La preparazione del 6G entra nella fase delle scelte sullo spettro. E per la GSMA una delle decisioni più importanti riguarda i 700 MHz compresi tra 6,425 e 7,125 GHz, la parte superiore della gamma dei 6 GHz che l’industria delle telecomunicazioni punta a utilizzare per aumentare la capacità delle reti nelle aree a maggiore domanda. L’associazione internazionale degli operatori mobili invita quindi governi e autorità nazionali a inserire l’intera porzione nei propri piani frequenziali e a destinarla a servizi cellulari su macro-celle a piena potenza.
L’appello arriva da Kuala Lumpur, dove la GSMA ha annunciato che più di 60 aziende dell’ecosistema, tra operatori, produttori di smartphone, chipset e apparati di rete, hanno confermato la disponibilità delle tecnologie necessarie per supportare implementazioni su larga scala. La questione, dunque, secondo l’associazione, si sposta dalla maturità industriale alle decisioni regolamentari.
Il quadro internazionale ha già compiuto un passaggio significativo con la World Radiocommunication Conference del 2023. Secondo la GSMA, Paesi che rappresentano oltre l’80% della popolazione mondiale sostengono oggi l’utilizzo mobile della porzione superiore dei 6 GHz, mentre le prime assegnazioni sono già state completate e altri provvedimenti sono attesi in Europa, Medio Oriente e Africa, Asia-Pacifico e Americhe.
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Dai 5G Advanced al 6G, perché servono canali più larghi
Il punto centrale è la capacità disponibile nelle frequenze intermedie. Le mid-band hanno rappresentato uno degli elementi fondamentali dello sviluppo del 5G perché offrono un compromesso tra copertura e quantità di spettro disponibile. Con il passaggio alle generazioni successive, tuttavia, la quantità di frequenze contigue richiesta aumenta.
Nel rapporto 6 GHz in Europe – Mobile evolution in 6.425-7.125 GHz, la GSMA sottolinea che ogni generazione ha progressivamente ampliato la dimensione dei canali: dai pochi MHz delle prime reti mobili fino ai 100 MHz utilizzati dal 5G. Per il 6G vengono invece considerate configurazioni da 200 a 400 MHz, attraverso un singolo blocco o l’aggregazione di più canali. I 700 MHz complessivamente disponibili nella parte superiore dei 6 GHz vengono quindi indicati come una delle poche risorse capaci di offrire ampiezze compatibili con questo scenario anche in mercati con tre operatori.
È su questa base che la GSMA lega direttamente le decisioni da assumere oggi alla futura introduzione del 6G. La richiesta ai regolatori è di evitare frammentazioni eccessive o restrizioni di potenza che ridurrebbero la capacità utilizzabile dalle reti macro.
«Il messaggio dell’ecosistema mobile è chiaro: siamo pronti a mettere lo spettro della parte superiore dei 6 GHz al servizio di consumatori e imprese in tutto il mondo – afferma Vivek Badrinath, direttore generale della GSMA –. I governi hanno ora un’importante opportunità per trasformare l’armonizzazione internazionale in connettività reale, dando priorità a queste frequenze per i servizi mobili a piena potenza».
Il traffico europeo verso 97 GB al mese per connessione
A rafforzare la richiesta dell’industria c’è soprattutto la crescita del consumo di dati. Secondo le elaborazioni contenute nel rapporto GSMA, in Europa il traffico medio mensile per connessione dovrebbe passare dai 32 GB del 2024 ai 97 GB del 2030, più che triplicando nell’arco di sei anni. Nello stesso periodo la media mondiale passerebbe da 16 a 46 GB.
L’associazione invita per questo le autorità a guardare anche all’incremento assoluto dei volumi e non soltanto ai tassi percentuali di crescita. L’aumento del traffico previsto con la progressiva maturazione del 5G potrebbe infatti essere ulteriormente amplificato con la diffusione dei servizi della generazione successiva.
L’obiettivo è aggiungere capacità nelle aree urbane utilizzando frequenze sufficientemente elevate da offrire grandi blocchi di spettro, ma ancora adatte alla copertura attraverso le infrastrutture macro-cellulari esistenti. Nei test richiamati dalla GSMA, i 6 GHz hanno raggiunto velocità di picco nell’ordine dei 12 Gbit/s. Il rapporto pone inoltre la disponibilità di questa risorsa tra le condizioni per sostenere la competitività digitale europea nel prossimo decennio.
«La parte superiore dei 6 GHz rappresenta una delle opportunità più importanti per assicurare la capacità necessaria alla prossima generazione di reti mobili e creare un percorso definito dal 5G Advanced al 6G – prosegue Badrinath –. Servono decisioni tempestive e favorevoli agli investimenti, in modo da offrire agli operatori la certezza necessaria per investire, aiutare i Paesi a raggiungere i propri obiettivi digitali e sostenere uno sviluppo efficiente, innovativo e, soprattutto, inclusivo».
La partita con il Wi-Fi e la divisione dei 6 GHz
La destinazione della porzione superiore assume particolare rilievo perché in Europa una prima scelta sulla gamma dei 6 GHz è già stata compiuta per il Wi-Fi. La parte compresa tra 5,925 e 6,425 GHz è disponibile per le reti locali wireless, mentre la GSMA chiede che i successivi 700 MHz siano riservati al mobile.
