Amazon, si allarga la protesta dei lavoratori. In Germania 4 giorni di sciopero - CorCom

LAVORO

Amazon, si allarga la protesta dei lavoratori. In Germania 4 giorni di sciopero

Dopo la mobilitazione in Italia tocca agli addetti tedeschi incrociare le braccia. Tra le rivendicazioni l’applicazione del contratto nazionale e il rispetto delle norme su salute e sicurezza. Sale l’attesa per il referendum in Alabama dove i dipendenti dell’hub di Bessemer sono chiamati a decidere se costituire un sindacato interno

30 Mar 2021

Federica Meta

Giornalista

Si allarga in tutto il mondo la protesta dei lavoratori di Amazon. In attesa dei risultati del referendum in Alabama, dove i 6mila addetti dell’hub di Bessemer sono chiamati a decidere se istituire un sindacato interno – si tratterebbe della prima volta nella storia del colosso dell’e-commerce negli Usa – e a una settimana dallo sciopero in Italia, anche i lavoratori tedeschi incrociano le braccia.  

La mobilitazione è stata organizzata dal sindacato ver.di e durerà da oggi fino a giovedì nei centri di distribuzione di Rheinberg, Werne, Coblenza, Lipsia e due hib a Bad Hersfeld.

Tra le rivendicazioni messe sul tavolo l’applicazione del contratto collettivo di lavoro del comparto “vendita al dettaglio” e il rispetto delle norme relative a salute e sicurezza. Amazon in Germania non ha ancora firmato alcun contratto nazionale.

Secondo le stime di ver.di saranno circa 2mila i lavoratori che parteciperanno allo sciopero mentre secondo i numeri dell’azienda oltre il 90% degli addetti è regolarmente sul posto di lavoro.

Secondo Orhan Akman, delegato sindacale di ver.di per il comparto della vendita al dettaglio, oltre a non applicare il contratto e dunque non pagare salari adeguati, il colosso dell’e-commerce non avrebbe nemmeno rispettato le norme di sicurezza anti-Covid.  “A causa del lavoro che non si ferma mai e le corse per rispettare gli standard dell’algoritmo, mantenere le distanze è quasi impossibile – spiega Akman – E Amazon si rifiuta ancora di firmare un accordo vincolante per proteggere i lavoratori”.

Ma per l’azienda le cose non stanno così. “Abbiamo una consolidata collaborazione con i comitati aziendali, eletti da tutti i soci, che rappresentano tutti, a differenza del sindacato che rappresenta solo una minoranza – ha puntualizzato un portavoce – Offriamo già una retribuzione eccellente e ottime opportunità di crescita professionale. Il tutto mentre garantiamo ai addetti un ambiente di lavoro sicuro e moderno”.

Una lotta globale

Lo sciopero di questa settimana in Germania cade in concomitanza con il referendum dei lavoratori dell’Alabama per il quale si attende oggi il verdetto.  I 6mila addetti dell’hub di Bessemer sono chiamati a votare sulla costituzione di un sindacato interno. Se passasse il sì sarebbe la prima volta negli Usa che si garantisce una rappresentanza sindacale in Amazon.

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E l’importanza del voto in Alabama è evidenziata anche dagli interventi politici a sostegno della lotta dei lavoratori. Lo stesso presidente Joe Biden ha di fatto dato il suo endorsement all’iniziativa: in un video pubblicato su Twitter qualche settimana ha ricordato come l’iscrizione a un sindacato sia un diritto.

Nel messaggio non si cita esplicitamente Amazon ma il riferimento è chiaro. Il presidente afferma tra l’altro che ogni lavoratore dovrebbe avere libertà di scelta se aderire o meno ad un sindacato e che nessun datore di lavoro ha il diritto di toglierla. “È un tuo diritto … Quindi fai sentire la tua voce”, afferma Biden.

Fra gli altri nomi noti che hanno appoggiato la spinta sindacale ci sono il senatore del Vermont, Bernie Sanders, e Stacey Abrams, un tempo candidata democratica a governatrice della Georgia. Sul fronte repubblicano è arrivato invece il sostegno del senatore Marco Rubio. La maggioranza dei lavoratori dell’hub di Bessmer è nero, motivo per cui l’iniziativa è stata immediatamente supportata dal movimento Black Lives Matter.

“I lavoratori neri storicamente sono la colonna di questo Paese, delle sue istituzioni e dell’innovazione – ha dichiarato Patrisse Cullors, direttore esecutivo di Black Lives Matter Global Network Foundation – Quindi rientra appieno nei nostri diritti e dignità il fatto di essere trattati e ricompensati in modo equo. Proprio come abbiamo diritto a vivere, abbiamo diritto a lavorare”.

La mobilitazione in Italia

Lo scorso 22 marzo in Italia c’è stato il primo sciopero della filiera di Amazon, dagli addetti ai magazzini fino ai driver che consegnano i prodotti.

La mobilitazione decisa da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti dopo la rottura della trattative con Assoespressi sulla piattaforma per la contrattazione di secondo livello.

Tra le rivendicazioni sindacali alla base dello sciopero: la verifica dei carichi e dei ritmi di lavoro imposti, la verifica e la contrattazione dei turni di lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro dei driver, la clausola sociale e la continuità occupazionale per tutti in caso di cambio appalto o cambio fornitore, la stabilizzazione dei tempi determinati e dei lavoratori interinali ed il rispetto delle normative sulla salute e la sicurezza.

Al gigante dell’e-commerce i sindacati chiedono risposte rapide alle questioni poste, perché “alle lavoratrici e ai lavoratori vanno riconosciuti subito diritti e tutele”.

Secondo i dati resi noti dai sindacati, l’adesione media è stata del 75%, con punte del 90% in alcuni territori.

Nel giorno nella mobilitazione in una lettera ai clienti la country manager Mariangela Marseglia ha voluto evidenziare l’impegno dell’azienda per i lavoratori. “Il nostro impegno nei confronti dei nostri dipendenti non si ferma. Continueremo – ha scritto la manager – ad assicurarci che tutto il nostro personale sia adeguatamente protetto, monitoriamo i cambiamenti e aggiorniamo costantemente le misure preventive giorno per giorno. Offriamo test gratuiti e supporteremo in tutti i modi il piano di vaccinazione, appena sarà possibile, per far sì che ogni persona che frequenti i nostri siti venga adeguatamente assistita. Essere l’azienda più attenta al cliente al mondo significa anche informarvi sulla realtà dei fatti, soprattutto quando questi rischiano di non emergere adeguatamente, per continuare a meritarci la vostra fiducia”.

I fatti sono che noi mettiamo al primo posto i nostri dipendenti e quelli dei fornitori terzi offrendo loro un ambiente di lavoro sicuro, moderno e inclusivo, con salari competitivi tra i più alti del settore, benefit e ottime opportunità di crescita professionale. Usiamo le più avanzate tecnologie e le mettiamo al servizio dei nostri lavoratori e fornitori per migliorare la sicurezza sul lavoro e semplificarlo”, ha concluso.

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