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Data center, la Lombardia rivede le regole su consumi e allacci alla rete


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La Giunta approva un progetto di legge che rafforza le tutele ambientali e il ruolo dei Comuni. Cauto ottimismo di IDA: “Il nodo principale, oggi, resta la certezza normativa”. L’associazione sollecita un quadro nazionale coordinato per programmare gli investimenti

Pubblicato il 23 ott 2026



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Punti chiave

  • La Lombardia approva norme che rafforzano il ruolo dei Comuni, privilegiano il recupero di aree dismesse e richiedono la certificazione della fattibilità della connessione da Terna prima delle autorizzazioni.
  • Nuove disposizioni per i data center: sistemi di raffreddamento a basso consumo d’acqua e acquisto di elettricità non autoconsumata da fonti rinnovabili; valgono per nuovi impianti e ampliamenti.
  • L’IDA accoglie con cauto ottimismo, chiede regole chiare e tempi prevedibili e sollecita un intervento del Governo; stima investimenti per 36,9 mld€ e ~26.000 occupati.
Riassunto generato con AI


Sistemi di raffreddamento a basso consumo d’acqua, approvvigionamenti da fonti rinnovabili e verifica della fattibilità delle connessioni elettriche prima di avviare le autorizzazioni. La Lombardia interviene sulla disciplina dei data center con un progetto di legge approvato dalla Giunta regionale, su proposta del presidente Attilio Fontana. Le modifiche rafforzano anche il ruolo dei Comuni nella valutazione degli insediamenti e confermano la priorità al recupero delle aree dismesse.

IDA accoglie le novità con cauto ottimismo, riconoscendo il confronto avviato con la Regione, ma richiama l’esigenza di procedure chiare e tempi prevedibili. Per l’associazione, il valore economico dei progetti rende necessario anche un intervento del Governo per coordinare la cornice nazionale.

Il progetto della Regione e l’applicazione delle nuove disposizioni

Le modifiche alla legge sui data center sono contenute nel progetto di legge “Seconda legge di revisione normativa ordinamentale 2026”. Il provvedimento affronta la compatibilità degli impianti con il territorio e con la rete elettrica, insieme alla gestione delle risorse necessarie al loro funzionamento.

L’assessore regionale alle Risorse energetiche, Massimo Sertori, collega l’intervento al crescente interesse degli operatori per la Lombardia, favorito dal sistema produttivo e dalle infrastrutture presenti. L’obiettivo dichiarato è orientare gli investimenti verso progetti coerenti con le esigenze dei territori, valorizzando il ruolo strategico dei centri dati.

Le nuove disposizioni si applicheranno alle domande presentate dopo l’entrata in vigore della legge. I procedimenti già avviati continueranno a seguire la disciplina precedente: una distinzione che la Regione indica come strumento per tutelare le iniziative intraprese e garantire certezza delle regole.

Acqua e rinnovabili: cosa cambia per gli impianti

Per i nuovi centri dati e per gli ampliamenti di quelli esistenti, le proposte prevedono sistemi di raffreddamento capaci di limitare in modo sostanziale il consumo d’acqua, privilegiando le soluzioni a elevata efficienza idrica.

Sul versante energetico, l’elettricità che non sarà coperta dalla produzione rinnovabile autoconsumata dovrà essere acquistata attraverso accordi di approvvigionamento da fonti rinnovabili. Anche questa previsione riguarda i nuovi impianti e gli ampliamenti.

Si tratta di due aspetti sui quali IDA rivendica l’attenzione già maturata dal settore. L’associazione ricorda che i moderni sistemi di raffreddamento impiegano circuiti chiusi, sistemi a secco e soluzioni ibride, con una riduzione del fabbisogno idrico. A suo giudizio, alcune delle modifiche possono rafforzare principi già centrali nella progettazione e nella realizzazione delle infrastrutture.

Connessioni elettriche, verifica prima delle autorizzazioni

Un passaggio specifico riguarda la disponibilità della connessione alla rete, tema affrontato dalla Regione anche attraverso il confronto con Terna.

“I nuovi centri dati infatti – spiega l’assessore Sertori – per poter avviare l’iter autorizzativo dovranno ottenere da Terna o dall’operatore di distribuzione la certificazione della fattibilità della connessione alla rete elettrica. La procedura punta a ridurre le richieste che non corrispondono a concreti progetti di realizzazione e che rischiano di alterare il quadro complessivo delle istanze di connessione, creando difficoltà nella pianificazione rispetto ai reali fabbisogni energetici e generando, al tempo stesso, dibattiti sui territori in relazione a impianti che potrebbero non essere mai realizzati”.

La verifica della possibilità di alimentare il data center viene quindi collocata prima dell’avvio del percorso autorizzativo, con l’intento di rendere più attendibile il quadro delle richieste sul quale pianificare le infrastrutture elettriche.

Più spazio ai Comuni nelle valutazioni urbanistiche

Le modifiche chiariscono anche le procedure per gli insediamenti situati fuori dalle aree prioritarie che comportano consumo di suolo agricolo.

Se il progetto non è conforme al Piano di governo del territorio (Pgt), sarà necessaria una variante urbanistica. Quando invece il Pgt consente già l’intervento, dovrà essere predisposto un piano attuativo, da sottoporre a Valutazione ambientale strategica (Vas) qualora gli effetti del data center non siano già stati valutati.

La Regione intende così rafforzare l’utilizzo prioritario di aree dismesse e di superfici già destinate ad attività produttive.

“Rafforziamo la possibilità dei Comuni di governare queste trasformazioni – conclude Sertori – e di valutarne gli effetti sulle comunità. Il nostro obiettivo è orientare gli investimenti verso progetti di qualità, coerenti con le caratteristiche dei territori e capaci di rappresentare un’opportunità concreta per la Lombardia”.

IDA: attenzione al territorio già presente nei progetti

Nel commentare il provvedimento, IDA sottolinea che molte delle esigenze emerse nel dibattito erano già affrontabili con gli strumenti normativi esistenti. L’associazione invita a riconoscere il lavoro svolto dagli operatori sulla sostenibilità degli insediamenti.

A sostegno di questa posizione indica un dato riferito ai progetti analizzati a livello nazionale: l’80% delle superfici interessate riguarda aree già urbanizzate o dismesse, oggetto di riqualificazione e recupero.

Il confronto con la Regione viene dunque considerato utile, a condizione che contribuisca a rendere più leggibili i requisiti e le procedure per le imprese e per le amministrazioni coinvolte.

Investimenti potenziali per 36,9 miliardi, la richiesta al Governo

IDA stima un potenziale di 36,9 miliardi di euro di investimenti infrastrutturali e circa 26.000 occupati a tempo pieno tra il 2026 e il 2036. Le stime riguardano il settore nazionale e rappresentano, secondo l’associazione, un’opportunità per la competitività, la formazione di competenze e lo sviluppo delle filiere locali.

La realizzazione dei progetti resta però legata alle condizioni nelle quali le imprese possono programmare gli interventi. “Il nodo principale, oggi, resta la certezza normativa: la difficoltà maggiore per gli operatori è la mancanza di chiarezza e prevedibilità delle regole”, afferma IDA.

La richiesta riguarda la possibilità di conoscere con precisione requisiti da rispettare, procedure da seguire e tempi attesi. Per questo l’associazione sollecita un contributo del Governo alla definizione di un quadro nazionale chiaro e coordinato, che offra riferimenti comuni agli investitori e alle amministrazioni locali, valorizzando le specificità dei territori.

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