TikTok, la Cina non ci sta: "L'accordo con Oracle è iniquo" - CorCom

L'OPERAZIONE

TikTok, la Cina non ci sta: “L’accordo con Oracle è iniquo”

Il deal “si piega alle irragionevoli richieste di Washington che vuole controllare le aziende cinesi”, evidenziano i media. No ad un cda quasi tutto americano e al supervisore della sicurezza in capo agli Usa

22 Set 2020

Il caso TikTok in America è tutt’altro che risolto. Dopo l’annuncio dell’intesa tra la proprietaria della video app cinese Bytedance e le americane Oracle/Walmart – un’intesa gradita a Donald Trumparrivano oggi i commenti del Global Times: l’accordo è “iniquo” in quanto totalmente sbilanciato verso gli interessi Usa e non verrà approvato dal governo di Pechino. Così si legge in un editoriale (non firmato) della testata cinese filo-governativa apparso sia nell’edizione in lingua inglese che in quella in lingua cinese.

Trump ha imposto a TikTok, accusata  di rappresentare un rischio per cybersicurezza e la privacy dei cittadini americani, di cedere gli asset Usa a un partner tecnologico a stelle e strisce entro il 20 settembre, pena la messa al bando il 29 settembre. La data ultima per firmare l’accordo di cessione è il 12 novembre.

“Gli Usa bullizzano la Cina”

L’accordo che ha ottenuto l’entusiastica benedizione di Trump prevede il trasferimento delle attività globali di TikTok da ByteDance a una newco, TikTok Global, che sarà controllata per l’80% del capitale dalla società cinese, per il 12,5% da Oracle, individuata come “partner tecnologico sicuro”, e per il 7,5% da Walmart. Ma, sottolinea il Global Times, il cda di TikTok Global sarà composto prevalentemente da consiglieri americani (quattro su cinque membri) ed è questo che avrebbe garantito l’approvazione del presidente degli Stati Uniti.

“È chiaro che queste condizioni dimostrano ampiamente lo stile bullizzante di Washington e la sua logica da hooligan“, ha scritto il Global Times. “Ledono la sicurezza nazionale, gli interessi e la dignità della Cina.”.

“In base alle informazion fornite dagli Usa l’accordo è ingiusto. Si piega alle irragionevoli richieste di Washington. È difficile credere che Pechino approverà un accordo del genere”, si legge ancora sul Global Times.

Le due facce del deal

Come sottolinea in un commento Reuters, l‘accordo è stato presentato sotto una luce diversa nei comunicati delle aziende interressate. Mentre ByteDance ha sottolineato che resterà il proprietario di maggioranza di TikTok Global, Oracle e Walmart in una nota congiunta hanno scritto che la proprietà di ByteDance sarà distribuita tra i suoi investitori – molti dei quali sono americani – e che di fatto ByteDance in quanto tale non avrà alcuna partecipazione diretta. Inoltre, le due aziende americane hanno sottolineato che quattro dei cinque membri del cda di  TikTok Global saranno americani – aspetto ampiamente criticato dall’editoriale del Global Times.

La testata cinese evidenzia anche il fatto che l’accordo include l’inserimento nel Cda di un “national security director” approvato da Washington e critica la clausola che obbliga ByteDance a rivelare il suo codice sorgente a Oracle visto che quest’ultima ha il ruolo di “trusted technology partner”.

Infine il Global Times ritiene probabile che TikTok Global bloccchi l’accesso cinese alla sua app. “Siccome TikTok e Douyin hanno o stesso codice sorgente, gli Usa potranno conoscere le operazioni di Douyin”, secondo il Global Times. Douyin è l’equivalente di TikTok approvato da Pechino. Douyin  ha 600 milioni di utenti attivi giornalieri (tutti in Cina), mentre TikTok negli Usa ha 100 milioni di utenti attivi mensili. Anche l’Europa viaggia su cifre simili a quelle americane.

Il nodo del trasferimento tecnologico

Per ora il governo cinese non ha commentato direttamente i dettagli del deal, ma il ministro degli Esteri cinese ha più volte dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero offrire un ambiente leale e non discriminatorio alle aziende straniere. L’accordo deve comunque ottenere il disco verde dei regolatori sia in Cina che negli Usa. Va considerato che ad agosto il ministero del Commercio cinese ha introdotto nuovi limiti all’esportazione di tecnologie che aumenta i suoi poteri di intervento su qualunque vendita riguardi TikTok in quanto proprietaria di algoritmi che consentono di raccomandare contenuti per brevi video, meme e notizie sulle sue app.

Il Global Times scrive che “Se la riorganizzazione di TikTok tramite la manipolazione americana diventa un modello da replicare, qualunque azienda cinese di successo si espanda negli Usa e diventi concorrenziale, sarà presa di mira dagli Usa e trasformata in un’azienda controllata dagli Stati Uniti tramite inganno e coercizione, il che serve solo gli interessi americani”.

ByteDance (che ha sede a Pechino) ha illustrato i fatti in modo diverso. Il suo Cda ha già tre consiglieri americani su cinque e la possibilità che verrà data a Oracle di vedere il codice sorgente di TikTok prima di fare il suo investimento è analoga alla procedura cui sono sottoposte le aziende americane che investono in Cina: per esempio, Microsoft ha dovuto condividere il suo codice sorgente con esperti cinesi di tecnologia prima di poter operare in Cina.

TikTok pubblica il Rapporto sulla trasparenza

Intanto TikTok ha pubblicato la nuova edizione del Rapporto sulla Trasparenza relativo ai primi sei mesi del 2020. Questo rapporto fornisce sempre maggiori dettagli sui contenuti rimossi da TikTok per violazioni delle Linee guida o dei Termini di servizio e spiega come l’azienda ha risposto alle segnalazioni per violazioni dei diritti d’autore, alle richieste delle forze dell’ordine e delle autorità.

“La cosa più importante per noi è favorire un ambiente sicuro e motivante nell’app”, si legge nella nota di TikTok. “Durante i primi sei mesi del 2020 abbiamo apportato numerosi miglioramenti, in un costante percorso volto a offrire agli utenti un’esperienza sicura sulla nostra piattaforma”.  Per esempio, le Linee guida della community sono state integrate con nuove policy per il contrasto alla disinformazione e le informazioni non corrette. In nove Paesi – Usa, Canada, Regno Unito, Australia, Francia, Italia, Spagna, Giappone e Indiasono stati introdotti programmi di fact-checking “che ci aiutano a verificare i contenuti fuorvianti su temi come il nuovo coronavirus, le elezioni e molto altro. È in corso l’estensione dei programmi a ulteriori mercati”.

Nella app sono anche stati introdotti annunci di pubblica utilità su hashtag connessi ad argomenti importanti per il dibattito pubblico, come il Covid-19. Nella prima metà dell’anno, il banner Learn the facts about Covid-19 è stato incluso in oltre 7 milioni di video in Europa.

TikTok ha anche siglato in tutto il mondo partnership con organizzazioni della sicurezza, come il National Center for Missing and Exploited Children negli USA e l’organizzazione internazionale WePROTECT Global Alliance, e coinvolto esperti per combattere l’hate speech e assicurare la sicurezza dei minori sulla sua app.

TikTok intende diventare l’azienda “più trasparente e responsabile del settore”. Lo fa anche condividendo con esperti e istituzioni gli algoritmi, i metodi di moderazione e le pratiche di sicurezza all’interno dei suoi Transparency and Accountability Center globali.

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