Android nel mirino di 50 procuratori Usa: sospetto abuso di posizione dominante - CorCom

IL CASO

Android nel mirino di 50 procuratori Usa: sospetto abuso di posizione dominante

Si allarga l’inchiesta su Google partita a settembre: dopo aver acceso il faro sulla privacy adesso gli Stati americani vogliono capire se l’Os mobile vìola le leggi sulla concorrenza

15 Nov 2019

F. Me.

Si allarga l’inchiesta Antitrust Usa su Google. I 48 procuratori statunitensi che già stanno indagando sulle questioni antitrust e presunta violazione della privacy hanno deciso di puntare il faro anche sul Android, l’Os mobile di BigG.  Le procure – riporta Cnbc – vogliono capire se davvero Google “domina tutti gli aspetti riguardanti la pubblicità e la ricerca sul web”, come aveva spiegato a settembre Ken Paxton, il procuratore generale del Texas. Altri procuratori hanno posto l’accento sul dominio di Google nel mercato pubblicitario e sull’utilizzo dei dati degli utenti. Google era stata multata per 4,34 miliardi di euro dalla Commissione Europea per aver creato una posizione di vantaggio dall’aver installato il browser Chrome e Google app sugli smartphone dotati di sistema Android.

L’indagine dei 50 procuratori

A settembre praticamente tutte le procure degli Usa – 48 su 50 con la rilevante eccezione della California e poi dell’Alabama – hanno aperto un’inchiesta contro Google  per capire se la casa di Mountain View ha violato le norme antitrust e abusato della privacy dei cittadini statunitensi.
A capo dell’iniziativa allargata c’è Ken Paxton, procuratore generale del Texas. Secondo Paxton, che ha presentato l’azione legale collettiva, in ballo ci sono il predominio di Google nel mercato della pubblicità e l’uso dei dati dei consumatori.

“Quando – ha detto il procuratore generale della Florida, Ashley Moody, repubblicano – non c’è più un mercato libero o la vera concorrenza, i prezzi aumentano anche se le cose vengono commercializzate come gratuite, e si danneggiano i consumatori. Quel che otteniamo è davvero gratuito se stiamo cedendo le nostre informazioni sulla privacy? È davvero gratuito se i prezzi degli annunci online aumentano in base al controllo di una sola azienda?”

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Fino ad allora le azionii nei confronti dei comportamenti dei big del tech erano state portate avanti solo da alcuni rappresentanti dei governi statali americani: Mississippi e Louisiana avevano protestato lo scorso marzo per il modo con il quale Google gestisce le informazioni personali degli utenti e gli algoritmi che vengono utilizzati. Successivamente anche lo stato del Texas aveva sollevato preoccupazioni simili, sostenendo anche che Google avrebbe violato le leggi statali di protezione dei consumatori.

Durante l’estate numerosi procuratori generali statali avrebbero incontrato i responsabili del Dipartimento di giustizia americano, che nel frattempo ha annunciato la sua indagine conoscitiva ad ampio spettro nei confronti dei big del tech. I procuratori avrebbero presentato le loro preoccupazioni riguardo il superamento e la violazione delle normative antitrust soprattutto da parte di Google.

 

 

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