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L'ESCALATION

Caso Huawei, Trump in pressing su Londra: a rischio la cooperazione nell’intelligence

Il presidente americano vuole anche in Uk un divieto contro l’azienda cinesesul 5G: ne parlerà negli incontri previsti per giugno a Londra. Intanto il colosso degli smartphone manda a casa i dipendenti americani impegnati nell’R&D di Shenzhen e limita le interazioni con i visitatori stranieri

31 Mag 2019

Patrizia Licata

giornalista

L’escalation della trade war tra Stati Uniti e Cina è ormai chiaramente fuori dai confini della pura guerra commerciale: Donald Trump è pronto a limitare la condivisione di intelligence con la Gran Bretagna se Londra consentirà a Huawei di partecipare alla realizzazione della rete 5G del paese. Secondo il Financial Times, Trump consegnerà il messaggio nel corso della sua prossima visita nel Regno Unito programmata per giugno, prima che Theresa May lasci, come preannunciato, il ruolo di primo ministro. Intanto Huawei, messa al bando dal mercato degli Stati Uniti, non sta a guardare: la società cinese ha mandato a casa tutti i dipendenti americani che aveva assunto nel campus di Shenzhen per le attività di R&D.

Il presidente Trump ha deciso di forzare la mano a Londra e presentare la sua “richiesta” direttamente all’esecutivo britannico, negli interventi pubblici come nei colloqui privati, perché i suoi funzionari non sono finora riusciti a convincere il Regno Unito a mettere al bando Huawei dai contratti britannici per le reti 5G, dicono le fonti del FT.  “Il presidente è pronto a ripetere il messaggio che il coinvolgimento cinese nel 5G potrebbe rappresentare un problema per la cooperazione tra l’intelligence americana e britannica”, si legge sulla testata.

Il National security council britannico ha deciso per ora che Huawei può fornire tecnologie “non-core” (come le antenne) per la rete mobile britannica di nuova generazione, mentre resterà fuori dalle forniture di tecnologie “core” come il software e alcune delle attrezzature per le connessioni a Internet.

La scorsa settimana il consulente della Casa Bianca alla sicurezza nazionale John Bolton ha cercato di gettare acqua sul fuoco affermando che Londra non ha preso una decisione finale e potrebbe cambiare idea, pur chiarendo che gli Usa sono per la linea “zero rischi” che implica di tenere Huawei fuori da ogni implementazione 5G.

Nella visita a Londra Trump cercherà, meno diplomaticamente, di mettere Londra nell’angolo. Washington sta alacremente lavorando non solo per tenere il vendor cinese fuori dai progetti sul 5G americani ma anche per spingere gli alleati a fare altrettanto, sostenendo che le nuove reti facilitano lo spionaggio di Pechino. Come ha sottolineato l’alto funzionario del dipartimento di Stato Usa Robert Strayer dopo che Huawei è stata inserita nella “Entity list” del dipartimento del Commercio: “Se altri paesi permetteranno a fornitori non fidati di vendere attrezzature per le loro reti 5G, saremo costretti a riconsiderare la nostra possibilità di scambiare informazioni e tenerci in collegamento con loro come abbiamo fatto finora”.

“Bisogna essere sicuri che le reti su cui viaggiano le informazioni americane siano affidabili e non siano nelle mani del partito comunista cinese”, ha ribadito oggi il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, aggiungendo che “la Cina sta minacciando la sicurezza nazionale degli Usa e delle democrazie occidentali”.

Non si è fatta attendere la reazione di Huawei: la società cinese ha ordinato ai dipendenti di cancellare i meeting tecnici con le controparti americane e ha rispedito a casa i dipendenti statunitensi impegnati nelle attività di ricerca e sviluppo nel quartier generale di Shenzhen.

Dang Wenshuan, chief strategy architect di Huawei, ha indicato al FT che l’azienda ha in generale limitato le comunicazioni tra i suoi addetti cinesi e quelli negli Stati Uniti e sta cercando di controllare gli scambi nel campus di Shenzhen tra dipendenti e visitatori stranieri: vietato parlare di tecnologia.

Huawei ha sempre respinto le accuse di essere uno strumento per il cyberspionaggio di Pechino. Ciò non ha fermato Donald Trump, che di recente ha firmato l’ordine esecutivo sulla “sicurezza delle infrastrutture di comunicazione” americane che dà al presidente degli Stati Uniti il potere di regolare le relazioni commerciali in risposta a condizioni di “emergenza nazionale”. Poche ore dopo il dipartimento del Commercio ha annunciato di aver inserito Huawei e 70 affiliate alla cosiddetta Entity List: Huawei non può comprare tecnologie Made in Usa senza autorizzazione speciale e non può vendere le sue attrezzature agli operatori di rete telecom americani. Immediato l’allineamento delle aziende americane al bando: Google ha deciso di non fornire più a Huawei gli aggiornamenti per il sistema per smartphone Android e Microsoft non accetta più ordini per Windows per laptop dalla società cinese. Anche Intel, Qualcomm e Broadcom sarebbero pronte a tagliare le forniture di chip a Huawei.

Nei giorni scorsi Huawei ha presentato una mozione di giudizio sommario come parte del processo per contestare la costituzionalità della Sezione 889 del 2019 Ndaa (National defense authorization act) del 2019 e ha “invitato il governo degli Stati Uniti a interrompere la sua campagna sanzionata dallo stato contro Huawei in quanto ritenuta controproducente ai fini della stessa sicurezza informatica”.

Il bando Usa contro Huawei è attualmente stato congelato per 90 giorni. Trump cercherà una soluzione diplomatica ma la Cina ha fatto sapere che non accetterà l’uso del 5G o del caso Huawei come arma di ricatto e non tollererà politiche rivolte specificamente a soffocare lo sviluppo dell’economia cinese.

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