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L'EFFETTO USA

5G, per Huawei crescita a rischio. Riorganizzazione alle porte?

Il fondatore Ren Zhengfei in un’email ai dipendenti annuncia che l’azienda potrebbe essere costretta a rivedere obiettivi divenuti “irrealistici” e a tagliare la presenza globale a causa dell’esclusione dai contratti in importanti mercati occidentali

21 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

Per Huawei l’ostracismo sul 5G  potrebbe tradursi in un’ondata di licenziamenti. Il monito arriva dal fondatore del colosso cinese delle Tlc, Ren Zhengfei: l’azienda potrebbe vedersi costretta a rivedere obiettivi divenuti “irrealistici”, a ridimensionare lo staff e a ridurre i costi del lavoro.

Ren ha mandato ai dipendenti un’email visionata dal Financial Times. Nel messaggio si legge che l’esclusione di Huawei dai lucrosi e strategici contratti per partecipare alla realizzazione delle nuove reti 5G farà sì che, probabilmente, nei prossimi anni “la situazione non sarà rosea come abbiamo immaginato” e che l’azienda debba prepararsi a qualche difficoltà. I dipendenti meno capaci potrebbero essere mandati a casa; i costi del lavoro dovranno essere ridotti.

L’anno scorso le accuse di cyber-spionaggio contro il colosso cinese si sono moltiplicate, spingendo gli Stati Uniti e poi altri paesi (tra cui Uk, Australia, Giappone e Germania) a valutare misure per escludere Huawei dalla partecipazione al roll-out delle reti 5G. Huawei e Pechino respingono da sempre le accuse di spiare gli altri paesi tramite software appositi (“backdoor”) nelle reti Tlc, ma di fatto l’azienda cinese è finita nella contesa per il primato tecnologico e industriale tra Usa e Cina. A dicembre Meng Wanzhou, figlia di Ren nonché direttrice finanziaria e vice presidente del board dell’azienda cinese, è stata arrestata in Canada su richiesta degli Stati Uniti, che ne chiedono l’estradizione con l’accusa di avere violato sanzioni Usa legate all’Iran. Questo mese è stato invece arrestato in Polonia Wang Waijingdipendente cinese di Huawei che lavorava nel paese dell’est europeo ed è stato accusato di spioanggio da parte dell’Agenzia polacca per la sicurezza nazionale; Huawei ha terminato il rapporto lavorativo con l’ormai ex addetto e ribadito che “rispetta leggi e normative dei paesi in cui opera”.

Secondo quanto riporta oggi il Financial Times, Ren ha scritto ai dipendenti che Huawei impiega attualmente oltre 180.000 persone e che i costi del personale e i dividendi pesano per più di 30 miliardi di dollari l’anno. La crescita di Huawei è stata, finora, esponenziale: il fatturato stimato per il 2018, sottolinea il Ft, è di 100 miliardi di dollari; venti anni fa era di un miliardo. Ma l’email di Ren sembra suggerire che le misure per bandire Huawei dal roll-out del 5G in preparazione nei paesi occidentali incideranno su questa crescita.

“Le cose ci sono andate molto bene”, ha scritto Ren parlando di una fase di “espansione strategica”. Ora però è il momento di riconsiderare la sostenibilità di tutte le ramificazioni globali del business: alcune geografie potrebbero non essere più efficienti o redditizie. Potrebbe rendersi necessario uno “snellimento organizzativo”.

L’escalation di accuse contro la sua azienda aveva già spinto Ren a un inusuale intervento pubblico la scorsa settimana: in una conferenza stampa a Shenzhen l’imprenditore ha respinto ogni coinvolgimento della sua azienda in attività contrarie alla tutela della sicurezza dei paesi in cui opera. Huawei “non ha mai ricevuto richieste da alcun governo di fornire informazioni improprie”, ha detto Ren. “Amo il mio paese e sostengo il partito comunista, ma non farò mai niente che danneggi un altro paese”.

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