Ant Group cede al regolatore cinese: diventerà una holding finanziaria - CorCom

LA RIORGANIZZAZIONE

Ant Group cede al regolatore cinese: diventerà una holding finanziaria

La fintech di Alibaba sotto la vigilanza delle autorità di mercato, al pari delle banche. Incerti modi e tempi dell’Ipo ma il valore dell’operazione sarà molto ridimensionato

03 Feb 2021

Patrizia Licata

giornalista

Shanghai, China - Aug 1, 2020: Alipay office building in downtown Lujiazui Financial City. Alipay China Network Technology is a payment platform and unit of fin-tech giant Ant Financial Services Group

Gli altolà del governo cinese hanno la meglio su Ant Group, il braccio fintech di  Alibaba: la società dei servizi finanziari ha acconsentito a mettere in atto un piano di ristruttuazione che la trasformerà in una holding finanziaria. Lo riporta Bloomberg News. La nuova struttura farà ricadere il gruppo tra le società soggette alla vigilanza dei regolatori dei mercati finanziari, come le banche. L’annuncio ufficiale potrebbe arrivare entro una settimana.

Il piano concordato tra Ant Group e le autorità finanziarie prevede che tutte le attività di Ant confluiscano nella holding, inclusi i prodotti tecnologici nei settori blockchain e food delivery – oltre, ovviamente, a quelli strettamente finanziari come i pagamenti digitali (con la app Alipay), i prestiti consumer e la distribuzione di polizze assicurative.

Proprio la doppia natura di Ant di azienda tecnologica e fornitore di servizi finanziari ha messo in guardia i regolatori della Cina. Di qui il blocco dell‘Ipo prevista per novembre sulle piazze di Hong Kong e Shanghai. Secondo gli osservatori cinesi, anche con la ritrutturazione restano incertezze su tempi e modalità della quotazione di Ant Group e su eventuali impatti sulla stessa Alibaba.

Stretta dell’antitrust sulle fintech

Da alcuni mesi l’Antitrust della Cina sta mettendo sotto la lente i colossi tecnologici e dei pagamenti online nel tentativo di evitare monopoli e abusi di mercato, aprire spazi a società innovative emergenti e stringere i controlli sugli attori del fintech.

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A fine gennaio la banca centrale della Cina ha proposto nuove norme per limitare la concentrazione di mercato nell’online payment. La bozza indica che un’azienda dei pagamenti che non è una banca tradizionale e che controlla la metà del mercato delle transazioni online oppure due aziende che insieme arrivano a due terzi di market share possono andare incontro a indagini antitrust. Se le indagini confermeranno che si è in presenza di un monopolio, la banca centrale può suggerire al governo di imporre misure restrittive compreso lo scorporo delle attività in base alla tipologia di business.

La banca centrale cinese ha anche indicato l’intenzione di sottoporre a una ferrata vigilanza le aziende del settore del pagamento online e le loro transazione con i partner affiliati. Sotto la lente finirà ogni modifica nell’azionariato o nella proprietà e management di queste aziende.

Il blocco dell’Ipo di Ant

Lo scorso novembre i regolatori cinesi hanno fermato l’Ipo di Ant a Shanghai e a Hong Kong – una quotazione record da 37 miliardi di dollari – ad appena due giorni dal debutto in Borsa. I regolatori cinesi si preoccupano per il peso dell’attività di erogazione di crediti che Ant conduce, all’interno di un impero dalle molteplici divisioni, e che ha contribuito a quasi il 40% dei ricavi del gruppo nella prima metà del 2020. Per le autorità della Cina Ant non è solo una tech company, ma una banca.

Pressing su Jack Ma e i “tech-monopoli”

L’accordo sulla ristrutturazione di Ant allenta la pressione sulle aziende che fanno capo all’imprenditore miliardario Jack Ma. Gli investitori hanno perso fiducia da quando le aziende di Ma sono state messe sotto lo scrutinio delle autorità di Pechino. L’imprenditore cinese ha gettato benzina sul fuoco accusando la Cina di avere un sistema regolatorio contrario all’innovazione (in un discorso pronunciato lo scorso 24 ottobre).

Le parole di Ma hanno alimentato i timori dell’antitrust e contribuito al blocco dell’Ipo di Ant. Non solo: Pechino ha acceso un faro su tutto il settore tecnologico concentrando la sua attenzione soprattutto sul colosso del commercio elettronico. A quel punto Ma ha cercato di allentare la tensione sparendo dalla scena pubblica per oltre due mesi. È riemerso a gennaio in un video di 50 secondi che ha permesso al titolo Alibaba di volare in Borsa dell’8,5% in una sola seduta.

Le nubi su Alibaba non si sono tuttavia dileguate: la stretta regolatoria rende gli investitori titubanti. Senza contare che la valutazione di Ant Group, trasformata da tech company a holding finanziaria (regolata), è ora destinata a scendere. Ciò peserà sull’Ipo, se e quando arriverà il via libera alla quotazione.

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