LA TRIMESTRALE

Google, deludono cloud e advertising. Il titolo crolla e c’è un nuovo “dossier” privacy

Risultati sotto le attese, la crescita rallenta rispetto a un anno fa. Presentati per la prima volta i conti di YouTube: 15 miliardi di revenues l’anno, ma gli analisti avevano scommesso su 25 miliardi. Intanto il regolatore irlandese apre un’indagine sul trattamento dei dati di geolocalizzazione. BigG: “Pronti a collaborare”

04 Feb 2020

Patrizia Licata

giornalista

Alphabet, la parent company di Google, torna a veder crescere gli utili nel quarto trimestre, ma i ricavi rallentano rispetto ai trimestri precedenti lasciando delusi gli analisti e gli investitori, tanto che il titolo ha perso quasi il 5% negli scambi seguiti alla pubblicazione del report finanziario e continuato il trend negativo oggi nell’apertura di Borsa (-3,34%). A deludere Wall Street sono i dati sulla pubblicità di Google e le prestazioni di YouTube e Google Cloud; nel cloud in particolare le attese di mercato erano molto più alte.

Google rappresenta la quasi totalità dei ricavi di Alphabet (45,8 miliardi di dollari nel quarto trimestre su un totale di gruppo di 46,1 miliardi; include advertising, search, YouTube, Cloud). La pubblicità su Google ha generato ricavi per 37,6 miliardi (contro 32,5 miliardi un anno prima), ma gli analisti si attendevano 38,4 miliardiGoogle Search più altre attività hanno fatturato nel trimestre 27,2 miliardi di dollari (+16,6% rispetto a un anno prima). L’utile è cresciuto del 19,7% a 11,5 miliardi di dollari.

I risultati trimestrali e full year: frenano i ricavi

Nel dettaglio, nel quarto trimestre 2019 i ricavi del gruppo Alphabet ammontano a 46,1 miliardi di dollari, +17% anno su anno, ma nel quarto trimestre 2018 l’incremento era stato del 22%. Bene l’utile operativo a 9,3 miliardi (+20%) e l’utile netto a 10,7 miliardi, contro 8,9 miliardi di un anno prima. L’Eps ammonta a 15,35 dollari contro 12,77 del quarto trimestre 2018.

Il generale rallentamento dei ricavi di Alphabet caratterizza anche il full year: nel 2019 le revenue, pari a 161,85 miliardi di dollari, sono cresciute del 18%, ma nel 2018 erano aumentate del 23% (anche se, dopo gli aggiustamenti sui cambi valutari, il gap si riduce a +20% nel 2019 e +22% nel 2018). L’Eps dell’intero 2019 sale a 49,16 dollari contro i 43,79 dollari del 2018, favorito dalle operazioni di share buyback dell’azienda di Mountain View.

Delusione Cloud e YouTube

Per la prima volta Big G ha pubblicato i dati sui guadagni di YouTube e Google Cloud: nel quarto trimestre la pubblicità sulla piattaforma video vale 4,7 miliardi di dollari di fatturato, con una crescita di quasi il 31% anno su anno. Nel quarto trimestre le revenue di Google Cloud sono salite del 53% anno su anno a 2,6 miliardi di dollari.

Sundar Pichai, Chief executive officer di Alphabet e di Google, ha cercato di metter in luce le prestazioni delle attività alternative a Google Search e alla pubblicità di Google: “I nostri investimenti nella scienza informatica più avanzata, tra cui intelligenza artificiale, ambient computing e cloud computing, forniscono una solida base per proseguire la crescita e generare nuove opportunità per tutto il gruppo Alphabet,” ha affermato Pichai. “Sono soddisfatto dei nostri costanti progressi nella Search e del rafforzamento in due delle nostre aree di crescita più nuove — YouTube, che già fattura 15 miliardi di dollari annui, e Cloud, che ora cresce a ritmi di 10 miliardi di dollari l’anno”.

Tuttavia le ads di YouTube creano revenue a un ritmo di 15 miliardi di dollari l’anno, contro le stime di 25 miliardi annui degli analisti. E la crescita anno del 53% dell’attività cloud di Google, pur se molto sostenuta, resta inferiore ai tassi di crescita dell’ultimo trimestre della sua rivale più vicina, Microsoft Azure (+62%).

