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Neutral host e sharing leva per reti più efficienti. Ma serve visione industriale



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Dal 5G standalone all’edge computing, passando per sostenibilità energetica, resilienza e modelli di condivisione infrastrutturale: il confronto tra Cellnex, NTT Data, Inwit e Wind Tre sugli scenari che segnano la direzione futura

Pubblicato il 25 giu 2026



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La trasformazione del settore delle telecomunicazioni passa sempre più dalle infrastrutture. Non soltanto reti mobili e fibra, ma un intero ecosistema chiamato a evolvere per sostenere la crescita del traffico dati, l’adozione del 5G standalone, l’edge computing e i nuovi servizi digitali. In questo scenario, torri, sistemi neutral host e modelli di sharing assumono un ruolo strategico per garantire sostenibilità economica, efficienza industriale e qualità dei servizi.

È quanto emerso a Telco per l’Italia nel panel “Torri, neutral host e sharing: fibra e reti alla prova dell’efficienza industriale”, moderato da Federica Meta, direttrice CorCom e che ha visto confrontarsi rappresentanti di tower company, operatori e system integrator. Al centro del dibattito la necessità di attrarre investimenti privati, accelerare la diffusione del 5G, rendere più resilienti le infrastrutture e affrontare il crescente impatto dei costi energetici, attraverso nuovi modelli di collaborazione lungo tutta la filiera.

Biagi (Cellnex Italia): “Serve liberare risorse per gli investimenti infrastrutturali”

Secondo Gian Marco Biagi, Commercial Enterprise & Public Administration Director di Cellnex Italia, la sfida infrastrutturale europea va letta in un contesto globale caratterizzato da un crescente divario rispetto a Stati Uniti, Cina e India.

Biagi ha ricordato come l’Europa abbia bisogno di centinaia di miliardi di euro di investimenti per mantenere la propria competitività digitale e ha sottolineato che, in una fase di forte pressione sui conti pubblici, l’unica strada percorribile sia quella di attrarre capitali privati. In questo quadro, le tower company svolgono un ruolo fondamentale, avendo già contribuito a liberare risorse che gli operatori possono reinvestire nello sviluppo delle reti.

Per il manager di Cellnex, occorre però evitare interventi regolatori che possano ridurre l’attrattività del settore per gli investitori. Un tema particolarmente rilevante riguarda il rinnovo delle licenze, che dovrebbe essere orientato a favorire gli investimenti sul territorio e a rafforzare la sovranità digitale del Paese.

Guardando all’evoluzione tecnologica, Biagi ha evidenziato come la priorità sia portare una reale qualità del 5G ai cittadini. Se la torre resta l’infrastruttura cardine delle reti mobili, cresce l’importanza delle soluzioni indoor, come sistemi DAS (Distributed Antenna System) e small cell, indispensabili per superare i limiti di copertura all’interno di edifici e strutture complesse. Le infrastrutture, inoltre, stanno diventando sempre più intelligenti. L’utilizzo di tecnologie come digital twin e droni consente una gestione avanzata degli asset, mentre l’integrazione di impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e funzionalità edge apre nuove prospettive per resilienza, sostenibilità e prossimità dei servizi digitali. In Italia, ha ricordato Biagi, esistono circa 55 mila siti che potrebbero evolvere in veri e propri nodi distribuiti dell’economia digitale.

Mantegazza (Ntt Data Italia): “Servono visione industriale e investimenti di lungo periodo”

Per Stefano Mantegazza, Managing Director di Ntt Data Italia, il tema dell’efficienza delle reti non può essere separato da quello della monetizzazione degli investimenti e da una strategia industriale di lungo termine.

Mantegazza ha portato l’esempio del Giappone, dove il ruolo di indirizzo dello Stato ha consentito di favorire gli investimenti infrastrutturali senza compromettere la concorrenza di mercato. Un modello che, a suo giudizio, ha permesso al Paese di costruire un ecosistema digitale più solido e competitivo, garantendo tempi di ritorno degli investimenti più sostenibili rispetto a quelli tipicamente osservati in Europa. Sulla scorta di questo esempio, secondo il manager, il settore italiano ha bisogno di una visione strategica che premi gli investimenti in infrastrutture e innovazione, evitando frammentazioni che rischiano di indebolire l’intero ecosistema.

