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5G blindato in Australia, Huawei al contrattacco: “Decisione politica”

Il gruppo cinese replica alla messa al bando delle proprie tecnologie da parte del governo del Paese: “Nessun problema di sicurezza, continueremo a impegnarci con il governo australiano. Adotteremo tutte le misure per proteggere i nostri diritti e interessi legali”

24 Ago 2018

“La decisione del governo australiano di bloccare Huawei dal mercato 5G australiano è basata su motivi politici”: il gruppo cinese replica così alla messa al bando delle proprie tecnologie e di quelle di Zte da parte del governo federale australiano. Ma “le azioni del governo australiano minano i principi della concorrenza e della non discriminazione nel commercio equo – dice l’azienda -. Il governo non ha espresso alcuna preoccupazione specifica in merito alla governance, alla sicurezza o all’idoneità di Huawei di condurre affari in Australia in modo sicuro e sicuro, quindi non ci è stato dato nulla a cui rispondere. Continueremo a impegnarci con il governo australiano e, in conformità con la legge australiana e le convenzioni internazionali pertinenti, adotteremo tutte le misure possibili per proteggere i nostri diritti e interessi legali”.

Ieri i due colossi cinesi delle telecomunicazioni sono stati esclusi dal processo di installazione della rete di quinta generazione mobile del Paese, dopo che il governo ha evidenziato i rischi per la sicurezza che potrebbero derivare dal coinvolgimento di aziende legate a governi stranieri. Sotto esame i possibili legami tra Huawei e Pechino.

Ma “l‘interpretazione della legge cinese dovrebbe essere lasciata a esperti legali qualificati e imparziali – nota l’azienda nel suo comunicato ufficiale -. Huawei ha presentato al governo australiano un’analisi delle leggi cinesi in questione indipendente ed effettuata da terze parti”.

La legge cinese, viene spiegato, non concede al governo l’autorità di obbligare le imprese di telecomunicazioni a installare “backdoor o dispositivi di ascolto o ad adottare comportamenti che potrebbero compromettere le apparecchiature di telecomunicazione di altre nazioni. Una comprensione errata e ristretta della legge cinese non dovrebbe servire come base per le preoccupazioni sul business di Huawei. L’azienda non è mai stata incaricata di svolgere attività di intelligence per conto di alcun governo”.

Inoltre non c’è differenza “tra l’architettura di rete 5G e 4G – spiega Huawei – le reti core e le reti di accesso sono ancora separate. Inoltre, il 5G fornisce maggiori garanzie in materia di privacy e sicurezza rispetto a 3G e 4G”.

Huawei esorta il governo australiano “ad adottare un approccio oggettivo e basato sui fatti ai problemi di sicurezza, e a lavorare insieme su soluzioni efficaci a lungo termine. Dialogo aperto, innovazione congiunta e stretta collaborazione sono essenziali per lo sviluppo in corso dell’industria delle telecomunicazioni”.

“Un mercato non competitivo – dice ancora l’azienda – aumenterà il costo della costruzione della rete e avrà effetti duraturi sulla transizione dell’Australia verso un’economia digitale. Alla fine, le aziende e i consumatori sono quelli che subiranno maggiormente le conseguenze delle azioni del governo”.

 

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