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TRADE WAR

Ancora guai per Huawei, agli arresti un dipendente in Polonia

L’accusa è di spionaggio a favore dell’Intelligence di Pechino. Da Washington nuovo giro di vite: vietata l’esportazione della tecnologia dell’azienda cinese sviluppata negli Usa

11 Gen 2019

Ancora turbolenze per Huawei, nel mirino di Washington (insieme a Zte) con l’accusa di essere veicoli di spionaggio ai danni degli Usa. Oggi l’agenzia polacca per la sicurezza nazionale ha arrestato un cittadino cinese dipendente di Huawei e uno polacco: l’accusa è di spionaggio. Secondo i media polacchi avrebbero passato informazioni all’intelligence di Pechino. “Il cittadino cinese è un uomo d’affari che lavora per un’importante azienda elettronica, mentre quello polacco è noto in ambienti associati al business cibernetico”, ha riportato l’agenzia statale Pap, citando Maciej Wasik, vice capo dei servizi speciali.

La Cina si dichiara “molto preoccupata” per l’arresto: “Richiediamo ai Paesi interessati di gestire i casi in modo equo e in conformità con la legge, e di salvaguardare seriamente i legittimi diritti e interessi della persona interessata”, ha detto il ministero degli Esteri cinese.

E da Washington parte un nuovo giro di vite: bloccate le esportazioni dagli Usa verso la Cina della tecnologia sviluppata dalla divisione americana di Huawei, Futurewei Technologies. Lo riporta il Wall Street Journal citando fonti secondo cui il Dipartimento del Commercio non vuole rinnovare la licenza per l’export di Futurewei per motivi di sicurezza nazionale. Futurewei ha contestato l’iniziativa (Huawei ha ancora la possibilità di ricorrere in appello).

Le licenze riguardano l’esportazione di tecnologia e software per le Tlc inclusa la tecnologia di trasferimento dati ad alta velocità. La mossa del Dipartimento del Commercio non blocca tutte le esportazioni di Futurewei, poiché la maggior parte del materiale non richiede una licenza di esportazione. Circa 700 ingegneri e scienziati lavorano nel centro di ricerca e sviluppo di Futurewei a Santa Clara, in California, aperto nel 2011.

L’arresto è l’ultimo di una serie di azioni contro l’azienda tecnologica. A dicembre la direttrice finanziaria dell’azienda cinese, e figlia del fondatore, è stata arrestata in Canada a dicembre su richiesta degli Usa, che ne chiedono l’estradizione con l’accusa di avere violato sanzioni Usa legate all’Iran. Secondo documenti ottenuti dal Wall Street Journal, la divisione del gruppo con sede nella Silicon Valley non è nelle condizioni di inviare in patria tecnologie. La divisione si chiama Futurewei Technologies, a cui il dipartimento americano del Commercio non ha rinnovato una licenza per effettuare esportazioni.

Ieri anche la Norvegia ha aperto alla possibilità di vietare all’azienda cinese la realizzazione e l’installazione di nuove infrastrutture per le reti 5G dopo Stati Uniti, Australia, Giappone e Regno Unito: “Condividiamo le stesse preoccupazioni di Usa e Gran Bretagna e stiamo prendendo in considerazione le misure prese da altri paesi, vogliamo capire prima di iniziare a costruire la prossima rete di telecomunicazioni”, ha detto il ministro della Giustizia Tor Mikkel Wara secondo Abc-Cbn News

Lo scontro commmerciale intrapreso da un anno ha prodotto un effetto freno su tutte le economie mondiali. I pacchetti di dazi incrociati colpiranno un interscambio sino-americano superiore ai 450 miliardi di dollari, deprimendo crescita mondiale e commercio. La ripresa mondiale a novembre ha segnato una discesa del 2%, quella degli Usa di un punto, quella dell’area Euro dal 3,6 all’1,1%. La crescita cinese si è contratta in un anno dal 6,5 al 5%.

A dicembre la Casa Bianca ha messo in cantiere un nuovo giro di vite contro le Tlc cinesi: pronto un ordine esecutivo che Trump potrebbe firmare per vietare alle aziende Usa l’acquisto di prodotti Huawei e Zte, ordine che rientra sotto l’ombrello del piano di emergenza nazionale.

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