La reazione di Wall Street

Alcuni analisti finanziari hanno apprezzato la trasparenza di Alphabet, che ha reso noti più dati sull’andamento dei diversi business, ma hanno espresso perplessità sulla frenata dei ricavi. La crescita delle revenue, nel corso del 2019, è scesa sotto la soglia del 20% per ben tre trimestri; nei tre anni precedenti era successo solo una volta.

Alphabet ha puntato il dito sulle oscillazioni dei cambi valutari: “Nel 2019 abbiamo registrato ancora una robusta crescita delle revenue, salite del 18% anno su anno a 162 miliardi, e del 20% se si calcola la crescita su base valutaria stabile”, ha sottolineato Ruth Porat, Chief financial officer di Alphabet e di Google. “Per fornire più dati sulle nostre attività e le opportunità che si aprono abbiamo deciso di disaggregare i ricavi specificando le prestazioni di Search, YouTube ads e Cloud”, ha proseguito la Porat, evidenziando che il gruppo si focalizza sulle nuove feature per migliorare l’ad delivery e la user experience e guarda ai risultati nel lungo periodo.

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Poco convinti gli investitori: le azioni sono scese di circa il 4,5% nell’extended trading a 1.416 dollari.Il prezzo delle azioni era sostenuto dalla previsione di risultati top, aver mancato molte delle stime è bastato per farlo scivolare”, ha dichiarato su Reuters Michael Pachter, analista di Wedbush Securities. “YouTube ha davvero deluso con 15 miliardi in un anno, il Cloud forse un po’ meno a 8,9 miliardi annui”.

Meno scettico James Cordwell, analista di Atlantic Equities: “YouTube vale meno di quanto generalmente si ritenga, ma di positivo c’è l’andamento dell’attività Search, cresce più di quello che ci aspettassimo”.

Tanti costi e sfide regolatorie

Le cosiddette “Other Bets”, ovvero le attività più sperimentali e avveniristiche di Alphabet (come Waymo per l’auto autonoma, Wing per i droni e Loon per i palloni aerostatici che portano la connettività Internet) fatturano 172 milioni nel quarto trimestre 2019 e hanno una perdita operativa che si allarga a 2 miliardi di dollari contro 1,3 miliardi del quarto trimestre 2018.

Alphabet ha portato il numero di dipendenti nel 2019 a 118.899 persone; nel 2018 erano 98,771; molti nuovi assunti sono personale di vendita. Altri costi sono legati all’attività di marketing e alla costruzione di nuovi data center. Nel quarto trimestre le spese totali di Alphabet sono salite del 18,5% anno su anno a 36,8 miliardi e la Cfo Porat ha detto che aumenteranno ancora nel 2020. Le assunzioni e le spese per marketing e data center hanno già pesato sui risultati del terzo trimestre, quando le revenue sono cresciute più del previsto ma gli utili si sono contratti (-23% a 7 miliardi di dollari).

Oltre ai costi e al rallentamento della crescita nella pubblicità digitale – dove avanzano Facebook e Amazon -, gli analisti si preoccupano per le sfide che Google dovrà affrontare col regolatore Usa: Washington ha acceso un faro sulla molteplicità di attività di Big G e su possibili violazioni antitrust. Anche questo fattore potrebbe, alla lunga, pesare su prestazioni finanziarie e andamento del titolo.

L’Irlanda apre un’indagine sulla privacy

Intanto una tegola si abbatte sulla compagnia. Il regolatore irlandese apre un’idagine sul trattamento dei dati relativi alla posizione dell’utente che violerebbero le regole sulla privacy.  Nello specifico il regolatore di Dublino esaminerà “la legittimità del trattamento dei dati sulla posizione da parte di Google e la trasparenza alla base di tale trattamento”, spiega una nota.

La decisione segue una serie di denunce da parte delle associazioni dei consumatori che accusano l’azienda di raccogliere dati che possono rivelare molto di più sugli utenti che la loro smeplice posizione. Pronta la replica di BigG. “Siamo pronti a collaborare con le autorità – avverta una nota – Nell’ultimo anno abbiamo apportato una serie di modifiche al servizio per migliorare il livello di trasparenza dell’utente e il controllo sui dati di localizzazione”.

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