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IL DEAL

Facebook-WhatsApp, disco verde dell’Antitrust Ue

La Commissione europea dà l’ok alla fusione: “Non desta preoccupazioni sul fronte della concorrenza”. Nessun danno al mercato della pubblicità. Qualche timore sul fronte della privacy, ma non sono questioni di competenza di Almunia

03 Ott 2014

Patrizia Licata

La Commissione europea ha autorizzato oggi l’acquisizione del servizio di chat via smartphone, WhatsApp, da parte del numero uno mondiale dei social network, Facebook. Lo si legge in una nota Ue.

Si tratta di un’acquisizione storica per Facebook, commenta l’agenzia Reuters, non solo perché è la più cospicua mai effettuata dal social network fondato da Mark Zuckerberg, ma perché garantisce a Facebook una presenza in prima fila sul mercato del mobile messaging in fortissima espansione, e in diretta concorrenza con le aziende telecom.

Tuttavia, secondo gli esperti antitrust di Bruxelles, l’operazione non desta preoccupazioni sotto il profilo della concorrenza in nessuna delle tre aree per le quali è stata condotta un’analisi, e cioè il mercato delle comunicazioni digitali, il mercato dei servizi di social network, e quello della pubblicità online. La Commissione conclude che il nuovo gruppo nato dalla fusione dei due giganti della comunicazione online, con centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo, “continuerà a fronteggiare una sufficiente concorrenza”.

“Abbiamo attentamente studiato la proposta di acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook e siamo giunti alla conclusione che non danneggia la concorrenza su questo mercato dinamico e in piena crescita”, ha dichiarato Joaquin Almunia, commissario europeo alla Concorrenza. “I consumatori continueranno ad avere un’ampia scelta di applicazioni consumer per la comunicazione”, ha aggiunto Almunia.

Bruxelles ammette che Facebook potrebbe utilizzare i dati degli utenti di WhatsApp per migliorare i suoi messaggi pubblicitari e potrebbe anche indirizzare tali pubblicità agli utenti di WhatsApp, ma conclude che tali eventuali sviluppi non danneggerebbero la concorrenza sul mercato della pubblicità.

Bruxelles mette invece in guardia da “possibili questioni relative alla privacy che potrebbero emergere dall’accresciuta concentrazione di dati sotto il controllo di Facebook“, pur precisando che tali questioni “non sono di competenza delle autorità antitrust”.