L’associazione sostiene che questa ripartizione consentirebbe alle due tecnologie di disporre delle risorse necessarie per evolvere. A supporto di questa posizione porta i dati raccolti da Ookla in undici capitali europee tra il 2024 e il 2025. L’utilizzo della porzione inferiore dei 6 GHz da parte del Wi-Fi 6E risulta ancora molto contenuto: in alcune città non vengono rilevate connessioni, mentre anche nei mercati con maggiore penetrazione la quota rimane a una sola cifra. La maggior parte delle connessioni Wi-Fi continua a utilizzare le frequenze a 2,4 e 5 GHz.
La fotografia proposta dalla GSMA evidenzia anche un ampio margine di aggiornamento tecnologico. Nelle città analizzate, una quota compresa tra l’11% e il 32% delle scansioni utilizza ancora Wi-Fi 4, mentre Wi-Fi 6 rappresenta tra l’11% e il 39% a seconda del mercato. Il rapporto ritiene quindi possibile assorbire una parte della crescita attraverso la migrazione verso standard più efficienti, il miglioramento della progettazione delle reti indoor e l’uso di access point aggiuntivi o sistemi mesh.
L’analisi evidenzia inoltre come Wi-Fi 6 riesca già a fornire velocità significativamente superiori rispetto alle generazioni precedenti utilizzando prevalentemente le gamme tradizionali a 2,4 e 5 GHz. Nelle undici città considerate, le velocità mediane rilevate per il Wi-Fi 6 arrivano, a seconda del mercato, vicino ai 500 Mbit/s.
Anche gran parte del traffico cellulare viene generata indoor
Uno dei nodi del confronto sull’uso della gamma riguarda la distinzione tra connettività indoor e outdoor. Le frequenze non licenziate vengono utilizzate soprattutto all’interno degli edifici, ma la GSMA contesta l’idea che questo debba comportare una destinazione prevalente dei 6 GHz al Wi-Fi.
Le elaborazioni realizzate a partire dai dati Speedtest Intelligence di Ookla indicano che il 71% dell’utilizzo dei dati mobili avviene indoor e che l’85% della connettività cellulare all’interno degli edifici viene fornita attraverso frequenze mid-band. Nelle città europee considerate, il 71% dell’utilizzo 5G indoor passa dalla gamma dei 3,5 GHz.
Secondo la GSMA, le sperimentazioni effettuate sui 6 GHz indicano inoltre una copertura indoor comparabile a quella ottenibile sui 3,5 GHz. Questo renderebbe la nuova gamma utilizzabile come ulteriore strato di capacità urbana, capace di servire sia ambienti esterni sia una parte rilevante della domanda generata all’interno degli edifici.
Si tratta di un punto importante per gli operatori perché l’incremento della capacità non sarebbe limitato agli hotspot o a piccole celle dedicate, ma potrebbe essere integrato nelle reti macro esistenti, sfruttando siti e infrastrutture già disponibili.
La GSMA: con l’uso licenziato maggiori benefici economici
Nel dossier europeo l’associazione richiama anche una precedente analisi di GSMA Intelligence su nove Paesi, costruita confrontando tre possibili modelli: assegnazione licenziata alle reti cellulari macro a potenza standard, utilizzo non licenziato per Rlan e uso condiviso con limitazioni alla potenza delle reti mobili.
In tutti i Paesi analizzati, il valore economico stimato risulta più elevato nello scenario che assegna l’intera porzione superiore alle reti cellulari licenziate a piena potenza. Secondo l’analisi, la ragione principale è che le reti mobili avrebbero maggiori probabilità rispetto al Wi-Fi di incontrare vincoli di capacità entro il 2035. Le soluzioni condivise, invece, ridurrebbero i benefici attraverso le restrizioni applicate alla potenza trasmissiva.
Si tratta naturalmente di uno studio prodotto dall’organizzazione che rappresenta l’industria mobile e quindi inserito nel confronto regolamentare sulla destinazione della risorsa. I dati contribuiscono però a definire il terreno su cui si giocheranno le prossime decisioni: quanto spettro attribuire alle reti cellulari, quanto preservare per gli utilizzi non licenziati e a quali condizioni permetterne l’uso.
Dall’armonizzazione internazionale alle decisioni nazionali
Per la GSMA, dopo la WRC-23 il passaggio decisivo riguarda ora i singoli mercati. L’armonizzazione internazionale permette ai produttori di sviluppare chipset, dispositivi e apparati destinati a una base sufficientemente ampia di Paesi, riducendo il rischio di ecosistemi tecnologici frammentati. Le assegnazioni nazionali determinano però tempi e condizioni effettive degli investimenti.
L’associazione chiede quindi roadmap definite con anticipo, disponibilità dell’intera porzione 6,425-7,125 GHz e condizioni economiche compatibili con gli investimenti, oltre alla possibilità di utilizzare macro-celle a piena potenza. Sono gli stessi principi indicati nelle conclusioni del rapporto europeo, che collega la disponibilità tempestiva delle frequenze alla possibilità di contenere i costi di implementazione, ridurre il divario nell’utilizzo della banda larga e accompagnare il passaggio verso il 6G.
La pressione sul regolatore è destinata quindi ad aumentare con l’avvicinarsi delle prime specifiche commerciali della nuova generazione. Per gli operatori, definire con diversi anni di anticipo la disponibilità delle frequenze significa poter programmare apparati, siti e investimenti. Per i decisori pubblici, la scelta riguarda invece l’equilibrio tra esigenze delle reti cellulari e degli ecosistemi Wi-Fi in una delle ultime grandi porzioni contigue di mid-band potenzialmente disponibili in Europa.








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