e impersonation potenziate dall’intelligenza artificiale. La convergenza tra cloud, intelligenza artificiale e reti 5G espande notevolmente la superficie d’attacco, rendendo necessario un cambio di paradigma: dalla difesa reattiva alla prevenzione predittiva, basata su automazione, AI e threat intelligence in tempo reale. Per affrontare queste sfide, le aziende stanno implementando soluzioni come gateway di nuova generazione con motori AI per bloccare exploit zero-day, gestione intelligente delle policy e threat intelligence dinamica.

Con l’arrivo del 5G, il 4G non scomparirà immediatamente ma è destinato a convivere ancora per molti anni accanto alla nuova tecnologia. Questo principalmente perché non è sempre possibile portare il 5G in molte zone rurali o remote. Si prevede che la connettività 4G potrebbe sopravvivere in Italia e in molte altre parti del mondo fino al 2030. Le due tecnologie continueranno a operare in parallelo, con il 5G che gradualmente assumerà un ruolo predominante nelle aree urbane e ad alta densità di popolazione, mentre il 4G manterrà la sua importanza nelle zone dove l’implementazione del 5G risulta più complessa o economicamente meno vantaggiosa. Questa coesistenza garantirà una transizione graduale e una copertura di rete più ampia durante la fase di espansione della nuova tecnologia.

Il mercato delle offerte 5G in Italia sta vivendo una rapida evoluzione, con l’88% degli operatori di telefonia mobile che propone almeno un’offerta 5G o un’opzione per sbloccare l’accesso alla rete di nuova generazione. Secondo l’Osservatorio SOStariffe.it, il trend iniziato nel 2024 con l’arrivo della tecnologia anche nei piani low cost ha portato a tariffe sempre più accessibili in termini di costi e con un numero crescente di Giga inclusi. L’offerta media con 5G incluso comprende attualmente 251 GB a fronte di un costo di 11,01 euro al mese, mentre analizzando le sole offerte con canone inferiore ai 10 euro al mese, si trova una media di 226 GB al costo di 8,70 euro mensili. L’evoluzione negli ultimi cinque anni (2021-2025) mostra come le tariffe 5G abbiano più che raddoppiato i Giga inclusi e ridotto di quasi il 40% il valore del canone medio, rendendo questa tecnologia sempre più accessibile al grande pubblico.

L’integrazione tra 5G e reti satellitari rappresenta un passo fondamentale verso una connettività globale senza interruzioni. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e un gruppo di partner industriali hanno completato con successo la prima sperimentazione della tecnologia 5G-Advanced Non-terrestrial Network (NTN) utilizzando satelliti in orbita terrestre bassa (LEO) della costellazione Eutelsat OneWeb. Seguendo i più recenti standard 3GPP Release 19, questa integrazione permette di colmare le lacune di copertura nelle aree remote o offshore, estendendo la connettività per settori che dipendono da dati in tempo reale come spedizioni, logistica ed energia. La sperimentazione ha dimostrato l’handover condizionale, ovvero la capacità di un dispositivo di spostarsi tra un satellite e una torre terrestre senza perdere la connessione. Nonostante le sfide tecniche come la latenza e la gestione dei dati attraverso diverse giurisdizioni, questa tecnologia apre la strada a reti che combinano segnali spaziali e terrestri, rendendo la banda larga satellitare parte integrante delle normali reti aziendali.

L’Autorità Garante per le Comunicazioni ha recentemente approvato all’unanimità le procedure per l’assegnazione e le regole per l’utilizzo delle frequenze disponibili nella banda 24.25-26.5 GHz, finalizzate allo sviluppo delle reti wireless a banda ultra-larga (delibera n. 232/25/Cons). Questa decisione completa il percorso di regolamentazione per l’assegnazione di una delle bande “pioniere” per lo sviluppo del 5G, la cui parte superiore (26.5-27.5 GHz) era stata già assegnata nel 2018. Le misure adottate rispondono all’esigenza di definire un quadro regolamentare certo e di lungo termine, favorendo la sostenibilità degli investimenti in reti e servizi 5G, particolarmente per le architetture Fixed Wireless Access (FWA). Il regolamento prevede che i diritti d’uso delle frequenze siano assegnati mediante una procedura competitiva, con modalità simili a quelle adottate nel 2018, ma introduce anche la possibilità per i futuri aggiudicatari di effettuare il pagamento in rate annuali e di beneficiare di sconti sul prezzo di riserva al raggiungimento di specifici obiettivi legati all’avvio del dispiegamento delle reti.

Il mercato del 5G Mobile Core Network (MCN) ha registrato una crescita impressionante del 31% anno su anno nel secondo trimestre 2025, secondo l’ultimo report di Dell’Oro Group. Questa accelerazione ha portato gli analisti a rivedere al rialzo le stime annuali, con un tasso di crescita previsto per l’intero 2025 del 10%, il doppio rispetto alle previsioni precedenti. A trainare il mercato sono le reti 5G Standalone (SA), con 71 operatori mobili che hanno già lanciato servizi commerciali. Le principali tendenze includono l’adozione di tecnologie come RedCap (che consente di ridurre costi e complessità dei dispositivi IoT), il network slicing (che permette di creare reti virtuali dedicate con SLA personalizzati) e il Multi-access Edge Computing (MEC), che ha registrato una crescita del 32% nel trimestre. Quest’ultimo segmento è previsto crescere da 5,3 miliardi di dollari nel 2025 a 124,6 miliardi nel 2035, con un CAGR del 37,2%. Anche il Voice Core è in crescita (+18% nel trimestre), trainato dalla migrazione verso IMS Core cloud-native per la gestione dei servizi voce su reti 5G SA.

Gli operatori 5G affrontano significative sfide economiche e di sostenibilità. Come evidenziato da Pietro Labriola, amministratore delegato di TIM, “l’ecosistema ha un solo soggetto che paga i conti per tutti: gli operatori”, che sono schiacciati da un modello economico insostenibile dove la somma dei costi non è coperta dai ricavi generati. I prezzi italiani per il 5G, a circa 9,90 euro contro i 40-50 dollari degli Stati Uniti, sono tra i più bassi al mondo, rendendo difficile il ritorno sugli investimenti. Sul fronte della sostenibilità ambientale, Ericsson ha sviluppato il programma “Breaking the Energy Curve”, con stazioni radio di nuova generazione che consumano fino a dieci volte meno energia rispetto al 4G a parità di dati trasmessi, contribuendo a ridurre emissioni e costi operativi. La sostenibilità economica resta però una sfida: come osservato da Andrea Missori di Ericsson Italia, “se il traffico cresce ma il valore rimane nullo, il sistema non regge”. Le telecomunicazioni sono forse l’unico settore che non cresce con l’inflazione, una contraddizione che va superata affinché il 5G possa offrire servizi avanzati che riconoscano il valore dell’investimento tecnologico.

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