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L'INTERVENTO

5G, si allontana il “ban” per i vendor cinesi. La Ue pronta a certificare la sicurezza delle reti

La commissaria Mariya Gabriel rassicura le telco che temono il bando totale con conseguente aumento di tempi e costi per il roll-out: “Stabiliremo al più presto i criteri di ammissione dei fornitori nell’Unione europea”

25 Feb 2019

Patrizia Licata

giornalista

Sul “caso Huawei” Bruxelles si prepara ad assumere una posizione ufficiale cercando un compromesso tra le esigenze di cybersicurezza delle reti e la necessità delle telco di preservare la supply chain globale ai fini di un rapido roll-out del 5G. La Commissione europea stabilirà dunque “al più presto” dei criteri di ammissione per i fornitori di attrezzature telecom nell’Unione europea, ha indicato la commissaria all’economia digitale, Mariya Gabriel, nel suo intervento al Mobile world congress di Barcellona.

“Quando le reti 5G diventano mission-critical, le reti devono essere sicure”, ha affermato la Gabriel, aggiungendo tuttavia che la Commissione comprende la doppia esigenza di garantire le comunicazioni europee da ogni possibile minaccia cibernetica o spionaggio dall’estero e al tempo stesso non sconvolgere il funzionamento della catena di distribuzione globale dei prodotti di rete, con possibili ripercussioni sull’implementazione dei servizi 5G.

Il fornitore Tlc cinese Huawei è stato accusato dagli Stati Uniti di vendere tecnologie che permettono il cyberspionaggio del governo di Pechino; il presidente Donald Trump è pronto a estromettere del tutto l’azienda dai contratti di rete negli Stati Uniti e il suo grido d’allarme è stato raccolto dai governi di alcuni paesi alleati, tra cui l’Australia, che ha già varato il bando contro le attrezzature di rete di Huawei.

Bruxelles non ha assunto ancora una posizione definitiva, ma si è mostrata propensa a valutare un bando totale delle tecnologie e delle soluzioni del vendor cinese. I rappresentanti dell’industria mobile riuniti nella Gsma si sono subito opposti a questo approccio.

Ancora alla vigilia del Mobile World Congress, la Gsma ha sottolineato che il bando assoluto di Huawei sarebbe un danno per le aziende telecom europee e per i consumatori, perché minaccia i rifornimenti sulla supply chain globale delle componenti, alza i costi e mette a rischio gli investimenti nel 5G. L’associazione propone invece di istituire nuovi sistemi di test per le reti che garantiscano l’adesione ai più alti standard di cybersecurity. “Specifiche azioni che sconvolgono la catena di distribuzione di attrezzature sui vari segmenti della rete (accesso, trasporto e core) faranno salire i costi per operatori europei, imprese e cittadini, ritarderanno la realizzazione del 5G per anni in tutta Europa e potrebbero anche mettere a rischio il funzionamento delle esistenti reti 4G”, ha detto la Gsma indicando che serve un approccio basato “sui fatti e sui rischi”.

“Voglio rassicuravi: la Commissione valuta con grande attenzione i vostri timori”, ha replicato oggi la Gabriel a Barcellona rivolgendosi alla platea di top manager del settore telecom. “Non giovano a nessuno le decisioni premature basate su analisi solo parziali dei fatti”.

Bruxelles esaminerà dunque tutti gli aspetti della questione della network security, ma prenderà una decisione spedita, ha detto la commissaria, per evitare la frammentazione di regole in Ue: il patwork di approcci tra paesi-membro creerebbe un nuovo ostacolo sul cammino del mercato unico digitale.

Huawei ha sempre negato qualunque rischio di cybersicurezza legato ai suoi prodotti. Anche diversi esperti (tra cui l’ex capo dell’intelligence britannica e l’ex numero uno di Vodafone, Vittorio Colao) hanno fatto notare che le ragioni di ordine politico che spingono l’azione di Trump in America non vanno confuse con quelle tecniche.

Al Mobile world congress, riporta Reuters, è previsto un incontro a porte chiuse tra Ceo delle grandi aziende telecom per discutere delle implicazioni per l’industria di un eventuale divieto totale sulle attrezzature di rete Huawei. In Germania Deutsche Telekom, il più grande operatore mobile europeo, ha espresso posizioni simili a quelle della Gsma: rafforzare i controlli, con verifiche indipendenti delle infrastrutture critiche e condivisione con i regolatori dei codici sorgente dei software usati dai vendor, ma nessun divieto assoluto contro i cinesi.

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