Antitrust inguaia WhatsApp: inchiesta su cessione dati a Facebook e clausole vessatorie - CorCom

IL PROCEDIMENTO

Antitrust inguaia WhatsApp: inchiesta su cessione dati a Facebook e clausole vessatorie

L’Autorità apre due istruttorie sul servizio di messaggistica per presunte violazioni del codice di consumo e clausole vessatorie. A settembre si era mosso anche il Garante per la Privacy

28 Ott 2016

F.Me

Doppia indagine dell’Antitrust su WhatsApp, per presunte violazioni del Codice del consumo. Le due istruttorie, afferma l’authority, sono legate alla cessione di dati personali a Facebook (società che possiede WhatsApp) e a clausole vessatorie nei confronti degli utenti. Il primo procedimento istruttorio, spiega l’Antitrust, “è diretto ad accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione”.

L’effetto di condizionamento “sarebbe stato rafforzato dalla prespuntatura apposta sull’opzione “Facebook” in una schermata di secondo livello alla quale l’utente accedeva, dal messaggio principale, tramite apposito link”.

L’altra istruttoria, sottolinea l’Autorità, punta “ad accertare la vessatorietà di alcune clausole inserite nei “Termini di utilizzo” di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, a oggi, è stabilito esclusivamente presso tribunali americani”.

L’Authority per la protezione dei dati personali, a fine settembre, aveva avviato un’istruttoria a seguito della modifica effettuata dall’app di messaggistica a fine agosto, che prevede la messa a disposizione di Facebook di alcune informazioni riguardanti gli account dei singoli utenti di Whatsapp, anche per finalità di marketing.

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Il Garante aveva invitato Whatsapp e Facebook a fornire tutti gli elementi utili alla valutazione del caso. In particolare ha chiesto di conoscere nel dettaglio “la tipologia di dati che WhtasApp intende mettere a disposizione di Facebook; le modalità per la acquisizione del consenso da parte degli utenti alla comunicazione dei dati; le misure per garantire l’esercizio dei diritti riconosciuti dalla normativa italiana sulla privacy, considerato che dall’avviso inviato sui singoli device la revoca del consenso e il diritto di opposizione sembrano poter essere esercitati in un arco di tempo limitato”.

Il Garante aveva chiesto inoltre di chiarire se i dati riferiti agli utenti di Whatsapp, ma non di Facebook, siano “anch’essi comunicati alla società di Menlo Park” e di “fornire elementi riguardo al rispetto del principio di finalità”, considerato che nell’informativa originariamente resa agli utenti WhatsApp non faceva alcun riferimento alla finalità di marketing.

E si era mossa anche Commissione Ue si era mossa con Facebook per saperne di più, dopo che il servizio di instant messaging aveva annunciato di aver dato il via, con l’aggiornamento dei termini e dell’informativa sulla privacy, alla condivisione di alcuni dati dei propri utenti – compreso il numero di telefono – con il social network.

“Abbiamo fatto delle domande – spiegava Margrethe Vestager, commissario Ue alla Concorrenza, – Il fatto che i dati non fossero uniti agli altri è stato un fattore decisivo nel via libera all’acquisizione“. “Cosa faremo una volta ricevute le risposte è ancora una questione aperta – prosegue – andiamo con ordine”.