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IL CASO

Zte riparte negli Usa. Ma resta l’incognita “emendamento”

Soddisfatte le clausole dell’accordo con il Dipartimento del Commercio: multa di 1,4 miliardi di dollari e cambio completo di Cda e vertici manageriali. Ma un emendamento alla legge di bilancio potrebbe bloccare di nuovo l’azienda cinese per motivi di sicurezza nazionale

12 Lug 2018

Patrizia Licata

giornalista

Zte ha rispettato i patti con Washington. E può riprendere l’attività negli Usa.  Soddisfatti appieno i termini dell’accordo siglato un mese fa con il dipartimento del Commercio negli Stati Uniti. Zte aveva accettato le condizioni imposte dal ministero americano per eliminare il bando emanato ad aprile come sanzione per la violazione di precedenti accordi con il governo americano e che impediva a Zte di acquistare componenti da imprese statunitensi per sette anni, di fatto mettendo in ginocchio il suo business in America.

In base all’accordo firmato a giugno con il dipartimento del Commercio, Zte cambiato la squadra di top manager, il Cda e tutti i dirigenti senior nonché gli executive associati con le precedenti violazioni degli accordi con gli Stati Uniti. Zte ha rispettato il termine di 30 giorni per eseguire quanto chiesto dal dipartimento del Commercio Usa; nei giorni scorsi ha cambiato i vertici aziendali rimuovendo tra gli altri l’ormai ex Ceo Zhao e nominando al suo posto Xu Ziyang. Il vendor ha anche eletto un nuovo Cda che ora è guidato dal chairman Li Zixue, che prende il posto di Yin Yimin.

Zte ha anche aperto le porte a un organismo di vigilanza selezionato da Washington e pagato una multa di 1 miliardo di dollari; si appresta ora a versare ulteriori 400 milioni di dollari come deposito cauzionale per eventuali future violazioni e, appena la somma arriverà, potrà far ripartire le attività negli Stati Uniti.

Il vendor cinese impiega circa 80.000 persone negli Usa e la revoca del bando è un respiro di sollievo anche per i suoi fornitori, come indicato dal loro rappresentante legale a Washington, Douglas Jacobson.

L’unico ostacolo alla ripresa dell’attività di Zte in America è l’approvazione da parte del Senato americano di un emendamento alla legge di spesa per la difesa nazionale che vanifica di fatto l’intesa raggiunta dal dipartimento del Commercio con il vendor cinese. L’emendamento, approvato lo scorso mese con larghi consensi bipartisan, ha confermato il bando di sette anni alle vendite di componenti Usa imposto ad aprile al gruppo di Shenzen per motivi di sicurezza nazionale.

Secondo Reuters, l’emendamento potrebbe non essere approvato in via definitiva: nelle prossime settimane il Senato deve riunirsi con la Casa dei rappresentanti per discutere la versione finale della legge di bilancio, che probabilmente conterrà misure di compromesso. Non è scontato che la posizione dei senatori su Zte si “ammorbidisca”: Chuck Schumer, senatore Democratico, ha ribadito che l’accordo del dipartimento del Commercio con Zte è una “minaccia per la sicurezza nazionale e economica” e ha invitato i colleghi a mantenere l’emendamento nella versione licenziata dalla Camera alta.

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