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TELCO PER L'ITALIA 2019

Network e tower company la “spina dorsale” del Paese

Nessuna tensione sul caso cinese, in Italia si lavora allo sviluppo delle nuove reti. Cresce il ruolo delle torri per accelerare il roll out

12 Giu 2019

Domenico Aliperto

La partita del 5G è ormai cominciata, ed è chiaro a tutti che lo sviluppo delle infrastrutture di nuova generazione, oltre a essere imprescindibile per rivoluzionare la user experience dei consumatori, risulterà strategico per diversi settori dell’economia italiana. Ma nonostante questo, oltre alle opportunità di business per operatori e imprese, permangono diverse criticità, specialmente in Italia, che frenano l’implementazione di reti e servizi. Di questo si è parlato in occasione della tavola rotonda “Cantiere ultra-broadband: il ruolo forte di network & tower company”, uno degli appuntamenti di Telco per l’Italia 2019, l’evento di riferimento per il mondo delle telecomunicazioni organizzato dal gruppo Digital360, di scena oggi a Roma.

Parlando di freni allo sviluppo, il caso più emblematico è naturalmente quello di Huawei. Anche se si è mediaticamente affievolita nel nostro Paese, la vicenda del ban tecnologico partito dagli Stati Uniti ed estesosi in altri mercati strategici per il colosso cinese rimane una spina nel fianco per l’azienda e per i suoi partner. “L’Europa mette in dubbio la capacità di vendor e operatori di creare un sistema affidabile senza che ci sia mai stato caso che ne giustificasse il timore. Trovo che questa sia una delle pagine peggiori che si sono scritte nella storia delle Tlc”, ha detto senza mezzi termini Luigi De Vecchis, Presidente di Huawei Italia. “Eppure bisognerebbe essere consapevoli a tutti i livelli che la filiera è così intrecciata che ciascun player deve poter fare affidamento sugli altri. Identificare il problema in un unico soggetto è anacronistico, quando il tema da affrontare, parlando di 5G, è quello della concorrenza tra sistemi Paese. L’Europa avrà grosse difficoltà se non reagisce in modo compatto a questa sfida”.

Ericsson invece ha il vento in poppa: Riccardo Mascolo, Head of Strategy per l’Italia e il Sud Est Mediterraneo, ha esordito citando i 21 accordi stipulati sul fronte del 5G con gli operatori internazionali clienti del gruppo. “Delle reti 5G attualmente in esercizio, otto sono realizzate Ericsson (tre negli Stati Uniti, due in Corea, una in Australia, una negli Emirati Arabi e una in Svizzera, la prima d’Europa, ndr)”. Swisscom ha infatti lanciato il servizio ad aprile, coinvolgendo 54 città, con velocità di connessione fino a due Gigabit al secondo e la prospettiva di arrivare a dieci Gigabit al secondo e coprire il 90% della popolazione entro la fine dell’anno. “La prontezza di Ericsson e il credito che riceviamo dal mercato dipendono dalla rifocalizzazione della strategia operata due anni fa con l’obiettivo di concentrarsi su mobile e 5G. Nel 2018 abbiamo aumentato gli investimenti in R&D dal 14 al 18% del fatturato globale, assumendo tremila nuovi ingegneri specializzati. Fattore critico di successo è stata la declinazione della strategia di ricerca e sviluppo decisa a livello centrale sul piano locale. In Italia, per esempio, possiamo fare leva su tre centri di eccellenza”.

La Penisola è uno dei mercati di riferimento anche per Zte. Luciano Paolucci, Vice President Strategies della filiale italiana del gruppo, l’ha addirittura definita “il nostro hub europeo. Contiamo 600 persone, duemila se consideriamo l’indotto e le attività di implementazione delle reti per i nostri clienti”. Zte ha inoltre puntato su Roma per la creazione del suo centro europeo dedicato alla cyber security. “Una scelta precisa, fatta per incentivare il dialogo con partner e istituzioni. Crediamo nella trasparenza e vogliamo mettere i nostri stakeholder nella condizione di toccare con mano ogni singola riga dei nostri software. L’altro valore fondante è la cooperazione tra operatori e vendor, alla base dell’accelerazione dei processi di standardizzazione in un’industria che si muove con tempi sempre più rapidi”.

La creazione di ecosistemi di partner per lo studio di nuovi use case che dimostrino il valore del 5G è anche una delle priorità di Nokia. Massimo Mazzocchini, Amministratore Delegato di Nokia Italia, ha raccontato che dal suo punto di vista sarà soprattutto il mondo industriale e manifatturiero a trarre, inizialmente, i maggiori benefici dall’implementazione della tecnologia. “In una delle nostre fabbriche in Finlandia abbiamo dato vita a un’intera catena di produzione non più cablata, ma connessa tramite un’infrastruttura 5G, registrando non solo un incremento notevole dell’efficienza produttiva, ma anche una maggiore flessibilità nel far evolvere lo stabilimento: la dematerializzazione della connessione dei macchinari ha ridotto sensibilmente i tempi di trasformazione, da mesi a pochi settimane”.

Per Mascolo di Ericsson non bisogna comunque sottovalutare il giro d’affari che gli operatori potranno mettere in moto nel mondo consumer. “Migrando da un modello basato sulla vendita di quantità di giga di traffico a una proposizione che garantisca l’accesso a nuove esperienze, le telco hanno l’opportunità di dare vita a nuovi modelli di business. Una ricerca che abbiamo condotto in 22 Paesi, tra cui l’Italia, evidenzia la crescita delle aspettative e l’aumento della consapevolezza dei consumatori rispetto ai servizi che si possono abilitare con il 5G. La metà degli early adopter è disposta a pagare il 20% in più per avere accesso a servizi evoluti”.

Dimostrare quali sono i vantaggi tangibili del 5G è dunque essenziale per l’affermazione di questo mercato. Lo pensa De Vecchis di Huawei Italia che, citando i trial sviluppati dal gruppo a Bari, Matera e Milano insieme a Fastweb e a Vodafone, ha confermato che mettere le persone in contatto con applicazioni capaci di risolvere problemi specifici, “grazie a funzioni inimmaginabili fino a poco tempo fa”, ha generato riscontro e accoglienza presso il pubblico.

Rimane per i carrier il problema della sostenibilità di un servizio che necessita di capillarità e capacità trasmissiva di un’infrastruttura che nel nostro Paese è sottoposta a limiti di emissioni elettromagnetiche molto stringenti. Gianluca Landolina, Amministratore Delegato di Cellnex Italia, principale operatore indipendente specializzato nella produzione di antenne, ha spiegato che “nel momento in cui una rete dispone di antenne con bassa capacità trasmissiva, avrà bisogno, per funzionare correttamente, di un maggior numero di antenne, aumentando di conseguenza la complessità del sistema. Per accelerare lo sviluppo dei network in Italia, sarebbe auspicabile un innalzamento dei limiti elettromagnetici, visto che ci sono ampi margini di rilassamento: nel nostro Paese non è possibile superare i 6 V/m, quando in Europa il limite è di un ordine di grandezza superiore. Anche solo passare a 20 V/m migliorerebbe l’aspettativa di business degli operatori nel lungo periodo”

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