Alcatel-Lucent, Combes: “Rimaniamo, ma restano i 600 esuberi”

L’ad in commissione Attività produttive della Camera: “Scommettiamo sugli investimenti pubblici e privati per l’Agenda digitale. Dovremo sviluppare nuove tecnologie. L’azienda era sull’orlo del precipizio, ci vorranno anni per risollevarla”

21 Feb 2014

Antonello Salerno

Alcatel-Lucent scommette sull’intenzione che gli investimenti pubblici e privati previsti per l’Agenda digitale verranno fatti e saranno indirizzati principalmente alle aziende europee presenti nel paese, per questo l’Italia è un luogo dove intendiamo rimanere e mantenere le attività”.

Ad annunciarlo, durante l’audizione informale di fronte alla commissione Attività produttive della Camera, è stato Michel Combes, amministratore delegato di Alcatel Lucent. La decisione di convocare in parlamento il massimo dirigente della multinazionale franco-statunitense era scaturita dall’ultimo incontro tra il Governo, i vertici italiani dell’azienda e i sindacati sulla vertenza che riguarda l’azienda, che a ottobre aveva annunciato un piano di ristrutturazione, il cosiddetto “shift plan”, con il taglio di 10mila posti di lavoro in tutto il mondo, di cui 586 soltanto in Italia.

“Per fare questo – ha sostenuto Combes – dobbiamo ricostruire una piattaforma tecnologica sostenibile per l’Italia, e questo richiede il riposizionamento degli stabilimenti di Vimercate e Trieste sulla tecnologia del futuro nella quale Alcatel-Lucent intende investire: il settore ottico Wdm”.

L’ad di Alcatel-Lucent ha così annunciato il ridimensionamento del numero dei dipendenti, di cui 300 nel settore dello sviluppo e 300 nel supporto amministrativo e commerciale, entro il 2015. “Bisogna essere onesti – ha aggiunto Combes – il piano di ristrutturazione è partito sette mesi fa, avevamo 70mila dipendenti e un’azienda sull’orlo del precipizio, siamo in convalescenza ma ci vorranno anni per risollevarla completamente”.

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“Nel futuro Alcatel-Lucent avrà tre sedi in Italia, a Vimercate, Roma e Trieste – ha annunciato Combes – Dovremo disimpegnarci da Battipaglia, il processo è già in atto, non mi voglio nascondere dietro un dito, non è possibile mantenere 58 siti di ricerca e sviluppo nel mondo, dobbiamo ridurre le sedi: in Francia, che è la culla storica del gruppo, passiamo da 7 a 2. Da oggi a fine giugno il partner per l’outsourcing della ricerca e sviluppo sarà individuato, e saranno elaborate le modalità operative per il trasferimento dell’asset”. “I contratti di solidarietà non sono lo strumento adatto nella situazione nella quale ci troviamo – ha continuato – perché si tratta di un cambiamento strutturale. In ogni caso lascio questo ai miei collaboratori italiani”. Proprio nelle scorse settimane un gruppo bipartisan di parlamentari aveva rivolto una lettera aperta al management di Alcatel-Lucent e al Governo per caldeggiare la soluzione che prevede la cessione di un ramo dell’azienda, che avrebbe potuto “facilitare gli investimenti e il mantenimento dei livelli occupazionali, tutelando le eccellenze nel Paese”.

Si tratterebbe di cedere una parte dell’ottica, e della questione si era discusso nell’ultima riunione tra le parti al Mise, dove i vertici di Alcatel Lucent avrebbero ammesso di aver già ricevuto offerte, anche se non ancora soddisfacenti perché non rispetterebbero i punti posti dall’azienda per rendere possibile l’accordo. Così da Alcatel-Lucent avrebbero chiesto ancora tempo per approfondire la questione ed eventualmente trovare anche nuovi partner. Tra le condizioni poste dall’azienda ci sarebbe la necessità che l’acquirente sia in grado di garantire l’assistenza per i contratti già in vigore, sia in grado di assicurare la continuità delle attività e produca progetti affidabili ed economicamente sostenibili, e che non crei concorrenza ad Alcatel-Lucent nei settori che rimarranno di competenza della multinazionale.

“In Italia – ha detto Combes – il settore è in difficoltà con un crollo dei prezzi, margini limitati e una flessione degli investimenti, anche se in Italia esistono competenze tecnologiche importanti. La mia responsabilità è ricostruire una piattaforma sostenibile per l’Italia e questo richiede innanzi tutto il riposizionamento sulla tecnologia Dwm”. Per la vecchia tecnologia Omsn Combes ha annunicato di volerla “mantenere in condizioni operative” per assicurare il supporto per esempio a Telecom Italia, sapendo che presto “arriverà a fine ciclo”. Così l’obiettivo di Alcatel-Lucent è di spostare in outsourcing i dipendenti che lavorano a questa tecnologia, “cedendoli a un’azienda che si impegni a riconvertirli trovando per loro nuovi sbocchi”.

Per il settore commerciale e amministrativo, Combes ha detto che “il fatturato in Italia si è dimezzato in pochi anni: “Potevo contare su 873 collaboratori nel 2010, 780 nel 2013 e sono costretto a ridurli a 480, ossia ridurlo ancora di 300 persone affinchè sia coerente con l’attività che rimangono in Italia. Se fate il calcolo – ha aggiunto – vedrete che ne mantengo un po’ più di quanti me ne servano, perché scommetto che l’Europa delle tlc si rimetterà in piedi e ricomincerà a investire, scommetto sull’Agenda digitale”. “Di tutto questo – ha concluso – parlerò con il Governo e con le organizzazioni sindacali, voglio evitare il dramma sociale”.

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