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IL CASO

Cyberwar, la rete elettrica russa sotto attacco Usa

Lo rivela il New York times, secondo cui la mossa è uno degli effetti della legge approvata dal Congresso che autorizza la condotta di “attività militare clandestina” nel cyberspazio per difendere gli Stati Uniti, anche senza il via libera del Presidente

17 Giu 2019

D. A.

Un avvertimento all’uomo forte di Mosca Vladimir Putin, ma anche una dimostrazione di come l’amministrazione Trump sia disposta a utilizzare in modo aggressivo la nuova autorità che le è stata concessa sul fronte cyber: secondo il New York Times, gli Stati Uniti stanno infatti intensificando le incursioni digitali nella rete elettrica russa facendo leva sulla legge, approvata la scorsa estate dal Congresso, che autorizza specifiche condotte di attività militari clandestine nel cyberspazio per difendere la nazione da attacchi informatici. Azioni che, tra l’altro, possono essere avallate dal segretario alla difesa senza uno speciale via libera presidenziale.

Chi difende queste iniziative, in America, si appella al fatto che si tratta di una risposta ad anni di tentativi, da parte della Russia, di propagare malware potenzialmente dannoso per le centrali energetiche, reti idriche e impianti di distribuzione di gas e petrolio nell’eventualità di un conflitto con gli Stati Uniti. Un allarme questo, diffuso dal Dipartimento della sicurezza interna e dall’FBI e preso molto sul serio dal Generale Paul M. Nakasone, numero uno dello United States Cyber Command e responsabile delle azioni autorizzate dal National Security Presidential Memoranda 13, il documento – ancora segretato – che ha dato un giro di vite all’offensiva americana nella cyber war. Ma c’è anche chi si esprime in modo più esplicito. La settimana scorsa, il consulente di Donald Trump per la sicurezza nazionale, John R. Bolton, ha dichiarato pubblicamente che il Paese sta adottando una visuale più estesa dei propri potenziali target digitali, con l’obiettivo di far capire a chiunque stia organizzando cyber attacchi nei confronti degli Stati Uniti che “ci sarà un prezzo da pagare”.

La situazione attuale – nota il New York Times – è figlia di un incidente avvenuto nel 2008, quando un attacco russo era riuscito a penetrare uno dei dei network riservati per le comunicazioni del Pentagono. In quell’occasione, si diede vita all’organizzazione che sarebbe poi diventata il Cyber Command. Sotto la presidenza di Barack Obama, le intromissioni di Mosca non avrebbero fatto altro che intensificarsi, ma l’allora inquilino della Casa Bianca preferì non contrattaccare, temendo l’inadeguatezza dell’infrastruttura statunitense e, su suggerimento dell’Intelligence, per non scoprire troppo presto i propri assi nella manica. Ora sembra che il tempo degli indugi sia finito.

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