Sul fronte tecnologico, Mantegazza ha richiamato il progetto giapponese IOWN (Innovative Optical and Wireless Network), promosso da Ntt insieme a partner come Sony e Intel. L’iniziativa punta a realizzare una rete completamente fotonica, superando le attuali architetture basate su componenti elettronici e aprendo la strada alle future reti 6G. Una trasformazione che richiede la collaborazione dell’intera catena del valore e che, secondo Mantegazza, pone una domanda strategica destinata a diventare centrale nei prossimi anni: chi governerà le infrastrutture digitali del futuro? Una possibile risposta è che il controllo non potrà più essere concentrato in un solo anello della filiera.

Mondo (Inwit): “Le torri sono diventate piattaforme di abilitazione digitale”

Per Andrea Mondo, Chief Tower Infrastructure Officer di Inwit, il modello neutral host rappresenta uno degli strumenti più efficaci per accelerare gli investimenti e migliorare l’efficienza del settore.

Mondo ha ricordato come il passaggio dalle torri proprietarie degli operatori al modello di condivisione abbia profondamente trasformato il mercato. Dal 2015 a oggi il numero delle torri in Italia è passato da circa 40 mila a 55 mila unità, mentre senza il paradigma del neutral hosting si sarebbe arrivati, secondo le stime, a oltre 120 mila siti. Un approccio che ha consentito di generare circa 20 miliardi di euro di cost avoidance per il settore e di liberare importanti risorse finanziarie per nuovi investimenti. Le torri, tuttavia, non sono più semplicemente infrastrutture passive. Oggi rappresentano piattaforme di abilitazione digitale capaci di supportare il 5G, la copertura indoor, le smart city e numerosi servizi innovativi.

Inwit è coinvolta, tra l’altro, nei progetti del Piano Italia 5G per la copertura delle aree bianche e sta sviluppando numerose iniziative dedicate alle coperture indoor, dagli ospedali ai musei fino alle infrastrutture urbane. Un esempio è il progetto sulla metropolitana di Roma, portato avanti attraverso una società controllata, che punta a estendere il concetto di infrastruttura condivisa anche agli ambienti sotterranei.

Mondo ha inoltre posto l’accento sulla sostenibilità energetica, definendola una delle principali sfide per il settore. Con consumi che raggiungono centinaia di gigawattora l’anno, diventa indispensabile investire in autoproduzione energetica, comunità energetiche, sistemi di free cooling, accumulo e strumenti di manutenzione predittiva.

La resilienza, ha concluso, non riguarda soltanto la continuità operativa delle reti, ma anche la capacità delle infrastrutture di generare valore per il territorio, ad esempio attraverso sistemi di monitoraggio ambientale e tecnologie per la prevenzione degli incendi boschivi.

Pagliaro (Wind Tre): “L’intera filiera deve essere sostenibile”

La sostenibilità dell’ecosistema telecomunicazioni è stata al centro dell’intervento di Stefano Pagliaro, Head of Governance and Vendor Management di Wind Tre, che ha ribadito come il settore debba essere considerato un sistema integrato, nel quale la tenuta economica di tutti gli attori è una condizione indispensabile per garantire continuità e sviluppo.

Pagliaro ha ricordato il ruolo pionieristico svolto da Wind Tre nell’affermazione del modello tower company e ha sottolineato come la collaborazione tra operatori e partner infrastrutturali sia oggi un elemento chiave per la crescita del mercato.

Tra le principali criticità resta, ancora una volta, il tema energetico. I consumi delle reti possono arrivare a circa 1.000 GWh annui e incidono in modo significativo sui bilanci degli operatori. L’efficienza può essere migliorata attraverso strumenti avanzati, come l’intelligenza artificiale applicata alla gestione dinamica degli apparati di rete, ma i risultati più rilevanti richiedono investimenti consistenti per il rinnovo tecnologico delle infrastrutture. Secondo Pagliaro, in questo quadro sarebbe necessario riconoscere formalmente l’intera filiera delle telecomunicazioni come comparto energivoro, consentendo l’accesso a misure e incentivi dedicati.

Sul fronte operativo, modelli di cost sharing e manutenzione predittiva delle torri aiutano a contenere la pressione sui conti, ma non risolvono da soli il nodo dei costi strutturali. Da qui la necessità di spingere su accordi più evoluti tra operatori, tower company e fornitori tecnologici, capaci di premiare efficienza, qualità e innovazione lungo tutta la filiera.

Per Pagliaro, il punto di partenza resta una visione di ecosistema. “Il binomio operatore-tower company offre una piattaforma per l’infrastruttura digitale del Paese”, ha sottolineato. Ma perché questa piattaforma sia davvero adeguata servono tecnologia, IoT e modelli collaborativi più maturi. In altre parole, la sostenibilità delle reti non passa solo dagli apparati. Passa dalla capacità della filiera di condividere responsabilità, investimenti e valore.

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