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IL CASO

Amazon taglia i costi: niente assicurazione medica a chi fa il part-time

Interessate quasi 2000 persone occupate dalla catena di supermercati bio negli Stati Uniti Whole Foods. L’azienda promette di offrire posizioni full-time che garantiscono pieni benefit. Ma sui social si scatenano gli attacchi a Jeff Bezos

03 Ott 2019

Patrizia Licata

giornalista

Whole Foods, la catena di supermercati bio acquisita da Amazon nel 2017, taglia i costi eliminando la copertura sanitaria per i dipendenti part-time. La misura sarà in vigore dal 1 gennaio 2020 e riguarda il 2% dello staff totale di  Whole Foods, ha confermato l’azienda alla testata Business Insider. In pratica, su 95.000 dipendenti negli Stati Uniti, circa 1.900 non potranno più contare sull’assicurazione medica pagata dal datore di lavoro.

Assicurazione solo per il personale full-time

Whole Foods ha affermato che la decisione scaturisce dall’esigenza di “soddisfare meglio le necessità del nostro business e creare un modello organizzativo più giusto e efficiente”. Per questo sono state modificate le credenziali di idoneità per la copertura delle prestazioni mediche.

Whole Foods ha anche indicato che sta fornendo tutte le risorse e l’assistenza possibili per aiutare i dipendenti part-time a trovare assicurazioni sanitarie alternative ma anche per indirizzarli a valutare posizioni full-time in azienda che rendono idonei alla fornitura di copertura medica da parte del datore di lavoro. Gli attuali dipendenti classificati da Whole Foods come part-time lavorano fra 20 e 29 ore settimanali; il full-time scatta con le 30 ore settimanali.

Altri benefit resteranno validi per tutti i dipendenti, come lo sconto del 20% su tutti gli acquisti nei negozi Whole Foods, ma ovviamente non sono vantaggi dello stesso valore dell’assicurazione medica. Per molti, soprattutto donne, il lavoro part-time con assicurazione che copriva anche i bambini era un benefit dal grande valore aggiunto.

Per Amazon la ricaduta sulla reputazione è negativa: gli attacchi sui social contro l’azienda e Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo, si sono moltiplicati.

Le critiche sui contratti di lavoro

Il colosso dell’ecommerce è spesso sotto il fuoco di consumatori, sindacati e politici per le condizioni contrattuali dei suoi dipendenti e il potere dominante nelle vendite online. Quest’anno le proteste dei newyorkesi e degli amministratori pubblici hanno spinto Amazon a rinunciare a realizzare la seconda sede generale americana a Long Island, dove aveva promesso di creare 25mila posti di lavoro in cambio di agevolazioni fiscali.

In risposta agli attacchi sui contratti di lavoro il gruppo di Bezos ha deciso di alzare il salario minimo dei suoi dipendenti negli Stati Uniti (full-time, part-time e stagionali) a 15 dollari l’ora, più del doppio della tariffa federale minima, che è 7,25 dollari. I critici avevano ancora una volta puntato il dito contro l’imprenditore multi-miliardario i cui dipendenti guadagnano, in media, solo 28.446 dollari l’anno.

Ad aprile, invece, Amazon ha chiuso i suoi 87 negozi pop-up negli Stati Uniti, tarando la strategia relativa ai punti vendita fisici sulle nuove esigenze nate proprio dall’acquisizione della catena Whole Foods, oltre che dall’apertura dei negozi automatizzati Amazon Go.

Lo spettro della regulation

Amazon è uno dei bersagli preferiti del presidente american Donald Trump, in gran parte perché Bezos è proprietario del Washington Post, quotidiano che è fortemente critico nei confronti del governo. Ma il presidente ha anche attaccato il potere dominante nelle vendite online che strozza le piccole attività commerciali.

L’atteggiamento è condiviso da diversi esponenti Democratici: il senatore Bernie Sanders ha criticato la retribuzione dei dipendenti, mentre la senatrice Elizabeth Warren, candidata alle presidenziali 2020 e molto attenta alle questioni antitrust, ha ventilato l’ipotesi spezzatino dell’azienda. Il rispetto delle norme sulla concorrenza da parte di Amazon è anche al centro di un dossier aperto dalla Federal Trade Commission, che sta inoltre indagando sui comportamenti di mercato sia di Amazon che di Google.

Ancora, il senatore Democratico Cory Booker ha accusato Amazon di pagare “niente in tasse”. E dopo che l’azienda ha annunciato il suo cambiamento di piani per l’headquarter di New York, la democratica Alexandria Ocasio-Cortez, che rappresenta il distretto del Queens, ha applaudito chi aveva mandato via Amazon per avere sconfitto la sua “avidità aziendale, lo sfruttamento dei lavoratori e lo strapotere dell’uomo più ricco del mondo”.

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