WeChat "salva" dal ban Usa: la Corte d'Appello dà ragione alla app cinese - CorCom

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WeChat “salva” dal ban Usa: la Corte d’Appello dà ragione alla app cinese

Respinta la richiesta del dipartimento di Giustizia di autorizzare un blocco immediato dei download dagli app store di Google e Apple. Washington dovrà attendere l’esito della causa degli utenti che si appellano al primo emendamento

27 Ott 2020

Patrizia Licata

giornalista

WeChat non sarà per ora bloccato negli Stati Uniti: la Corte d’Appello ha respinto la richiesta del dipartimento di Giustizia Usa che cercava un’autorizzazione ad applicare con effetto immediato il divieto per Apple e Google di offrire nei loro negozi di applicazioni mobili la app di messaggistica del gruppo cinese Tencent.

Il panel di tre giudici della Corte d’Appello del Nono circuito ha dichiarato, in un breve ordine, che il governo americano non ha dimostrato che avrebbe “sofferto un danno imminente e irreparabile mentre è in corso l’appello (degli utenti di WeChat al ban, ndr), che tra l’altro avrà tempi veloci”.

Gli utenti di WeChat che hanno intentato causa contestato una violazione del Primo Emendamento. La discussione di questa causa è fissata per gennaio 2021.

La battaglia legale su WeChat

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva chiesto a un tribunale di San Francisco di consentire al governo di imporre ad Apple e Google il divieto di download di WeChat sugli app store statunitensi. Questo ricorso voleva far sospendere l’ingiunzione preliminare del giudice californiano, che aveva bloccato l’applicazione del ban del dipartimento del Commercio dopo aver accolto la causa presenta dagli utenti di WeChat.

Gli utenti di WeChat hanno accolto con soddisfazione la sospensione temporanea del divieto annunciata dai giudici d’Appello affermando che eviterà “una chiusura senza precedenti di un’importante piattaforma per le comunicazioni cui si affidano milioni di persone negli Stati Uniti”.

WeChat ha una media di 19 milioni di utenti attivi al giorno negli Stati Uniti, secondo la società di analisi Apptopia. È popolare tra gli studenti cinesi, gli americani che vivono in Cina e alcuni americani che hanno rapporti personali o di lavoro in Cina.

La battaglia Usa-Cina

Il ban del dipartimento del dipartimento del Commercio, che doveva entrare in vigore il 20 settembre, colpiva anche altre transazioni statunitensi con la app cinese, di fatto rendendola inutilizzabile negli Usa. “L’applicazione mobile WeChat raccoglie e trasmette informazioni personali sensibili sulle persone statunitensi, che sono accessibili a Tencent essendo archiviate nei data center in Cina e Canada”, si legge in un memo del dipartimento del Commercio reso parzialmente pubblico.

Secondo Washington WeChat costituisce “una minaccia per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti”.

La proprietaria Tencent, colosso tecnologico cinese, aveva presentato una “proposta di mitigazione” che cercava di creare una nuova versione statunitense dell’app implementando misure di sicurezza specifiche per proteggere il nuovo codice sorgente delle app, collaborando con un provider di cloud statunitense per l’archiviazione dei dati degli utenti e gestendo la nuova app tramite un’entità con sede negli Stati Uniti. Questa proposta consentiva comunque a Tencent di mantenere la proprietà di WeChat e non è stata sufficiente a mitigare le preoccupazioni del governo americano.

La trade war si abbatte anche su TikTok

Il caso di WeChat è simile a quello di TikTok: la popolare video app di proprietà della cinese ByteDance è stata colpita dal ban di Washington sempre per motivi di sicurezza e ha chiesto un’ingiunzione preliminare a un giudice statunitense per ritardare il divieto di download negli Stati Uniti. Il divieto è stato temporaneamente “congelato“, ma la società cinese resta sotto la minaccia di un divieto totale negli Stati Uniti se non diventerà un’azienda americana siglando l’accordo con Oracle per la cessione delle attività Usa e la modifica della struttura societaria. L’ultimatum è fissato per il 12 novembre.

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