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ELEZIONI USA

Midterm Usa, Facebook blocca 115 account sospetti

La polizia statunitense ha rilevato attività sospette e coordinate, di probabile matrice estera. La risposta di Menlo Park: bloccati 30 account su Facebook e 85 su Instagram, alcuni in lingua russa. E uno studio dell’Oxford Internet Institute lancia l’allarme “junk news”

06 Nov 2018

Patrizia Licata

giornalista

Facebook ha bloccato 115 account che potrebbero essere coinvolti in “comportamenti non autentici coordinati” connessi con le elezioni di metà mandato che si tengono oggi negli Stati Uniti. Lo ha fatto sapere ieri sera l’azienda del social network in un blog post firmato dal direttore della cybersecurity policy Nathaniel Gleicher.

Facebook aveva ricevuto un avviso dalle forze di polizia Usa che avevano rilevato attività online sospette, probabilmente legate a “entità estere”, sui servizi del gruppo di Menlo Park. Facebook è intervenuta bloccando 30 account sulla piattaforma social e 85 su Instagram. Questi ultimi erano per lo più in inglese, mentre i profili su Facebook erano in russo e in francese.

Facebook ha aperto un’indagine interna e ha assicurato che informerà le autorità se dovesse rilevare un collegamento tra gli account bloccati e la Internet Research Agency russa.

Solo ieri i media Usa riferivano che l’intelligence americana si è coordinata con la Difesa e il dipartimento di sicurezza nazionale per reagire alle interferenze di attori stranieri sulle elezioni midterm. Le azioni degli hacker potrebbero manifestarsi tramite attacchi a siti Internet, email di phishing e diffusione di fake news sui canali social; in caso di un vero e proprio attacco informatico – che per le forze dell’ordine americane arriverebbe probabilmente dalla Russia – il Pentagono e l’intelligence sono pronti a una controffensiva cibernetica.

Uno studio pubblicato la scorsa settimana dall’Oxford Internet Institute ha rivelato che le fake news sui social media (o “junk news”, come le definisce lo studio) si sono diffuse nelle ultime settimane in quantità superiori a quelle emerse durante la campagna presidenziale del 2016 che ha portato all’elezione di Donald Trump. Con il voto di midterm il timore è che le interferenze straniere non solo falsino l’esito delle elezioni, ma aggravino le tensioni politiche e sociali.

Domenica scorsa Twitter ha detto di aver cancellato una serie di account che tentavano di diffondere disinformazione, senza fornire cifre e altri dettagli; già ad agosto la società del microblogging aveva sospeso 284 account, molti dei quali di possibile origine iraniana, sospettati di “manipolazione coordinata”.

Anche Facebook ha chiuso nelle scorse settimane centinaia di pagine, gruppi e account di matrice sia russa che iraniana che tentavano di influenzare la politica americana e britannica con messaggi su temi controversi quali l’immigrazione. Google a sua volta è intervenuta oscurando oltre 50 account e canali YouTube creati da attori associati all’emittente iraniana Irib, Islamic Republic of Iran Broadcasting, che diffondevano “messaggi politici in lingua inglese negli Stati Uniti”.

Più di recente, proprio a ridosso delle elezioni midterm, Facebook ha aperto una “war room” nella sede centrale di Menlo Park, in California, per coordinare la lotta contro la manipolazione dei contenuti sul social network da parte di attori stranieri che tentano di intromettersi nel processo democratico degli Stati Uniti e di altri paesi.

Tuttavia, nonostante l’impegno mostrato, il dipartimento di Homeland Security americano teme che i social network restino l’anello debole della catena della cybersecurity: un’intrusione negli account di Facebook o Twitter potrebbe causare la diffusione virale di false informazioni ancora oggi, il giorno delle elezioni, o alla chiusura dei seggi, quando cominceranno a essere diffusi gli exit poll.

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